"Melodrama" è il nuovo album in studio di Lorde: la cantautrice neozelandese, vent'anni compiuti lo scorso novembre, torna sulle scene a quattro anni di distanza dal successo di "Royals" con un disco che riprende il sound del precedente (piaciuto tanto ai seguaci del pop quanto agli appassionati della scena elettronica) e lo sviluppa, affiancata da produttori come Jack Antonoff, Flume, Frank Dukes, Kuk Harrell, Andrew Wyatt e Malay (già collaboratore di Frank Ocean e Zayn Malik). Il risultato è un disco importante con cui Lorde alza l'asticella del genere dell'elettronica al servizio del pop e della dance. Ecco la nostra recensione:
La Lorde di "Melodrama" gioca molto sui suoni, esplora, si sporca le mani: "Brand new sounds in my mind", canta in "Green light", il primo singolo, che parte come una ballad apparentemente malinconica costruita su tre accordi e poi si trasforma in un pezzone da ballare in discoteca (piangere e danzare in parti uguali, dicevamo). "Liability" e "Writer in the dark" sono le uniche ballad pianistiche in un album decisamente meno minimal del precedente, iper-prodotto: tra le tracce più interessanti del disco ci sono "Sober" e "Supercut" e nei tappeti elettronici si sente la mano di Malay, già collaboratore di Frank Ocean e tra i produttori di "Mind of mine" di Zayn Malik.