NEWS   |   Italia / 14/05/2017

Negrita, la ristampa di “XXX” e il nuovo album fatto con chitarre acustiche e iPad – VIDEOINTERVISTA

Negrita, la ristampa di “XXX” e il nuovo album fatto con chitarre acustiche e iPad – VIDEOINTERVISTA

I Negrita vent’anni dopo. Nel 1997 la band aretina pubblicava l’album della svolta mainstream. Oggi “XXX” rivive in un’edizione che contiene due inediti, tre versioni alternative e un docufilm pubblicato all’epoca su videocassetta. Ne abbiamo parlato con il cantante Paolo "Pau" Bruni e con i chitarristi Enrico "Drigo" Salvi e Cesare "Mac" Petricich.


Che cosa rappresenta per voi “XXX”?
Pau: È il disco che ha inaugurato un processo creativo tutto nuovo. Capimmo che si lavorava meglio portando via la band dalla quotidianità. È un metodo che stiamo ancora utilizzando, anche il disco che stiamo incidendo è figlio di un bellissimo viaggio. “XXX” è anche il disco che ha aperto i confini della band. Arrivavamo dall’underground, ci siamo aperti al mainstream, a modo nostro.


Vi ferirono certe critiche dell’epoca?
Drigo: L’etichetta di band alternativa ci faceva piacere all’inizio, ma non ci siamo mai sentito una band underground. La musica è bella quando genera energie per tanta gente. Ci piace chi fa grande musica per grandi platee, come dice Sting. Ci ferì molto la reazione di un certo tipo di stampa. Il pubblico invece l’ha apprezzato.


Perché New Orleans?
Pau: Ci interessava lavorare in uno studio dove vivi mangi dormi suoni, focalizzandoti sulla musica 24/h. Facendo i conti con il compianto Carlo Rossi, capimmo che avremmo speso la stessa cifra facendolo in Italia o nello studio di Daniel Lanois. Cosa avresti scelto te?
C’è un pezzo che dice “Dovrei guardarmi da lontano per capire qualcosa in più”. Ora che li guardate da lontano, cosa avete capito dei Negrita del 1997?
Pau: Ci vedo ingenui, sia nel senso negativo che in quello positivo del termine. L’ingenuità è figlia del rock’n’roll. È musica istintiva, nasce in strada, deve veicolare pulsioni sessuali, ribelli, colpire lo stomaco.
Riascoltandolo m’è parso un disco che racconta da una parte momenti di noia, dall’altra una voglia di liberazione personale.
Pau: È un disco diverso dai due precedenti. Volevamo parlare di noi stessi e della provincia da cui proveniamo. E l’indolenza è una componente fondamentale della provincia. Ma allo stesso tempo è registrato a New Orleans: è una provincia che viene esportata in una capitale della musica che è tipica di un gruppo di ventenni.
A proposito di provincia, “XXX” è la vostra “Fegato, fegato spappolato”.
Pau: Effettivamente ascoltavo molto Vasco.
E nel DVD che accompagna la ristampa c’è anche uno spot per la Coca-Cola.
Pau: A proposito di ingenuità… La PolyGram propose a cinque o sei band dell’epoca di fare uno spot audio per la Coca-Cola. E visto che di solo rock’n’roll non si vive, ci facemmo passare i crampi allo stomaco per vendere una fettina di culo a una multinazionale come quella e lo facemmo da cazzoni e presi anche da sostanze che, diciamo, ti portano lontano dalla realtà. Alla Coca-Cola il video piacque, ma ci proposero come compenso due spicci. Ce lo siamo tenuti noi. La venderemo alla Coca-Cola quando saremo settantenni.
Drigo: Era la prima volta che portavano un regista a riprendere le session, sia in Italia che in America. La telecamera era diventata un giocattolo.
Ma voi ci campavate col rock?
Pau: Non abbiamo mai fatto altro. Eravamo studenti universitari abituati alla miseria [risate].
Cesare: Il vantaggio della vita in provincia è che costa poco.
Pau: Io non avevo i soldi per andare a vivere da solo, ho abitato con i miei fino ai 30 anni. Coi soldi dei concerti e le royalties chiudevi il mese, ma non potevi permetterti di comprare, chessò, una macchina. Ci accontentavamo.
All Music Guide definisce “XXX” il disco di un gruppo “influenzato sia dal grunge che da Hootie & The Blowish”…
Pau: Proprio Hootie & The Blowfish?! [risate] Però in quel periodo lì li ascoltavo, effettivamente. Sentivamo anche i Blind Melon. La loro sezione ritmica veniva in studio a New Orleans a mangiare. Sai, “Italian rock band” è sinonimo di pasta di un certo livello… Lo studio di Daniel Lanois era una specie di circolo. Lui non lo vedemmo, in quel periodo lavorava a Los Angeles.
La ristampa contiene gli inediti “Il peso di quest’eredità” e “Pigro”…
Cesare: Li abbiamo riscoperti nel momento in cui abbiamo riaperto i cassetti del materiale di quel periodo. Sono su nastro, all’epoca non si archiviava ancora su file. Nessuno si ricordava che esistessero. Erano registrati su un 8 piste Tascam, li abbiamo remixati oggi.
Ci sono canzoni di "XXX" di cui vi siete pentiti?
Pau: “Io Pocahontas me la farei” in quale album è?
Cesare: In "XXX".
Pau: Quella.
Farete un tour celebrativo legato al ventennale?
Pau: No. Siamo immersi emotivamente nel materiale nuovo che guarda verso il futuro, riprendere in mano il passato non rientra nei nostri programmi. A livello di marketing sarebbe più intelligente fare il tour, ma noi siamo famosi per non essere abbastanza intelligenti.
E come sarà il disco a cui state lavorando?
Pau: Spesso abbiamo guardato indietro, ai nostri santini della musica anni ’60 e ’70. La lezione l’abbiamo imparata. Ora vogliamo affrontare di petto la contemporaneità.
Vuol dire anche suoni nuovi?
Drigo: La musica sta cambiando. Girano idee che possono essere sviluppate anche da chi è cresciuto facendo musica rock. Il modo di comporre di oggi è diverso da quello che si usava venti, trent’anni fa. Non si compone più con gli strumenti tradizionali, entrano in campo app per i tablet. La nostra musica ne risente e mischia tutto senza pregiudizi.
Pau: Senza troppe paranoie.
Drigo: Da vecchi rockettari snobbavamo queste cose. Abbiamo capito che invece sono interessanti. È dai tempi dei Nirvana che non esce un gruppo rock veramente importante. Forse è il caso di guardarsi un po’ attorno.
Pau: Il disco è stato composto con strumenti acustici, con app per iPad aperte 24/h e un Mac portatile che registra. Stiamo miscelando attitudine acustica ed elettronica.
Drigo: E non suona come un disco acustico.
Uscirà nel 2018?
Pau: Penso di sì. Anzi no, se è l’anno dei mondiali di calcio.

 

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