Basta poco per cadere, e il compito di un manager è quello di evitare le situazioni dove il terreno è sdrucciolevole e l’equilibrio precario. Prevenire riduce i rischi. I Clash, nell’aprile del 1982, sono esattamente a metà strada tra l’inferno e il paradiso. Sono uno dei gruppi più popolari nel pianeta ma il loro ambiziosissimo triplo album "Sandinista!" non ha avuto il successo che tutti si aspettavano. Certo, era pur sempre un triplo, ma e se questa tendenza al ribasso dovesse continuare? Il 14 maggio dovrebbe uscire "Combat Rock" e un altro insuccesso sarebbe gravissimo. Perché un inciampo è un inciampo, ma due sono una caduta rovinosa.
Bernie Rhodes, il manager dei Clash, ha un’idea. Facciamo sparire Joe Strummer per qualche tempo. Spargiamo la voce. Diciamo che non sappiamo dove sia finito. Creiamo attesa, anche un po’ di preoccupazione, perché no?
Buona idea, dicono tutti.
Anche a Strummer non dispiace. Starai a casa di un amico fino a quando te lo dirò io, dice il manager.
Però se si è punk lo si è fino in fondo e non si accetta che altri decidano tutto ma proprio tutto per te. Così Joe Strummer decide di sparire per davvero, senza informare nessuno, nemmeno il manager. Ne parla con la sua fidanzata di allora, Gaby Salter, che aveva un’amica con un appartamento libero a Parigi, Montmartre. Via verso Parigi. Si fa crescere la barba per essere meno riconoscibile e per tre settimane Joe Strummer è "nowhere to be found", irrintracciabile, non pervenuto. Il manager disperato, i Clash preoccupati, i fan perplessi. Il 20 aprile al quartier generale giunge la notizia che Joe sta partecipando alla maratona di Parigi. Ai giornalisti perplessi disse: “Non capisco il vostro scetticismo. Mi sono preparato a dovere. Ieri notte ho bevuto dieci boccali di birra”.
Questo aneddoto è estratto dal libro "Rock bazar - volume secondo" di Massimo Cotto, edito da Vololibero Edizioni (344 pagine, 15,30 euro)