Monster of Rock Cruise 2018 - l'esperienza che ogni rocker dovrebbe fare almeno una volta - FOTOGALLERY

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"You don't have to work tomorrow, you don't have to sleep tonight. Make some fucking noise!". Dal vangelo secondo Nikki Blakk, celebre rock dj della West Coast a stelle e strisce nonché madrina dell'ottava edizione della Monsters or Rock Cruise.
Per chi ancora non lo sapesse, trattasi dell'esperienza che ogni rocker presente sul pianeta Terra dovrebbe fare almento una volta nella vita. Il problema è che una volta fatta, crea dipendenza. 

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Monsters of Rock Cruise for Dummies: una nave da crociera (la Navigator of the Seas) piena zeppa di band (una quarantina) e di migliaia di rocker, salpa dal porto di Miami con destinazione Caraibi per far ritorno alla base dopo cinque giorni di delirio hard rock e un incalcolabile numero di birre tracannate. Il viaggio prevede un numero spropositato di concerti a ogni ora del giorno e della notte, due tappe sulla terraferma (Bahamas e Haiti), qualche bel workshop, molto silicone, meet & greet con tutti gli artisti e una quantità di eventi improbabili (karaoke, gare di cucina, jam session, feste per single) e party alcolici. E dal momento che squadra che vince non si cambia, a bordo quest'anno un pacco di vecchie conoscenze della MORC, dai Tesla a Lita Ford, dai Great White agli Winger, dagli L.A. Guns ai Y&T passando per le Vixen. 

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Ad aprire le danze ci pensano i Kix, anche loro passeggeri abituali della crociera più rock del mondo. E anche stavolta spaccano. Steve Whiteman, della serie sessant'anni e non sentirli, è una bomba di adrenalina e umorismo. In una migrazione continua tra il ruolo di attore comico e cantante snocciola performance da paura grazie a un'ugola ancora stratosferica: vedi alla voce "Don't close your eyes", che puntualmente manda tutti in delirio. Idem per la zip dei suoi pantaloni, apribile da entrambi i lati e co-protagonista della serata. 

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Tra le gig imperdibili quelle dei Queensrÿche: come sempre si sono rivelati una micidiale macchina da guerra, che per la gioia dei monsters ha macinato classici su classici (Queen of the Reich, Jet City Woman, Eyes of a Stranger...) sia nel pre-party sia sulla nave. Dicesi pre-cruise party le due serate precedenti la crociera che si svolgono al Magic City Casino di Miami, durante le quali si esibiscono alcune delle band che prendono parte alla MORC, ma anche no. Tra queste ultime i Sons of Apollo, supergruppo metal-prog di recentissima genesi dato alla luce da Jeff Scott Soto, Billy Sheehan, Derek Sherinian e Ron "Bumblefoot" Thal. Reduci freschissimi della Cruise to the Edge, un'assai più tranquilla crociera progressive rock non proprio in linea con il loro stile, si sono ritrovati molto più a loro agio davanti a un branco di rocker affamati di assoli ipersonici.

Ma torniamo a bordo della Navigator of the Seas. Momento più struggente di tutta la crociera appannaggio di Spike Lee, vocalist dei londinesi Quireboys. Un individuo che nessuno ha visto sobrio negli ultimi vent'anni, ma che incredibilmente sopravvive a se stesso e alle pinte di birra che ormai costituiscono l'elemento principale del suo sistema vascolare. Una volta raggiunto barcollando il palco, a bordo di un paio di ciabatte tenute insieme dal nastro adesivo, riesce a cantare con una passione e una voce tali che quando intona I don't love you anymore - una delle rock ballad più memorabili che il mondo abbia ricevuto in dono - viene quasi da piangere. Un uomo, un miracolo. 
Assenza fuori programma (un vero peccato) quella dei nipponici Loudness, mentre tra i volti nuovi della Monsters of Rock Cruise il biondissimo Mitch Malloy, reduce dal nuovo album. Un sorriso degno di uno spot per dentifrici e una voce ancora in grado di salire in quota, come in quella indimenticabile e unica data italiana a Lodi di ben sette anni fa. Altra new entry, un nome da far accapponare la pelle a qualsiasi metallaro: Steve Harris. Il bassista degli Iron Maiden, carico come una mina, si è presentato sul palco con il suo progetto British Lion e al pub della nave con delle casse di Trooper, che per chi non fosse aggiornato, è il nome della english ale creata dagli Iron e prodotta dallo storico birrifico Robinsons di Stockport. Sempre un gran piacere  rivedere a bordo il talento di Luca Princiotta, chitarrista made in Italy alla corte della teutonica e biondissima Doro Pesch, nome immancabile alla MORC: in forma come sempre e assolutamente squisita con il suo affezionati fan.

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Cause di forza maggiore - la più grande operazione di polizia che la Giamaica ricordi - hanno convinto l'organizzazione a cancellare la tappa di Falmouth per approdare invece nelle acque tranquille delle Bahamas, un grande classico tra le tappe della MORC. E allora tutti sui tender per sbarcare a CoCo Cay, un'isola privata 55 miglia a nord di Nassau, dove far snorkeling in compagnia delle razze o spaparanzarsi sulla spiaggia con un mojito in mano. Poi un altro, e un altro ancora fino al tramonto, quando si risale a bordo dove il party continua.

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Altro giro altra corsa, questa volta con i Firehouse: col passare degli anni (27) hanno perso in cattiveria, e nonostante abbiano sfoderato sul palco classiconi hard rock come Overnight Sensation e All She Wrote, sono ormai diventati una ballad band che schizza melassa da ogni poro. Due set quasi interamente acustici per Michael Sweet, singer degli Stryper, che con l'aiuto di sua maestà Joel Hoekstra (Whitesnake) alla sei corde e di Russell Allen (vocalist dei Symphony X) ha lanciato al pubblico una cover bonjoviana da paura (Livin on a Prayer) che rimarrà negli annali. 

E che dire dei Tyketto? Ogni anno che passa paiono ringiovanire e conquistare nuovi fan - chi ha avuto il piacere di vederli in Italia al Frontiers Festival dello scorso anno può confermare. Strapieni i due loro concerti, sing-along a manetta e tanto sano divertimento. A Ted Poley il premio simpatia: la voce dei Danger Danger è in un permenente stato di innamoramento con i suoi fan, che saluta, coccola e ringrazia ogni volta che ne ha l'occasione: microfono in mano si è lanciato tra il pubblico cantando a squarciagola Don't walk away e abbracciando e stringendo le mani di chiunque gli capitasse a tiro per cinque minuti  buoni. Mito.     

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Seconda fermata Haiti, o meglio, Labadee, un resort a uso e consumo esclusivo dei passeggeri di Royal Caribbean, che ha contribuito alla sua creazione a suon di milioni. 
Si trova sul versante settentrionale del paese, ma di fatto è separato dal resto di Haiti, dove i turisti non possono accedere. Un'oasi di spiagge, ombrelloni e chioschi di souvenir con una ciliegina sulla torta: la più lunga zipline sull'acqua del pianeta. Con un obolo di un centinaio di dollari ti accompagnano sino in cima (150 metri) e poi via, giù in picchiata a 60 all'ora fino a planare sulle onde dell'Oceano. Fico. 

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L'afterparty dell'ottava Monsters of Rock Cruise è stato appaltato agli Atomic Punks, spettacolare tribute band californiana dei Van Halen in circolazione da ventiquattro anni. Divertimento puro e praticamente impossibile distiguerli dagli originali. Fino a notte fonda hanno trasformato il pool deck della nave in una fenomenale festa d'addio. Ma solo fino all'anno prossimo, naturalmente!

(Andrea Forlani)

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