Quella volta che David Bowie rifiutò di fare sesso con un cadavere

"Chi credono che sia, là fuori?", furono le parole usate da Bowie.

Quella volta che David Bowie rifiutò di fare sesso con un cadavere

Nel settembre del 1972 Bowie si trovava negli Stati Uniti per il tour in supporto a "Ziggy Stardust" - che poi, l'anno successivo, sarebbe servito da volano promozionale anche ad "Aladdin Sane", uscito nell'aprile del '73: durante un passaggio a Filadelfia, all'artista venne fatta una proposta a dir poco estrema. Un personaggio non meglio identificato entrò in contatto con il suo entourage proponendogli "un cadavere ancora caldo" col quale avere un rapporto sessuale. L'episodio venne raccontato nella biografia del 2017 "David Bowie: A life", scritta da Dylan Jones, una delle più prestigiose firme del magazine britannico "GQ": un aneddoto che lasciò di stucco anche il fu Thin White Duke, all'epoca abituato a una condotta decisamente libertina e fuori dagli schemi.

Le cose, stando a un racconto di Josette Caruso (una delle tante groupie che all'epoca seguiva l'artista in tutti i suoi spostamenti) contenuto nella biografia, andarono più o meno così: una guardia del corpo dell'artista aprì la porta a uno sconosciuto che chiedeva di lui. Bowie uscì, ci parlò, e tornò nell'appartamento che occupava "bianco come un cencio", come riferito dai testimoni oculari. "Era visibilmente scioccato", ha raccontato la Caruso: "Qualcuno gli aveva appena offerto un 'cadavere ancora caldo' col quale avere un rapporto sessuale. Ovviamente aveva una tale immagine da freak da fare pensare a qualcuno che fosse interessato ad atti di necrofilia".

"Chi credono che sia, là fuori?", furono le parole usate da Bowie per rivolgersi alla Caruso: "Perché credono che io sia interessato a certe cose? Perché dovrebbe interessarmi un cazzo di cadavere?".

Un'altra groupie, Lori Mattix, che perse la verginità con Bowie all'età di 15 anni, ha raccontato a Jones altri particolari scabrosi - e illegali, se verificati - relativi alla condotta sessuale dell'allora Ziggy Stardust: la Sunset Strip di Los Angeles negli anni Settanta era un ricettacolo di spogliarelliste pronte a concedersi alla prima rockstar nella speranza di ottenere una vita di agi e lussi. Durante le sue scorribande in quello che è uno dei viali simbolo della città californiana, Bowie era solito fare incetta di giovanissime - alcune addirittura dell'età di 13 anni - per orge infinite abbondantemente condite con cocaina e altri stupefacenti. Glenn Hughes, altro suo compagno di scorrerie in quegli anni, ha spiegato a Jones che l'utilizzo di polvere bianca stava annientando Bowie non solo nella mente, rendendolo psicotico, ma anche nel fisico: il consumo giornaliero di 7 grammi di cocaina avevano ridotto il peso dell'artista a soli 44 chili.

Dall'archivio di Rockol - La storia di "The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars" di David Bowie
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