Un gruppo con un passato da 12 milioni di copie vendute con un solo album potrebbe benissimo ritagliarsi il suo spazio tra amarcord e comparsate nostalgiche, giocando al ruolo dei grandi reduci di un passato illustre, oppure continuare a testa bassa il suo percorso, anche se i riflettori sono inevitabilmente orientati altrove. Joey Tempest e i suoi Europe, da quando hanno deciso di rimettere insieme le forze, hanno virato con forza verso un rock adulto, decisamente meno luccicante di un tempo, eppure ancora energico.
Mancando di quell’anima fracassona e un po’ caricaturale dei tempi migliori, i cinque svedesi, senza tentare nessuna rivoluzione di stili e di intenti, dimostrano comunque, più che essere dei semplici sopravvissuti alla propria epoca, di avere ancora qualche buona cartuccia da sparare in un settore dai canoni ben definiti. Tuttavia, tolta quell’ingombrante patina di turgore anni Ottanta, la band si propone oggi come una rodata squadra di determinati professionisti dall’invidiabile esperienza e capacità tecnica.