Amore, frontiere, finanzieri e contrabbando. Labbra rosse, seni pesanti, sorriso e capelli “fermi come il lago”. E una melodia intensa e classicissima, entrata nella storia della canzone italiana. “Lugano addio” è il primo capolavoro di Ivan Graziani, il pezzo sulla nostalgia e sul ricordo che ne rivela il talento di autore e non solo di musicista, nonché il primo di una serie di struggenti ritratti femminili. È contenuto nell’album “I lupi”, l’album dove finalmente il suo stile chitarristico e canoro trovano un perfetto equilibrio. “Se con questo album riuscissi a far capire il rapporto diretto cantautore-musicista, la necessità di non separare queste due situazioni musicali, avrei ottenuto abbastanza”, aveva detto dell’opera precedente. Vale anche per “I lupi”. Grazie a questo album e al lavoro di altri musicisti contemporanei a Graziani come Eugenio Finardi o Edoardo Bennato, nasce in Italia la figura del cantautore rock.
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“I lupi” è il punto d’approdo dopo una lunga gavetta. Esce nel 1977, quando Ivan ha 32 anni. Abruzzese, folgorato dal rock’n’roll e dal beat, suona in vari complessi, come venivano chiamati all’epoca, da Nino Dale and His Modernists agli Anonima Sound con i quali pubblica 45 giri e partecipa al Cantagiro. I suoi coetanei di successo sono cantautori, lui è prima di tutto musicista. Per avere una chance si trasferisce a Milano
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