Tom Petty, uno degli ultimi grandi del rock americano - LA STORIA

Tom Petty, uno degli ultimi grandi del rock americano - LA STORIA

Tom Petty è stato una delle grandi colonne del rock americano. La sua musica è stata una miscela originale: abbondanti dosi di Byrds, qualche tocco di southern rock, richiami ripetuti a Bob Dylan e armonie molto tradizionali. Ad inizio carriera aveva disinvoltamente riproposto certo retroterra dopo che l’esplosione del punk aveva minimizzato gerarchie, tradizioni e vizi, mentre più avanti avrebbe esplorato altri territori, fino al blues di “Mojo” del 2012 e al garage rock del suo ultimo album di studio, “Hypnotic eye” del 2014, a cui seguì l’anno scorso il secondo capitolo dei Mudcrutch, la sua band di inizio carriera che aveva riformato nel 2008. Ma la sua vera band erano gli Heartbreakers, fidi compagni per 40 anni, tranne qualche uscita in solitaria: una delle grandi formazioni rock degli ultimi 40 anni, capace di rivaleggiare con la E Street Band per compattezza, suono e tiro.

Tom Petty era nato a Gainesville, Florida, nel 1950. All’inizio degli anni ’70 iniziò a muovere i primi passi nella musica, con gruppi come i Mudcrutch, formazione messa insieme a Mike Campbell (chitarra) e Benmont Tench (tastiere). Dopo alterne vicende, tra cui il contatto con l’etichetta Shelter per cui registrarono alcuni provini, Petty si allontanò dai due compagni per ritrovarli poco dopo insieme al bassista Ron Blair e al batterista Stan Lynch, nel nucleo definitivo degli Heartbreakers. 

Tre sono gli album pubblicati per la Shelter tra il 1976 e il 1978, ma è solo nel 1979 con “Damn the torpedoes” che il nome di Petty si affermò nell'olimpo del nuovo rock americano, insieme a Bruce Springsteen, Bob Seger e John Mellencamp. Gli anni ’80, soprattutto nella loro prima metà, furono il momento migliore per la musica del gruppo, che con “Hard promises” firmò il suo secondo album classico. 

Nel 1982 Howie Epstein sostituì Ron Blair per l’album “Long after dark”, nel quale si fa un uso massiccio di tastiere e campionatori al servizio di alcune splendide canzoni. L’album successivo, “Southern accents”, venne prodotto da Dave Stewart. Lo zoccolo duro dei fan venne riconquistato sopratutto con la pubblicazione del live “Pack up the plantation”, del 1985. Seguì un tour come gruppo spalla di Bob Dylan e la pubblicazione, nel 1987, di un altro album, “Let me up (i’ve had enough)”.

Nel frattempo Petty si unì alla stramba formazione di evergreen del rock mondiale, i Traveling Wilburys, (Bob Dylan, Roy Orbison, Jeff Lynne e George Harrison) con cui inciderà due dischi. “Full moon fever”, primo album in cui non compare il nome degli Heartbreakers, venne prodotto da Jeff Lynne e tiene alto il nome del rocker, che "Free fallin’" riporta in classifica. La popolarità di Petty non accennò a calare, almeno a giudicare dal grande successo del buon album del 1991 “Into the great wide open”, che lo ripropone (con i ritrovati Heartbreakers) al meglio della forma.

Petty allacciò una collaborazione con Rick Rubin che si tradusse nel passaggio alla WEA e nella pubblicazione di “Wildflowers”, buon album di ritorno uscito nel 1994. L’anno successivo uscì un monumentale cofanetto con inediti (6 CD) intitolato “Playback””, mentre del 1996 è la colonna sonora del film "She’s the one". 

Dopo tre anni si vide il ritorno sul mercato di Tom Petty & The Heartbreakers, in occasione dell’album ECHO, ancora una volta co-prodotto da Rick Rubin. Seguì nell'ottobre 2002 “The last DJ”, in buona parte dedicato alle degenerazioni del music business. Quindi un altro disco dal vivo, ma per attendere un album di inediti bisogna aspettare il 2006: nell'estate esce “HIgwyay companion”, inciso senza gli Heartbreakers.

Il 2006 è anno di celebrazioni: un concerto a Gainesville, sua città natale, per festeggiare il trentennale dell'inizio della sua carriera. Il concerto venne pubblicato l'anno dopo, nel monumentale cofanetto di 3 DVD che comprende anche il film documentario di 4 ore "Runnin' down a dream", diretto da Peter Bogdanovich (“L’ultimo spettacolo”, “Ma papà ti manda sola?”). 

Nel 20008 Petty riforma i Mudcructh, la sua prima band, con i quali torna in studio per incidere un disco. Nel 2009 torna a pubblicare con gli Heartbreakers: esce la “Live anthology”, che raccoglie in 4 CD (5 nell'edizione deluxe) trent’anni di storia sul palco della band. 

Ma il vero ritorno con la band si concretizza qualche mese dopo: a giugno 2010 esce “Mojo”, primo disco di studio con gli Heartbreakers in otto anni, e altro grande lavoro, con suoni più orientati al blues e perfetti per essere riprodotti live. Nel 2012 la band è in tour in Europa e si esibisce per la seconda volta in Italia. Nel frattempo, Perry lavora alla riedizione di “Wildflowers” e soprattutto al nuovo album con gli Heartbreakers nel suo studio personale di Malibu. Il frutto di oltre due anni di lavori, inaugurati nell’agosto 2011, si intitola “Hypnotic eye” ed esce nel luglio 2014.

Nel 2016, torna in pista con i Mudcrutch: esce il secondo album del gruppo, intitolato semplicemente 2. Nel 2017 è in tour per celebrare i 40 anni della band: l'ultimo concerto   lo scorso 25 settembre all'Hollywood Bowl di Los Angeles. Era un tour d’addio, e non lo sapeva: manca all’età di 66 il 2 ottobre del 2017. La sua Rickenbacker e quel suono unico hanno segnato 4 decenni di rock americano.

 

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