Era arrivato in autostop, e questa non è leggenda. Senza troppi dollari in tasca, lo stretto necessario per mettere qualcosa sotto i denti. Un albergo neanche a parlarne, troppo caro. Bob Dylan non era ancora Bob Dylan, e anche se i suoi sogni lo portavano lontano, la realtà era molto diversa. Per fortuna c’era un’amica, perché c’è sempre un’amica a salvare gli artisti squattrinati. Anche lei non aveva grandi possibilità economiche, però aveva una casa. Nel letto a una piazza ci dormiva lei, ma il pavimento era comodo abbastanza per Bob Dylan, se ci metteva sopra un paio di belle coperte spesse. Dylan pensava che presto sarebbe riuscito a guadagnare abbastanza da permettersi un motel decente. Si trattava solo di aspettare. In fondo, sapeva suonare la chitarra e cantare.
Cominciò a battere tutti i locali della zona, ma qui in Colorado non era come a New York. Non c’erano coffee houses, non c’erano locali che ti davano la possibilità di esibirti e poi passare con il cappello per ritirare un obolo dai clienti. Dylan è sempre più scoraggiato. Conosce una spogliarellista. Carina, piena di sogni come lui e con la stessa triste realtà davanti. È lei a portare Bob dal proprietario dello strip club dove lavora, a Central City, nella contea di Gilpin, popolazione inferiore ai 515 abitanti. Il proprietario guarda Dylan, sorride, forse ha pietà di lui e dice: “Va bene, puoi cantare una canzone tra uno strip e l’altro”.
Meglio che niente, pensa Bob. Come brano sceglie “Mule Skinner Blues”, un pezzo molto country di Jimmie Rodgers. La prima volta è felice, la seconda meno, la terza gli viene da piangere. Dopo un mese, dice alla sua amica spogliarellista: “O stasera succede qualcosa o mi spoglio pure io, perché devo guadagnare qualcosa”.
L’amica sorride. Non rivedrà più Dylan. Quella sera approfitterà di un attimo di disattenzione del cassiere per sottrarre venti dollari e fuggire dal Colorado. La sue canzoni non correvano ancora nel modo giusto. Lui sì, mentre scappava nella notte, nella sua unica esperienza da ladro, inseguito dal cassiere.
Questo aneddoto è tratto da “Rock Bazar”, un libro di Massimo Cotto edito da Vololibero Edizioni e Virgin Radio, che raccoglie 575 racconti tratti dall’omonima trasmissione radiofonica che narra storie vere e leggende, eccessi e follie delle rockstar.