Lucio Dalla, l'artista che ha ampliato gli orizzonti della musica italiana

Lucio Dalla, l'artista che ha ampliato gli orizzonti della musica italiana

Se la definizione di “cantautore” è tutto sommato codificata nella musica Italiana, c’è un artista che l’ha messa sottosopra, ne ha ridefinito i contorni e i limiti. Lucio Dalla, di cui in questi giorni ricorre il quinto anniversario della morte.

Dalla era soprattutto un musicista, nato e cresciuto nel jazz, passione che si era portato nel suo modo di comporre e nel suo essere polistrumentista. Sarebbe arrivato ad essere un cantautore in senso pieno - scrivendo le parole oltre che le musiche dei suoi brani - solo in una fase avanzata della carriera. Ma intanto, in 40 anni di musica, ha ampliato gli orizzonti della nostra canzone. Mai fermo, mai ripetitivo, mai ritirato su rendite di posizione, ma sempre alla ricerca di nuove forme, nuovi linguaggi: questo era Lucio Dalla.

Nato a Bologna il 4 marzo 1943, come nella famosa canzone, dopo un passato nel jazz, nel 1964 debutta come cantante, all’insegna di un “beat” italiano che comunque non disdegna le partecipazioni a Sanremo (ad esempio, con la canzone “Paff bum”). 

A partire dai primi anni ’70 arriva il primo successo come: “4/3/1943”, e “Il gigante e la bambina”. Ma il Dalla più innovativo comincia a venir fuori dal ’74 al ’77, con la collaborazione col poeta Roberto Roversi. La coppia realizza album di notevole spessore, con sperimentazioni nei testi e nelle musiche. Dal ’77, un’altra svolta: Dalla diventa cantautore, e le vendite dei suoi dischi decollano a partire da “Com’è profondo il mare”. Nel 1978 realizza “Lucio Dalla”, uno dei dischi più importanti della musica leggera italiana, e probabilmente il più rappresentativo dell’artista bolognese, quello do “Anna e Marco”, “L’anno che verrà”, “Stella di mare”, classici immediati. Nello stesso periodo, l’amicizia con Francesco De Gregori sfocia in alcuni brani cantati in coppia (“Cosa sarà” e “Ma come fanno i marinai”), e un tour congiunto, “Banana republic”. Dall’esperienza, cui partecipa tra l’altro Ron, viene tratto un fortunatissimo album live. 

Negli anni successivi, accanto a dischi sempre accolti con grande favore da parte del pubblico, si dedica anche al lancio di gruppi e artisti spesso appartenenti alla sua Bologna: gli Stadio, Luca Carboni, Samuele Bersani. Ma nello stesso periodo, nell’86, incide “Caruso”, il suo maggiore successo: verrà ripresa anche da Pavarotti, e incisa in una trentina di versioni in tutto il mondo.

Grazie anche ad “Attenti al lupo”, nel ’90 “Cambio” diventa il suo disco più venduto (tuttora tra i più venduti della storia della canzone italiana). Ma è l’epoca dell’eclettismo: dirige la sua etichetta, la Pressing (per la quale incide la maggior parte degli artisti da lui scoperti), compone musiche per film, realizza programmi tv, dipinge e fa il gallerista, incide “Pierino e il lupo”, si cimenta con la musica classica, e continua la sua attività di talent-scout (le ultime sue proposte: Armando Dolci ed Enrico Papi). E continua a produrre musica fuori dagli e fuori dagli schemi sono le sue partecipazioni a Sanremo: nel 2009 come "padrino" di Iskra Menarini, sua storica corista in gara tra gli esordienti e nel 2012 come direttore d’orchestra di Pierdavide Carone, di cui è produttore.

Negli ultimi anni collabora nuovamente con De Gregori  e pubblica il suo ultimo disco nel 2011, “Questo è amore”, raccolta di canzoni meno note in cui spiccano anche un paio di duetti, tra cui quello con Marco Mengoni. Scompare improvvisamente il 1° marzo 2012 per un infarto, mentre era in Svizzera in tour, poche settimane dopo la sua partecipazione a Sanremo con Carone.

Lucio Dalla ha lasciato un marchio indelebile nella memoria di pubblico e artisti, mostrando come si può fare grande musica, usare la forma-canzone ma senza farsene limitare, scrivere grandi storie, senza mai essere banali, e con grandi melodie. La parola “genio” è abusata e sopravvalutata, ma se c’è uno che la merita nella musica italiana è Lucio Dalla.

 

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