NEWS   |   Recensioni concerti / 08/07/2018

Coez cavalca l'onda (e continua a fare casino): la recensione del concerto al Rock in Roma

Coez cavalca l'onda (e continua a fare casino): la recensione del concerto al Rock in Roma

Coez arriva sul palco evitando ogni tipo di divismo. L'unico sfoggio che si concede è quello di presentarsi di fronte al pubblico con una corona d'oro in testa, come quella che tiene in mano sulla locandina del concerto. Fa un grande sorriso, poi si avvicina al bordo del palco, si toglie la corona e la lancia verso il pubblico: è un modo per riconoscere che è merito soprattutto della gente se nell'ultimo anno è riuscito a conquistare un posto tra i "big" e a sedersi "al tavolo dei grandi". Parlano i numeri: nel 2016 ad ascoltarlo sotto al palco del Rock in Roma c'erano 5.000 persone, oggi ce ne sono più di 30.000 (con un'organizzazione pensata appositamente per il concerto - ma non sono mancati disagi, con diverse persone bloccate ancora in mezzo al traffico della via Appia in cerca di un parcheggio proprio mentre Coez si apprestava a salire sul palco). Silvano si aggrappa al microfono, si guarda intorno e sorride. È di poche parole: "Buonasera", si limita a dire, senza lasciar trasparire alcuna emozione.

Dopo i due concerti al PalaLottomatica dello scorso febbraio, con i quali ha chiuso un tour invernale nei club da circa trenta concerti tutti sold out, Coez torna a casa, nella sua Roma, cavalcando l'onda del successo di "Faccio un casino": è il suo quarto concerto nella capitale in poco più di un anno, a dimostrazione del fatto che Roma è lo zoccolo duro della sua fan base. Le novità, rispetto alle due date al PalaLottomatica, sono relativamente poche in realtà: la scaletta è più o meno la stessa (ha aggiunto giusto qualche canzone e ne ha tolte altre), così come la band (Orang3 al basso, Giuseppe "Passerotto" D'Ortona alla batteria, Alessandro "Gaspare" Lorenzoni alla chitarra, Patrick Benifei alle tastiere e Giuseppe Whtrsh "Banana" Di Nola alla console) e la scenografia (ma non c'è il grande schermo sul quale venivano proiettati i videoclip delle canzoni).

L'apertura è affidata a "Siamo morti insieme" e "Forever alone", poi arriva subito la prima ballata strappalacrime, "Le luci della città": Silvano la canta all'unisono con il pubblico, mentre i flash dei cellulari illuminano l'Ippodromo delle Capannelle. "Come va? Siete tantissimi, eh", sussurra al microfono, mentre si toglie il gilet di jeans (dietro c'è un enorme stemma a forma di "C", con sopra una corona). Tira fuori gli occhiali da sole, è la volta del sexy pop di "Parquet". Una ragazza gli lancia un reggiseno rosa sul palco, lui lo raccoglie e ci gioca: "Niente mi fa di più che stare dentro te / ti eri portata i cliché / sono lì sul parquet, uh yeh", canta.

Su "E yo mamma" l'Ippodromo si trasforma di nuovo in una lunga distesa di flash accesi: "Ciao ma'", dice lui, salutando la mamma in mezzo al pubblico. Perché per quanto sul palco possa apparire sbruffone, spaccone e insensibile, Coez è in realtà un tenero mammone: "Quando ero piccolo sai che mi cacciavo nei guai / oggi è lo stesso, ma i cattivi ormai non vincono mai". Ma dura un attimo: in "Hangover" torna a tirare fuori la sua faccia tosta e rincara la dose con "Delusa da me" ("È vero che in due si può fare quella cosa che ti piace tanto / e che da soli non viene, o almeno non proprio così bene"): è un karaoke a cielo aperto, con il pubblico che canta le canzoni come se fossero tutte hit (anche le più recenti, come "Migliore di me", uscita lo scorso febbraio e registrata insieme a Frenetik & Orang3).

Coez sembra un po' stanco. D'altronde è più di anno che va avanti con il tour in supporto a "Faccio un casino" (che continua a macinare numeri importanti anche a livello di vendite - non è scontato, nell’era dello streaming e dei singoli, che un disco riesca ad esistere per più di un anno). Mantiene un profilo bassissimo, parla poco e si scioglie pian piano. Su "Le parole più grandi", altra ballata piano e voce, l'emozione lo tradisce un po': si toglie gli occhiali scuri, lascia intravedere gli occhi un po' lucidi e accenna un mezzo sorriso. Ma è su "Ali sporche" che finalmente si lascia andare: scende giù dal palco e si arrampica sulle transenne che dividono il palco dal pubblico, rischiando più volte di perdere l'equilibrio. "Sto sotto la pioggia, la vita mi boccia / sto qui che insisto, resisto, chiamami roccia": il concerto potrebbe finire qui, con l'immagine di Coez in piedi sulle transenne di fronte al suo pubblico. Invece si va avanti ancora per un po', con "Jet", "Occhiali scuri" (senza Gemello e Gemitaiz, insieme ai quali la canta nel disco) e "Mille fogli", con un sample di "My name is" di Eminem (è un omaggio alle sue radici hip hop e ai suoi primi gruppi, i Circolo Vizioso e i Brokenspeakers): "Stasera sta suonando il mio artista preferito. No, non sono io", scherza, "volevamo andare pure noi al concerto di Eminem. Però non è che domani mi sveglierò pensando a com'è andato il concerto di Eminem. Probabilmente non me ne fregherà un cazzo".

"Faccio un casino", la canzone che ha dato una svolta alla sua carriera e che di fatto ha rappresentato l'inizio del fenomeno-Coez, apre la parte conclusiva del concerto, seguita da "La musica non c'è", "Ciao" e "E invece no" (ma c'è spazio anche per una canzone inedita, "Mamma Roma", dedicata alla capitale e ai suoi fan - non è dato sapere se finirà nel nuovo album). La chiusura è invece affidata a "La strada è mia", un dito medio mostrato agli haters: "Ci credo davvero a quello che sta succedendo oggi", sussurra alla fine del concerto, guardando il pubblico sotto al palco.
Se questo tour estivo è un modo per continuare a cavalcare l'onda e raccogliere ancora qualche soddisfazione, una volta giunto al capolinea di "Faccio un casino" lo aspetterà la sfida più importante: con il nuovo album Coez dovrà chiudere il cerchio. E dimostrare di non essere solamente un "fenomeno".

di Mattia Marzi

SCALETTA:
"Siamo morti insieme"
"Forever alone"
"Le luci della città"
"Parquet"
"Migliore di me"
"E yo mamma"
"Hangover"
"Delusa da me"
"Lontana da te"
"Non erano fiori"
"Vorrei portarti via/Le parole più grandi"
"Costole rotte"
"Niente che non va"
"Ali sporche"
"Jet"
"Occhiali scuri"
"Mille fogli"
"Chiama me"
"Faccio un casino"
"La musica non c'è"
"Ciao"
"Mamma Roma"
"E invece no"
"La strada è mia"

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