NEWS   |   Pop/Rock / 12/03/2018

Gli MGMT ci invitano a ballare: il pop come antidoto alla “Little dark age” in cui viviamo – INTERVISTA

Gli MGMT ci invitano a ballare: il pop come antidoto alla “Little dark age” in cui viviamo – INTERVISTA

“Little dark age” è il quarto album degli americani Mgmt: Il disco arriva undici anni dopo il fortunato esordio “Oracular spectacular” e segna un ritorno a un pop colorito e diretto dopo “Congratulations” del 2010 e “Mgmt” del 2013: megli ultimi anni il duo formato da Andrew VanWyngarden e Ben Goldwasser si è preso la libertà di cambiare, senza mai riuscire a bissare il successo dell’esordio. Ma è stato davvero un suicidio professionale, come lo ha definito una parte della stampa? “Ma no, dai”, risponde ridendo Andrew. “Chi mai vorrebbe distruggere la propria carriera? Siti e giornali hanno descritto il nostro secondo album come un tentativo conscio di allontanarsi dal successo del primo, ma non è così. Era solo una narrazione mediatica. Rimpianti? Nemmeno uno. Abbiamo fatto quel che ci pareva”.

Molto probabilmente “Little dark age” non collezionerà i dischi d’oro e di platino dell’esordio, ma se non altro segna un ritorno a una formula pop vagamente simile a quella di “Oracular spectacular”. In più, offre una serie di riferimenti marcati alla musica anni ’80. “Non scordare che quando io e Ben abbiamo cominciato a fare musica assieme ai tempi del college il pop anni ’80 era una delle influenze più marcate. Quindici anni dopo ci è sembrato naturale tornare a quelle cose”. Ok, ma siete nati all’inizio degli anni ’80, siete troppo giovani per avere vissuto in prima persona quella musica. Eravate adolescenti negli anni ’90, quando il pop del decennio precedente non era esattamente cool… “È per via dei dischi che ci facevano ascoltare i nostri genitori. Talking Heads, Tom Petty, Cyndi Lauper, Madonna, Prince fanno parte del mio linguaggio musicale”.

Al di là di suoni e atmosfere, una cosa accomuna questi “nuovi” Mgmt e le pop star anni ’80: non si fanno alcun problema quando si tratta di tirare fuori ritornelli cantabili. “Negli ultimi cinque o sei anni la necessità di sperimentare, che è grandiosa beninteso, ha lasciato il posto al desiderio di scrivere belle canzoni pop. Non è quello che ci si attendeva da noi? Va bene così. Ci piace giocare con le aspettative della gente”. Agli Mgmt piace, pure, circondarsi da musicisti. La pattuglia di quelli presenti in “Little dark age” è nutrita è comprende fra gli altri Ariel Pink, Sébastien Tellier, Connan Mockasin, il produttore Patrick Kimberly. “Sono una parte vitale del disco. Hanno contribuito a ridefinire la nostra creatività. Dopo il terzo album, io e Ben abbiamo cominciato a farci domande sulla nostra identità d’artisti. Incontrare gente come Connan e Ariel ci ha fatto comprende l’importanza di avere una propria cifra individuale forte, marcata, ci ha convinti a restare fedeli ai nostri caratteri”.

Fin dal titolo, “Little dark age” comunica l’idea secondo cui  viviamo sì in una “dark age”, ma è “little” e quindi non c’è da spaventarsi. Sopravvivremo. Fra testi che citano Trump, pezzi sulla dipendenza da smartphone e canzoni d’amore sballate, l’album è un invito colorito godersi la vita, nonostante tutto. “È un disco influenzato dall’aria che tira, dal tempo cupo in cui viviamo. È vero che abbiamo cominciato a lavorarci nel marzo 2016, ma il titolo e la canzone ‘Little dark age’ sono venuti fuori nel febbraio 2017, a elezione avvenuta. La campagna presidenziale ha influenzato il mood pesante dell’album. Ma il definitiva l’album dice che, di fronte a questo clima opprimente, la cosa migliore che si può fare è ballare e divertirsi. Ci siamo imposti di non fare musica in modo disperato o disilluso. Ci piace l’idea di essere positivi e speranzosi”.

“Little dark age” non è un disco dal mood “pesante”, come dice Andrew, tutt’altro. Sembra anzi che la band abbia recuperato lo spirito leggero e pieno di humour degli esordi. “È una parte fondamentale del gruppo”, conferma Andrew. “Gli Mgmt nascono come proiezione del senso dell’umorismo mio e di Ben, dalla voglia di ridere in faccia all’assurdità della vita. È un modo di pensare differente, che negli anni si è tramutato in un atteggiamento psichedelico”. Vedremo se lo sarà anche il concerto che i due porteranno all’Ippodromo del galoppo di Milano il 17 luglio, con i Justice. “È il nostro spettacolo più ricco. Vedrete: ogni canzone sarà calata in un suo mondo”.

Scheda artista Tour&Concerti
Testi