Sesso clandestino, punch all'LSD, vendette incrociate e una bizzarra amicizia che dura da 50 anni: la storia di Mr. Rolling Stones e Mr. Rolling Stone

Sesso clandestino, punch all'LSD, vendette incrociate e una bizzarra amicizia che dura da 50 anni: la storia di Mr. Rolling Stones e Mr. Rolling Stone

"Pensammo: che ladro, però": Keith Richards, che di peli sulla lingua non ne ha mai avuti, sintetizza così l'atmosfera che si respirava nel quartier generale dei Rolling Stones nel 1967, quando sul panorama editoriale fece la sua comparsa una nuova testata che - nel giro di qualche anno - sarebbe diventata il simbolo della controcultura e del rock in tutto il mondo, Rolling Stone. Non c'è da stupirsi: la band di "Satistaction" era sulla piazza già da quasi cinque anni, e - pur non essendo ancora quel mostro sacro che sarebbero diventata negli anni a venire - una certa visibilità già poteva vantarla.

A raccontare la curiosa vicenda è Joe Hagan in "Sticky Fingers: The Life And Times Of Jann Wenner And Rolling Stone Magazine", volume in uscita sui mercati anglofoni che racconta della vita di Jann Wenner, fondatore e primo editore di una delle riviste musicali più famose di sempre.

"Non sapeva che c'è già un gruppo che si chiama così?", si domandò Mick Jagger. I suoi legali, invece, di domande proprio non se ne fecero, e senza perdere tempo spedirono a Wenner una lettera di diffida nella quale gli intimavano - per risolvere quella che ai loro occhi appariva solo una sgradevole coincidenza - l'immediata distruzione di tutte le copie in suo possesso del giornale.

Wenner, allora giovanissimo, fu molto astuto nel rispondere al fuoco evitando le vie legali. Invece di replicare agli avvocati, il giornalista si rivolse direttamente a Jagger: "Questa diffida sembra sia stata fatta a tua insaputa", gli spiegò lui, "Questi non siete tu e gli Stones". L'appello al buon cuore dei rocker, da solo, tuttavia non bastò: a Jagger, infatti, non era sfuggito che nei primi nove mesi di vita del magazine sulla copertina di Rolling Stone i Beatles erano già apparsi due volte, mentre alla sua band tale onore ancora non era stato accordato. Così i due decisero di incontrarsi e parlare d'affari, e l'occasione si presentò nel 1968, quando gli Stones si trovavano a Los Angeles a mixare "Beggar's Banquet".

Rintanati in una lussuosa magione hollywoodiana affittata per l'occasione, i due si trovano faccia a faccia. Jagger propone a Wenner un accordo: e se la pace "legale" fosse suggellata da un'edizione britannica di Rolling Stone della quale allo stesso frontman sarebbe stata intestata metà della proprietà? Wenner lì per lì cercò di temporeggiare, ma - poco tempo dopo, più precisamente nell'agosto dello stesso anno - gli Stones per la prima volta finirono sulla copertina del magazine di Wenner. Il ghiaccio era rotto.

L'accordo, infatti, fu finalizzato un anno più tardi a Londra: il Regno Unito avrebbe avuto la sua edizione di Rolling Stone, posseduta per metà da Jagger e controllata dalla redazione centrale di San Francisco, ma con discreta dose di autonomia dalla case madre. I problemi, tuttavia, non tardarono ad arrivare: "Ci furono due grossi intoppi", ricorda al proposito Alan Marcuson, che servì presso la testata britannica come responsabile della pubblicità, "In un titolo sbagliammo il nome di Ray Davies, chiamandolo Ray Davis, e Bob Dylan - in un articolo - uscì come Bob Dillon. Wenner andò su tutte le furie". I mal di pancia del fondatore, tuttavia, non erano tra i primi pensieri di Jagger, che - anzi - nonostante gli scivoloni clamorosi raccomandò ai suoi massima autonomia dal quartier generale di San Francisco. A poco servì un'accorata lettera di dodici pagine scritta da Wenner al suo socio britannico per cercare di salvare la situazione: pochi mesi dopo la redazione organizzò un party riservato agli addetti ai lavori durante in quale nel punch fu versato dell'LSD. La situazione degenerò: gran parte dei partecipanti fu costretta a ricorrere alle cure dei medici, compreso Marc Bolan dei T-Rex, che a causa dell'acido impazzì temporaneamente, chiudendosi per ore in un bagno del locale che ospitava l'evento. Fu la proverbiale goccia che fece traboccare il vaso: Wenner, unilateralmente, decretò la fine del Rolling Stone britannico. Mick Jagger, dal canto suo, nemmeno se ne accorse, o fece finta di non accorgersene, tanto che all'ormai ex socio al proposito non fece nemmeno una telefonata.

I due, però, si sentirono solo un mese più tardi: Jagger chiese a Wenner dei consigli per organizzare un concerto gratuito dei Rolling Stones negli Stati Uniti. Wenner diede al frontman i numeri di diversi avvocati che gli avrebbero dato una mano. I legali, quasi all'unanimità, indicarono a Jagger una location come ideale per ospitare un evento del genere: il circuito di Altamont. Il resto, come si dice, è storia: il concerto di Altamont fu un disastro, culminato nell'assassinio del diciottenne Meredith Hunter da parte degli Hell's Angels, fantasiosamente chiamati a occuparsi del servizio d'ordine.

Se sia stata una polpetta avvelenata servita da Wenner all'ex socio non lo sapremo mai. Di certo il fondatore di Rolling Stone non fece sconti a Jagger: "Copriremo la vicenda da cima a fondo, e daremo la colpa a chi la merita", fu la direttiva impartita dal fondatore di RS ai suoi. Che, chiaramente, non andarono per il sottile: "E' Mick il responsabile dell'omicidio?", titolò il giornale, definendo il festival di Altamont "il prodotto di un egotismo diabolico, associato a un'alta dose di inettitudine, di avidità e di sostanziale indifferenza nei confronti dell'umanità". Il giornale rimuginò sulla faccenda per mesi, aspettandosi - prima o poi - una reazione di Jagger. Che arrivò il 25 febbraio del 1970: "Caro Jann, vedo che a proposito di Altamont hai molte domande da farmi, domande - fatte da te e da tanti altri - alle quali sarei solo felice di rispondere. Purtroppo, a torto o a ragione, non ci fidiamo più di te per riferire nostre dichiarazioni, sia in parte che nella loro completezza. Spero che la nostra amicizia possa fiorire di nuovo. Firmato, Mick Jagger". Seppure dai toni vellulati, quello del cantante era un avvertimento: se il confronto vuoi spostarlo nelle aule dei tribunali, noi siamo pronti. Wenner capì, e l'armistizio non tardò a venire, sotto forma di copertina - riservata, appunto, a Jagger - in occasione dell'uscita del film del 1970 "Sadismo", nel quale il frontman dei Rolling Stones interpreta il personaggio di Turner. La redazione mostrò insofferenza nei confronti della resa del proprio editore verso quello che fino a poco prima era stato indicato come nemico numero uno, ma tant'è: gli affari sono affari, e sia Wenner che Jagger non avevano intenzione di imbarcarsi in una lunga guerra che li avrebbe logorati entrambi.

Negli anni successivi, i rapporti tra i due si normalizzarono, seppur tra luci e ombre: con trentuno copertine dedicate, i Rolling Stones sono ancora oggi la band più celebrata da quella che negli anni sarebbe diventata la "Bibbia del rock and roll". "Jagger sapeva di tenere Wenner al guinzaglio", ha spiegato Marshall Chess, figlio del co-fondatore della Chess Records Leonard che tra il '70 e il '77 guidò la Rolling Stones Records - poi assorbita dalla Atlantic Records di Ahmet Ertegün. "Sono sempre stati molti simili", ha osservato Keith Richards: "Entrambi sono molto guardinghi. Non saprei direi chi lo sia di più, dei due". In ogni caso, Wenner negli anni successivi portò Jagger in palmo di mano: commissionò a Annie Leibovitz la copertura fotografica del loro tour americano del 1972, ingaggiando nientemeno che Truman Capote per quella editoriale. Ma mentre con la regina dell'obbiettivo le cose funzionarono - anche troppo, vedremo in seguito - con l'autore di "A sangue freddo" l'operazione non sortì gli effetti sperati: lo scrittore di New Orleans non solo consegnò a Wenner poche pagine dove esprimeva tutta la sua insofferenza nei confronti del gruppo, che proprio non gli piaceva, ma durante il tour si infatuò del sassofonista Bobby Keys, che - raccontano le cronache dell'epoca - era tutto meno che omosessuale, e con delle frequentazioni coerenti con suo orientamento. Un colpo al cuore per lo scrittore, che fu visto piangere sull'aereo del gruppo durante un trasferimento tra una tappa e l'altra del tour. "Non ci badavo molto", confesserà Richards: "Più che altro, mi domandavo quando lo stesse pagando Wenner: credo fosse semplicemente un errore di valutazione".

Tornando alla Leibovitz: galvanizzata dall'esperienza del 1972, la fotografa si propose volontaria per coprire anche quello del 1975. Wenner avanzò qualche perplessità, temendo che l'artista potesse venire risucchiata dallo stile di vita selvaggio del gruppo. Cosa che, puntualmente, successe: "Ho fatto tutto ciò che si possa immaginare poter fare durante un tour dei Rolling Stones", dichiarò infatti lei, che arrivò a intrecciare una relazione sentimentale - clandestina, perché all'epoca il cantante era ancora sposato con Bianca - con lo stesso Jagger, che la celebrerà (seppure "in incognito", spiega Wenner) come la "ragazza dagli occhi nocciola" del brano "Memory Motel". Il culmine, la coppia di amanti, lo raggiunse durante una vacanza alle Barbados, alla quale parteciparono Wenner e la sua compagna, Mick e Bianca, quinta incomoda, la Leibovitz.

Una sera, dopo cena, Jagger e la fotografa sparirono, per tornare nella casa occupata dalla comitiva solo a mezzanotte passata. "[Mick] aveva le ginocchia sporche di sabbia, chiaramente era stato fuori a scoparla", ricorda Wenner: "Bianca saltò fuori da qualche parte con un bicchiere d'acqua ghiacciata, e glielo rovesciò in testa".

L'ultimo incidente tra i due, se tale può essere considerato, si è verificato nel 2010: Keith Richards pubblica la sua autobiografia, "Life", e Wenner lo mette sulla copertina di Rolling Stone. Nel volume, però, il chitarrista offre ai lettori una rivelazione che rischia di spaccare una delle band più longeve di sempre: secondo Keith, Mick ha un pene più piccolo della media. "Era livido", ricorda Wenner: "Keith gli aveva dato una bozza dell'autobiografia, e lui gli aveva chiesto di togliere quei passaggi relativi al suo pene. Keith gli disse di sì, ma evidentemente non tolse più di tanto. Io gli consigliai di non rispondere, per non farne un caso, ma lui era davvero furioso".

Anni dopo il primo approccio, che avrebbe potuto risolversi in una sanguinosa battaglia legale, Jagger e Wenner sono legati da un'amicizia che pare inossidabile. Tanto inossidabile da far sospettare a qualcuno che, oltre all'amicizia, ci sia stato dell'altro. Lo stesso Marshall Chess, per esempio, che tutto si può considerare ma non una persona non informata sui fatti, in più di un'occasione ha lasciato intendere che tra i due, in passato, avrebbero potuto esserci un affaire. Ma Wenner è mai stato a letto con Jagger? "Non posso né confermare né smentire", ha risposto il fondatore di Rolling Stone, ridendo, a Joe Hagan.

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