Credits: Giuseppe Pappalettera / Concessione in uso a Rockol
Guru dance, popstar per caso, amato da molti (soprattutto dai pubblicitari, che hanno letteralmente saccheggiato "Play" per sincronizzare svariati spot televisivi) e odiato da alcuni (tra i più celebri, Eminem, che in "Without me" lo definiva un "ultratrentenne frocio pelato"): ma anche sofisticato newyorchese, colto e soprattutto consapevole del proprio ruolo nello star system attuale. Questo è il Moby che ha incontrato oggi la stampa italiana per presentare il suo ultimo, album, "Hotel", ideale seguito di "18" (pubblicato nel 2002): registrato per metà in casa e per metà in studio ("Sì, in studio. Questo farà di me un artista commerciale?", scherza l'erede di Melville), "Hotel" è un disco fortemente influenzato dalle sonorità new wave tanto care al poliedrico autore (non è un caso, infatti, che sia presente una cover dei New Order, "Temptation", "benedetta" tra le altre cose da Bernard Sumner in persona), realizzato col solo ausilio di una vocalist e di un batterista. "In 'Hotel' ho cercato di rubare uno scatto della condizione umana attuale", ammette Moby: "Il titolo parla proprio di questo: entrando in una camera di un albergo si ha l'impressione di essere i primi a soggiornarci, mentre - in realtà - poche ore prima altre persone ci hanno vissuto, amando, soffrendo e svolgendo qualsiasi altra attività quotidiana. Questa condizione è molto simile alla nostra vita". Inevitabile, trovandosi al cospetto del simbolo del rock attuale impegnato e politicamente corretto, che il discorso prenda respiro e scivoli su argomenti squisitamente extra musicali: ancora più inevitabile, poi, se il protagonista dell'incontro ha insegnato, durante la scorsa campagna elettorale statunitense, gli accordi di "Ring of fire" di Johnny Cash a John Kerry, candidato democratico grande sconfitto nella passata corsa alla Casa Bianca. "Cosa penso della politica americana?", sospira Moby: "Semplice: siamo diventati lo zimbello del mondo, e - purtroppo - disponiamo del più grande arsenale militare sulla terra. Il governatore della California è un ex culturista austriaco che faceva action movie, ed il nostro presidente è un semi-analfabeta con un passato da cocainomane. In sostanza, penso che gli USA si siano meritati un risultato simile, perché l'elettorato è stato chiamato a compiere una scelta che vedeva da una parte le semplici menzogne e il manicheismo idiota rappresentato da Bush (simile, per certi versi, a quello propugnato da tutti i fondamentalismi, religiosi e non), e dall'altra la visione del mondo complessa e intelligente di Kerry: la gente, evidentemente, ha scelto la fazione alla quale ritiene di assomigliare di più". Parlando di musica, invece, Moby si dimostra molto più sereno: "Non ho avuto nessuna pressione nel realizzare 'Hotel'. Quando ho iniziato non avevo come obbiettivo diventare una popstar internazionale: poi è arrivato il successo, ed è stato bellissimo. Tuttavia, il fatto di essere celebre non mi crea pressioni di carattere commerciale, ma di natura esclusivamente artistica, perché mi preoccupo sempre che i miei nuovi lavori siano all'altezza dei precedenti". In "Hotel" l'"american life" post undici settembre è molto presente: accanto a momenti di riflessione più profondi (si veda "Lift me up", il primo singolo in radio dal prossimo 28 gennaio), non mancano episodi più ironici e svagati, come "Beautiful", feroce parodia del fenomeno "golden couple" (o "coppie più belle del mondo", come le avrebbe definite il nostro Celentano), che impazza sui tabloid inglesi e statunitensi. Ogni riferimento al caso Pitt-Aniston è puramente casuale? "Affatto", ride Moby: "L'ho scritta pensando proprio a loro, davvero, mi spiace che si siano appena lasciati. Mi ha sempre fatto riflettere questa faccenda delle 'coppie famose': a Hollywood è un'astuta mossa di marketing che permette ad attori omossesuali (non faccio nomi, ma se ci pensate arriverete a capire sicuramente di chi sto parlando) di avere una partner di facciata che - previo incentivi di varia natura - permetta al finto compagno di non screditarsi davanti al pubblico più ottuso. Nello specifico, nel brano mi immaginavo proprio Pitt e la sua ex compagna che - in un momento di relax lontano dai riflettori - si autocompiacevano della propria bellezza". I fan italiani dell'eclettico artista non dovranno aspettare più di tanto: Moby, infatti, toccherà presto lo stivale per presentare al pubblico "Hotel" dal vivo. "Sì, verrò sicuramente in Italia tra i prossimi maggio e giugno: se le vendite del disco andranno bene, poi, tornerò per altre date", confessa Moby, che anticipa: "Rispetto al tour di '18', l'atmosfera sarà notevolmente più raccolta, e saremo supportati da una produzione più snella".
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