"Vivere o morire" è il nuovo album in studio di Motta, ideale seguito di "La fine dei vent'anni" del 2016. Il cantautore toscano torna con nove canzoni - prodotte insieme a Taketo Gohara - in cui riprende il discorso lì dove lo aveva interrotto con il precedente disco: lì provava a mettere da parte le sue turbe e le sue inquietudini, ma c'era sempre qualcosa che lo tratteneva, che non gli permetteva di smarcarsi del tutto dall'irrequietezza. Adesso si lascia andare, si butta nella mischia. La nostra recensione:
"La fine dei vent'anni" era il racconto onesto di un momento di passaggio critico, non solo anagrafico ma anche artistico, con cui Motta delimitava il passato (l'esperienza come fonico di palco, i Criminal Jokers, il punk rock) dal presente (la carriera solista). Le canzoni di "Vivere o morire" rappresentano un sequel perfetto di quel racconto, che continua ad emozionare soprattutto per il modo con cui il loro autore - per citare una bella descrizione che la sua discografica, Caterina Caselli, ha fatto di lui - esibisce le sue fragilità (l'ultima traccia, "Mi parli di te", una lettera scritta a suo papà, è un vero colpo al cuore).