Max Pezzali: in lode di "Le canzoni alla radio"

Max Pezzali: in lode di "Le canzoni alla radio"

E poi il 2 giugno del 2017 esce Max Pezzali con una nuova canzone e in meno di quattro minuti manda a casa i Mike, i Riki, gli Izi, i Benji e tutti quanti i galletti starnazzanti che infestano le classifiche e le radio italiane in questi tempi desolanti.
Max Pezzali, capite? Uno che ha cinquant’anni, l’età di “Sergeant Pepper’s Lonely Hearts Club Band”, che ha alle spalle più di venticinque anni di carriera, e avrebbe tutte le ragioni per non voler rischiare niente, tanto ha già messo il marchio su uno stile personalissimo che non ha trovato né continuatori né epigoni.
Ed esce con una canzone in cui suona la chitarra un signore che si chiama Nile Rodgers che di anni ne ha sessantacinque, e in cui suona il basso un signore che si chiama Saturnino che di anni ne ha 48; e questo trio di vecchietti – “vecchietti” a confronto con i postadolescenti brufolosi e tatuati che ci ritroviamo settimana dopo settimana primi in classifica - se ne esce con una canzone come non se ne erano sentite prima, una canzone diversa da tutte le altre che girano in un etere appiccicosamente affollato di hip hop e di trap e di electro, così diversa che mi fa venire in mente quando nel 1969 Adriano Celentano uscì con il 45 giri di “Storia d’amore”, una canzone che sparigliò le carte e voltò una pagina importante nella storia della musica italiana.
Come mi piacerebbe che ci fosse ancora Edmondo Berselli, per capire confrontandomi con lui – che è stato il primo a scrivere parole sensate e diverse su Max Pezzali, nel lontano 1999 – se davvero “Le canzoni alla radio” è una pietra miliare, o se sono io che ho le allucinazioni.
Perché guardate che “Le canzoni alla radio” – quattro minuti di canzone voce chitarra basso e batteria – secondo me meriterebbe di segnare l’estate del 2017 - e non solo l'estate, e non solo del 2017 - così come (e lo dico con tutta l’ammirazione possibile) “Tre parole” di Valeria Rossi segnò l’estate del 2001.
E badate che se c’è una cosa che mi infastidisce, di solito, sono le canzoni tautologiche, quelle che parlano di musica e (appunto) di canzoni. Perché di solito, quasi sempre, hanno testi che cercano di buttarla sul poetico, sul metaforico, parlano della musica come di una entità astratta e spirituale, e tradiscono un’attitudine masturbatoria (“non so di cosa scrivere, e allora scrivo di me che sto scrivendo una canzone”).
E invece “Le canzoni alla radio”, fin dal titolo semplice ed esplicativo (che ricorda la semplice solennità di “That’s why god made the radio” dei Beach Boys) è una canzone che dice cose così normali che sarebbero banali, se non fossero scritte come le ha scritte Max Pezzali, con tutte le sillabe al posto giusto, la metrica che funziona (ed è una metrica che si è inventato lui venticinque anni fa) e la capacità di restare con i piedi per terra, parlando della nostra vita di tutti i giorni, con le sue allegrie e le sue tristezze e i suoi “giorni spensierati scivolati via”.
Ma dice tutto questo in una forma sonora sorprendente (la produzione è di Pezzali con Davide Ferrario, uno bravo davvero) per asciuttezza ed efficacia. Se le radio italiane fossero in mano a gente con il cervello, da oggi “Le canzoni alla radio” dovrebbe passare su tutte le frequenze più volte al giorno, ed entrare nelle orecchie della gente per diventare non un “tormentone”, parola repellente, ma un evergreen.


Franco Zanetti

La scrittura di questa notizia è stata resa possibile dalla gentile collaborazione di Radio Airplay.

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