Doors - la recensione di "THE DOORS (50th Anniversary Deluxe Edition)"

Doors - la recensione di "THE DOORS (50th Anniversary Deluxe Edition)"

Un cantante poco più che ventenne amante della poesia, un tastierista innamorato del suono dell’organo Vox Continental, un chitarrista che al primo tentativo scrive un successo pop, un batterista di formazione jazz... e un bassista "fantasma". L'album d'esordio dei Doors è stato ristampato per il cinquantesimo anniversario. Che le ascoltiate in versione stereo oppure mono, entrambe contenute nel cofanetto di 3 CD + 1 vinile, con le canzoni alla velocità corretta (questa) o rallentata (nel 33 giri originale), oppure in versione live, "The Doors" resta uno dei grandi esordi della storia del rock.

Che illusi. Pensavamo che il passato fosse immutabile, che la storia del rock fosse stata scritta, registrata, archiviata. E invece possiamo cambiarla seguendo umori e tendenze, utilizzando le tecnologie che abbiamo a disposizione. Perciò oggi, a cinquant’anni di distanza dalla pubblicazione, non sapremmo dire qual è davvero l’album d’esordio dei Doors. Facile, si dirà, è il 33 giri uscito nel gennaio del 1967. Ma in versione mono o in stereo? E poi, siamo sicuri che la versione definitiva sia quella originale che abbiamo ascoltato per quarant’anni e che conteneva canzoni che per errore erano state rallentate? Forse, allora, dovremmo ascoltare l’album a velocità corretta com’è stato ripubblicato per il quarantesimo anniversario, dove tra l’altro era reintrodotta la frase “she gets high” censurata negli anni ’60. O forse questa nuova versione, che esce per il cinquantesimo e che è una via di mezzo, con la velocità corretta, ma con la frase censurata, come nel 1967.

 

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