Se un tempo si sentiva Marilyn Manson per farsi spaventare, o per deridere assieme a lui la parte più bigotta dell’America profonda, oggi lo si ascolta per vedere come andrà a finire la saga dell’uomo e della sua maschera grottesca. Nel suo decimo album riprende lo stile industrial-metal che l’ha reso celebre per cantare ancora una volta di religione, sesso, violenza, morte. E dove non arrivano le composizioni, arriva il suono carico e potente.
“Sono una leggenda, non una favola”, canta Marilyn Manson. “Heaven upside down” è un disco fatto apposta per ricordare a noialtri ascoltatori impressionabili che l’ex nemico pubblico numero uno d’America è ancora un provocatore. Per presentarsi nuovamente dietro la maschera del personaggio malvagio e controverso, che in realtà nasconde un osservatore della decadenza della società americana, Manson rispolvera i trucchi di sempre. Messi da parte gli echi blues dell’album del 2015 “The pale emperor”, torna alle vibrazioni industrial-metal che l’hanno reso celebre una ventina d’anni fa.