Credits: Marina Mazzoli / Concessione in uso a Rockol
La maggior parte dei quotidiani in edicola oggi riporta interviste a Mogol, in occasione dell'uscita di "Gelosia", canzone firmata in coppia con Gianni Bella, che anticipa il nuovo album di Adriano Celentano "Io non so parlar d'amore", in uscita il 6 maggio. Al "Corriere della Sera" il paroliere; autore di 10 delle 12 canzoni del disco, dice che Celentano «è molto cambiato dai tempi delle nostre collaborazioni degli anni '60. Si è evoluto, ha studiato, è un autodidatta incredibile, direi che è diventato colto». Mogol risponde alla domanda più immediata: Celentano e Battisti «Non sono personaggi confrontabili, sia nella voce che nello stile. Una cosa hanno in comune: si impegnano fino in fondo e non lasciano niente al caso. (...) La soddisfazione maggiore, adesso - conclude - è vedere Adriano felice: con questo nuovo repertorio dovrebbe fare un tour. Ma sarà dura convincerlo».
A "La Repubblica", Giulio Rapetti spiega come è nata la collaborazione. «Io in genere non chiamo nessuno. Non per presunzione, diciamo per una mia sensibilità. In questo caso è successo che ero rimasto molto colpito dal disco con Mina, in particolare per la qualità delle interpretazioni vocali. Sentendo la voce di Adriano ho pensato che fosse incredibilmente moderna e che potesse cantare i miei versi in modo credibile. L' ho raccontato a Detto Mariano, che insegna qui al C.E.T, e lui l' ha riferito a Claudia Mori e Celentano, e loro mi hanno fatto sapere che non gli sarebbe dispiaciuto affatto lavorare insieme. E così è partito tutto".
C'è un legame col fatto che tutto questo è successo in concomitanza con la morte di Lucio Battisti? "No, non direttamente. Lì c'è solo la forza, la violenza del silenzio, che è implacabile, l'unica cosa contro cui non si può fare assolutamente niente. Se c' è qualcosa legata ai versi che ho scritto, ne parlerò tra due anni. Le cose a volte possono sembrare incredibili, anzi c'è qualcosa di incredibile in quello che è successo, ma ora non voglio parlarne».
A "La Repubblica", Giulio Rapetti spiega come è nata la collaborazione. «Io in genere non chiamo nessuno. Non per presunzione, diciamo per una mia sensibilità. In questo caso è successo che ero rimasto molto colpito dal disco con Mina, in particolare per la qualità delle interpretazioni vocali. Sentendo la voce di Adriano ho pensato che fosse incredibilmente moderna e che potesse cantare i miei versi in modo credibile. L' ho raccontato a Detto Mariano, che insegna qui al C.E.T, e lui l' ha riferito a Claudia Mori e Celentano, e loro mi hanno fatto sapere che non gli sarebbe dispiaciuto affatto lavorare insieme. E così è partito tutto".
C'è un legame col fatto che tutto questo è successo in concomitanza con la morte di Lucio Battisti? "No, non direttamente. Lì c'è solo la forza, la violenza del silenzio, che è implacabile, l'unica cosa contro cui non si può fare assolutamente niente. Se c' è qualcosa legata ai versi che ho scritto, ne parlerò tra due anni. Le cose a volte possono sembrare incredibili, anzi c'è qualcosa di incredibile in quello che è successo, ma ora non voglio parlarne».
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