'Se non sto volando, cosa cazzo sto facendo?': Francesca Michielin in concerto a Roma, la recensione

'Se non sto volando, cosa cazzo sto facendo?': Francesca Michielin in concerto a Roma, la recensione

A pensarci bene, è (ri)cominciato tutto con "Nessun grado di separazione". Non che prima Francesca Michielin non avesse fatto niente, anzi. Però quella canzone ha rappresentato il debutto della Francesca versione "adulta", almeno a livello di carattere e di atteggiamento: non più la ragazzina un po' impacciata che a 16 anni vinceva X Factor, non più la cantante timida del ritornello di "Magnifico" che "dava meno spazio al cuore e più alla mente" e che stava "sempre un passo indietro e l'anima in allerta", ma una cantautrice con le idee abbastanza chiare e tante cose da dire. Con il suo nuovo album, "2640", uscito lo scorso gennaio, la cantautrice di Bassano del Grappa ha ripreso il discorso lì dove lo aveva interrotto con "Nessun grado di separazione": ha continuato a raccontare la sua crescita, personale ma anche artistica. E ha dimostrato di avere bisogno ed esigenza di comunicare, di farlo con le sue canzoni. È con lo stesso spirito e con la stessa motivazione che si presenta di fronte al pubblico del Teatro Quirinetta per la prima delle due date romane del tour in supporto al nuovo album, partito a metà marzo e giunto ormai alle sue battute conclusive (dopo una dozzina di date).

Non a caso, è proprio "Comunicare" la canzone che apre i concerti del tour: una sorta di manifesto, sia a livello di musica che di attitudine. Francesca entra in scena imbracciando un basso, dopo l'ingresso della sua band (il chitarrista Eugenio Cattini, il bassista Luca Marchi e il batterista Maicol Morgotti, mentre la direzione musicale è di Giovanni Pallotti - sono tutti under 30). I colpi duri e secchi alla batteria dettano il ritmo, che è incalzante, martellante: "Se non sto volando, allora cosa cazzo sto facendo?", canta lei. Suoni più acustici si fondono con altri più elettronici, come programmazioni e tastiere: è una delle caratteristiche principali del concerto e la ritroviamo anche in pezzi come "Battito di ciglia", "Lontano", "Tropicale", "È con te" e "Distratto" (per l'occasione riarrangiata in chiave elettronica).

Quello che la Michielin porta sul palco è un concerto per grandi e piccoli hipster, per chi fa viaggi restando dentro la propria stanza e appende mappe dell'America alle pareti, ma anche per chi ama prendere uno zaino e partire alla ricerca di nuovi luoghi ("Portami in Bolivia per cambiare tutto / spegnerò il telefono, sarò libera e indipendente / mamma, no, non ho bisogno di niente", canta Francesca in "Bolivia"). Ma è soprattutto un concerto per i ragazzi della sua generazione, quelli nati negli anni '90: per chi è cresciuto giocando alla PlayStation 1, ascoltando le musicassette delle "Fiabe sonore" ("Voglio una musicassetta che canta 'a mille ce n'è...") o consumando i cd dei Blur. Il linguaggio è semplice, diretto, schietto. Anche quando parla per presentare le canzoni, Francesca non sbrodola. "Viviamo in un mondo molto aggressivo. Sembra che essere teneri sia da sfigati, invece io credo che sia un grande atto di coraggio. Quindi adesso abbracciatevi", sussurra al microfono prima di suonare "Io non abito al mare", uno dei pezzi in scaletta più attesi dal pubblico - che infatti la canta tutta, dall'inizio alla fine, insieme alla cantautrice.

Per la parentesi più intimista del concerto, la Michielin si siede al pianoforte: "Ci sono delle canzoni che a volte mettono un po' di angoscia, perché sono legate a momenti molto particolari. Sono fortunata perché nel viverle e condividerle non solo sola, ma ci siete voi", dice, parlando al pubblico, "stiamo crescendo insieme e stiamo facendo diventare la lava dei veri vulcani". Una dopo l'altra arrivano "Un cuore in due", "E se c'era..." e "Scusa se non ho gli occhi azzurri". Francesca le interpreta con dolcezza, cantandole quasi sottovoce. Ma attenzione a fidarsi di quel faccino tenero: quando arriva il momento di tirare fuori la grinta, la cantautrice non si risparmia mica. Su "Amazing" e "Monster" sembra quasi un'altra, cazzuta e sfrontata: nel finale della cover di Kanye West & Co. si lascia pure andare ad un rappato in italiano (ma un disco così?).

"Alonso", piano e voce, è una sorta di meta psicologica: "Ricorda, è la famiglia la cosa più importante / ti dicono di no ma ci ritornerai per sempre". Francesca la sceglie come apertura del bis, prima di di "Vulcano", che è stato il primo singolo estratto dal nuovo album. Il palco si tinge di rosso, le luci illuminano la sala, i ritmi un po' tribali della canzone fanno ballare i ragazzi del pubblico: è l'esplosione finale.

di Mattia Marzi

SCALETTA:
"Comunicare"
"Battito di ciglia"
"Lontano"
"Tropicale"
"È con te"
"Io non abito al mare"
"Bolivia"
"Due galassie"
"L'amore esiste"
"Distratto"
"Un cuore in due"
"E se c'era..."
"Scusa se non ho gli occhi azzurri"
"Nessun grado di separazione"
"Magnifico"
"Amazing"
"Monster" (cover di Kanye West, Jay-Z, Rick Ross, Nicki Minaj e Bon Iver)
"Tapioca"

BIS:
"Alonso"
"Vulcano"

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