Quella volta che Noel Gallagher si è sbronzato con Bono e ha pensato del cantante degli U2: 'Non è umano'

Quella volta che Noel Gallagher si è sbronzato con Bono e ha pensato del cantante degli U2: 'Non è umano'

Se pensate che il frontman degli U2 sia (solo) tipo da alternare un appello per la cancellazione del debito a uno spuntino vegetariano equo e solidale vi sbagliate: Bono, alla fine, è irlandese, e quando si tratta di bere sa il fatto suo.

Se n'è accorto, a sue spese, Noel Gallagher, che nelle ultime settimane ha accompagnato la band dublinese nel corso di diverse date del tour per il trentennale di "The Joshua Tree": la già mente degli Oasis, che in termini di eccessi da rockstar può accettare lezioni da pochi, si è detto stupito - se non addirittura quasi impaurito - dai ritmi impressi dal collega alla vita on the road.

A spiegarlo è stato lo stesso Gallagher ai microfoni della BBC, ai margini dell'intervista di presentazione per il nuovo album "Who Built The Moon?": "I doposbronza in tour con gli U2 sono durissimi. Specie quelli con Bono", ha raccontato lui, "Dopo un concerto a Dublino siano andati all'aftershow, e siamo tornati a casa alle 5 di mattina. Io ero ospite proprio da Bono. Dopo la festa, l'unica cosa che ricordo è di essere stato svegliato dal cellulare in un posto che non conoscevo. Era lui [Bono]: 'Sei vivo? Dove sei?', mi ha chiesto. 'Credo di essere a casa tua', gli ho risposto, 'ma non so dove. Dove sono?'. Mi aveva messo in una dependance, in fondo al giardino. Allora mi ha detto: 'Bene, sei vivo. Dai, vieni, che ti stanno tutti aspettando'. 'Aspettando per cosa?', gli ho chiesto. 'Per il pranzo che ho organizzato in tuo onore', mi ha risposto lui: 'Ci sono 75 invitati'. 'Fammi solo scendere dal letto', gli dico, e lui mi fa: 'Allora sbrigati, perché il presidente irlandese è appena arrivato e lui è seduto proprio di fianco a te'".

Il pranzo finì in tarda serata, ma gli impegni e le bevute - nel programma di Bono - erano appena iniziati. "Il giorno dopo mi risveglio sempre da lui, con l'idea di prendere un volo per i fatti miei alla volta di Parigi, dove ci saremmo esibiti l'indomani", ha proseguito The Chief, "Ho detto al mio manager: 'Neil, toglimi da questo posto, non ce la faccio più'. Lui mi ha detto: 'Ok, fai i bagagli, passo a prenderti prima di mezzogiorno'. Io: 'Bene'". Ma Gallagher, cercando di svignarsela senza conoscere la magione del frontman, incappa proprio nel padrone di casa, in un locale di servizio, mentre stava facendo un spuntino con birra e uova sbattute. "'Dove stai andando?', mi chiede. Io: 'A prendere un aereo per Parigi, per il concerto di domani'. Allora lui: 'No, resta: abbiamo un jet privato'. Così saliamo sul jet, e continuiamo a bere. E beviamo ancora, e ancora, finché non atterriamo a Parigi. Arrivati nel terminal, mi dice: 'Senti, devo sganciarmi per un po' per fare delle cose: ci rivediamo in albergo'. Io gli dico 'bene', pensando che non mi sarebbe rimasto che andare a disintossicarmi, altro che in albergo".

"Così lui se ne va per i fatti suoi e io arrivo all'hotel, dove ci metto 20 minuti per trovare il telecomando della TV e altri 10 minuti per ordinare un panino. Finalmente accendo il televisore e cosa vedo? Lui in una conferenza stampa col primo ministro francese che parla dell'Africa. Sapendo cosa avesse fatto nei tre giorni precedenti, ho pensato: 'Non è umano'. Così il giorno dopo facciamo il concerto. Io sudavo letteralmente birra, e lui saltava per il palco come un ragazzino di 27 anni. E' lì che ho pensato: 'Ne ho abbastanza...'".

Dall'archivio di Rockol - Il nuovo album, il cosmic pop e la morte del rock: l'intervista, pt 1
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