La lounge decadente degli Arctic Monkeys al Forum di Assago: recensione e scaletta

La lounge decadente degli Arctic Monkeys al Forum di Assago: recensione e scaletta

Il tizio che sta sul palco, dietro al microfono, sembra un intrattenitore anni ’70, un barfly che ha fatto il pieno di Martini, un seduttore, un rocker fuori tempo massimo, un amico logorroico, un cospiratore. Dentro al suo bel completo, dietro ai suoi occhiali anni ’70, invita il pubblico a seguirlo in un viaggio in un luogo oltre i confini della Terra, in un tempo senza tempo che mette insieme futuro e passato. La band che lo accompagna tira fuori dagli strumenti un suono cupo e scuro. Se è lounge, è lounge decadente con tocchi ultravintage e occasionali riff vecchia scuola che fanno tremare la sala. È un trionfo.

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Ieri sera gli Arctic Monkeys hanno portato al Forum di Assago le atmosfere di “Tranquility Base Hotel + Casino”, l’album che, un po’ come la taqueria di “Four out of Five”, ha ottenuto soprattutto “rave reviews”, compresa quella di Rockol. Un disco pensato che per essere ascoltato a casa, in auto, in cuffia, ovunque ma forse non in una sala da concerti da oltre 10 mila persone, un disco così non solo ha retto l’impatto del concerto, ma anche influenzato l’estetica delle altre canzoni. In un’ora e mezza, gli Arctic Monkeys si sono dimostrati capaci, ancora una volta, di reinventare sé stessi. Non è da tutti.

Introdotti da una selezione musicale decisamente vintage che va da Jane Birkin al tema di “Amarcord” di Nino Rota, gli inglesi iniziano sbandando. Quando Alex Turner siede al piano per chiudere “Four Out of Five”, la canzone sembra perdere pezzi, sfilacciandosi. È un momento. “Brianstorm” mette subito in chiaro qual è la potenza di fuoco della band, che in questa versione assume varie forme e arriva a contare sei, sette, otto musicisti sul palco a dividersi fra tastiere, chitarre, percussioni, basso. A tratti, pare d’ascoltare una versione con oliva e ombrellino dei Bad Seeds. È chiaro che c’è stata una ricerca su meravigliosi timbri vintage ed è un peccato essere in un palasport con una resa sonora mediocre e non in una sala da concerti più piccola.

Quasi tutte le canzoni sono accolte da un boato al primo accordo, alla prima nota. La gente canta i riff di chitarra e qualcuno fa crowdsurfing su “505”, che non è esattamente una staffilata di canzone. Dietro le spalle dei musicisti campeggia una grande scritta “Monkeys” e l’unico effetto speciale è che a un certo punto alcune lettere assumono un colore giallastro e altre diventano bianche. Basta la musica. Il finale è impressionante, con l’intero Forum che salta e balla su “I Bet You Look Good on the Dancefloor”, amarcord di un tempo in cui non c’erano Arctic Monkeys senza chitarre elettriche a tutto volume. Nei bis, “Batphone” raffredda un po’ l’atmosfera, ma poi arrivano “The View From the Afternoon” e “R U Mine?” ed è di nuovo delirio.

La set list dei precedenti concerti viene in parte rimescolata, anche se il nucleo delle canzoni suonate è bene o male quello. Curiosamente, dopo un’ora e mezza di concerto, risultano in scaletta ben sei pezzi di “AM”, più di quelli tratti dall’ultimo “Tranquility Base Hotel + Casino”. La band esce vincitrice da quasi tutte le esecuzioni. Non solo perché è un ensemble duttile a formazione variabile. Non solo perché ha ricercato timbri adatti al mondo evocato dall’ultimo album. Ma anche perché ha fatto un gran lavoro su ritmi e tempi. È questa l’arma segreta degli Arctic Monkeys, oltre naturalmente alle storie raccontate dal tizio che ha fatto il pieno di Martini.

SET LIST:
Four Out of Five
Brianstorm
Crying Lightning
Do I Wanna Know?
Why'd You Only Call Me When You're High?
505
One Point Perspective
Do Me a Favour
Cornerstone
One for the Road
Arabella
Tranquility Base Hotel + Casino
She Looks Like Fun
Knee Socks
Pretty Visitors
Don't Sit Down 'Cause I've Moved Your Chair
I Bet You Look Good on the Dancefloor

Bis:
Batphone
The View From the Afternoon
R U Mine?

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