NEWS   |   Recensioni concerti / 25/06/2018

La rabbia dei Pearl Jam (con Eddie che sta bene): la recensione del concerto di Padova

La rabbia dei Pearl Jam (con Eddie che sta bene): la recensione del concerto di Padova

"Eddie c’è! Eddie c’è! ", urla un ragazzo nel pit. Come se fossimo ad un gran premio urla e salta di gioia nel sentire che la voce del leader dei Pearl Jam è tornata al meglio. 
I fans accorsi allo stadio di Padova sono ben consapevoli delle condizioni di salute precarie che hanno costretto ad annullare la seconda data di Londra martedì scorso e a ridurre la scaletta venerdì nella data milanese all’interno dell’I-Days Festival. C’era timore di assistere ad un’altra serata sofferta, ma già dalla prima canzone, "Pendulum", seguita da "Low light", i dubbi sono spariti. Saliti sul palco alle 21 in punto i Pearl Jam hanno preferito un inizio morbido, seguito dal primo dei tanti discorsi in italiano di Eddie. Questo di stasera allo stadio Euganeo è il ventesimo concerto in Italia della band in 28 anni ma il primo nella città di Padova, nello stadio dove in passato hanno suonato già Bruce Springsteen, Roger Waters, R.E.M..  Eddie la celebra pure in alcuni versi improvvisati voce e chitarra:  “Padova feels like home”. per poi allargarsi salutando altre città del Veneto come Venezia Bassano e Abano.

Stasera si cambia registro con alcuni classici tirati come "Last exit", "Do the evolution" e "Animal" - con quel verso, “One, two, three, four, five against one Five, five, five against one”, urlato con rabbia. È proprio questo il mood della serata, dopo i tanti giorni costretto a centellinare la voce. Ma stasera si spinge sull’accelleratore. Mike McCready indossa una maglia dei Sex Pistols che sembra simboleggiare il modo in cui sta suonando: ruvido, ma preciso.

I Pearl Jam non hanno mai nascosto l’opposizione alle idee di Trump. La giacca che indossava a Milano la moglie di Eddie, Jill McCormick, con la scritta “Yes, we all care, y-don't u?" ('Sì, a noi interessa, perché a te no?') in risposta alla giacca di Melania Trump  torna protagonista in "Daughter". Un ragazzo  la agita nel prato ed Eddie fa di tutto affinché il pubblico la veda e capisca il significato. L’introduzione è un duro attacco diretto a Trump. Parlando in prima persona, Eddie dice “Se il mio nome fosse Ivanka, canterei questa canzone per mio padre e forse gli darei anche un calcio nelle palle”, riferendosi alla figlia del presidente americano. 

Ci sono anche momenti goliardici: come quando Eddie nota tra il pubblico una gigantografia di un giocatore dei Chicago Cubs (squadra di baseball di cui è fan, celebrata dalla band nel recente film "Let's play two" e) chiede al ragazzo di regalargliela. Oppure quando guarda negli occhi i fan delle prime file e quasi si commuove volendoli salutare uno a uno e ringraziarli per l’amore e la dedizione con cui seguono la band. "Spin the black circle" viene dedicata a Jack White, grande amante dei vinili, mentre Mike gira intorno a tutta la band simulando metaforicamente la rotazione di un grande disco. Il primo dei due bis è incentrato sulle emozioni che scaturiscano dai cori del pubblico su "Better man", la sempre sofferta "Black" e la cover di "Crazy Mary" di Victoria Williams, una rarità che Eddie canta a occhi chiusi. Dura poco perché si riparte subito in puro stile rock con assoli lunghissimi sulla rabbiosa "Rearwviewmirror", che dal vivo è sempre uno spettacolo.

Le sorprese arrivano nel secondo bis con "Smile" (suonata pochissime volte negli ultimi anni) e nel finale, con il generoso gesto di regalare l'armonica ad un ragazzo in transenna. Eddie completamente a suo agio come se fosse in una serata tra amici, racconta un particolare aneddoto che gli capitò a Venezia nel 2010. Sullo stile del film “Tutto in una notte”, perse il traghetto passando la notte con delle persone appena conosciute ma molto particolari e all’alba non vide l’ora di tornare dalla moglie che in quel momento era incinta. Quale attacco migliore se non "Alive" (con quel ritornello “I’m still Alive”) poteva seguire questo divertente racconto? Poi arrivano la cover di "Baba O’Riley" degli Who e "Indifference", l’ennesimo attacco a Trump (“Ehi, non cambierò direzione e non cambierò idea”, canta Eddie - prendendo in prestito la giacca da un ragazzo nel pubblico: la stessa con la scritta che usò la moglie).

Dopo due ore e quarantacinque minuti i Pearl Jam si congedano dal pubblico di Padova: stasera abbiamo assistito ad un live altrettanto intenso, ma più rabbioso. I Pearl Jam a Milano hanno fatto squadra per aiutare Eddie. A Padova hanno fatto capire a tutti che, malanni permettendo, hanno ancora molto da raccontare.

(Gianmatteo Bruno)

SCALETTA:
Pendulum
Low Light
Last Exit
Do the Evolution
Animal
Improvvisazione ("Padova, Padova...")
Corduroy
Given to Fly
Gods' Dice
Not for You
Even Flow
Daughter
Red Mosquito
Mind Your Manners
Down
Spin the Black Circle
Porch

Bis:
Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town
Inside Job
Once
Better Man
Black
Crazy Mary (cover di Victoria Williams)
Rearviewmirror

Bis 2:
Smile
Alive
Baba O'Riley (cover degli Who)
Indifference

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