Howe è il nome dietro cui si cela un misterioso producer che dopo alcune esperienze in ambito house per label prestigiose come Defected e Snatch ed un lavoro dietro la scrivania come a&r/label manager, ha deciso di indossare una maschera e tornare ad esprimersi in libertà. “Strutture fisse, 16 battute di intro, 4 di bridge, utilizza il synth che ora va di moda, i sample che adesso tirano, stai nei 6 -7 minuti, chiudi con solo kick. Ero sinceramente stufo. Perciò molto liberamente e volontariamente sordo ad ogni disco che usciva e che andava in quel periodo ho acceso il pianoforte e iniziato a giocare con il computer, i sample, i synth. Il risultato è quello che sentite” spiega Howe. Il risultato è “Don't step on the snails”, un disco di elettronica vario, caldo e romantico, con influenze che passano tra moderno R&B, ritmi spezzati da dancefloor, indietronica, jazz e schegge rave anni '90.
Poche parole e tanta musica insomma, un ragionamento di tipo cinematografico, mondo in cui dove più che i dialoghi contano le immagini. In questo caso le immagini sono pezzi come “Lole”, un po’ Bonobo in versione dancefloor, o la doppietta “Glorious hay day” e “Three things” in cui Howe si avvale del supporto di Ray Wilson, o l’ottima “MM”...