Luigi Tenco sarebbe diventato l’icona della musica italiana che è oggi, se 50 anni fa non fosse morto poco dopo la sua eliminazione dalla finale del Festival di Sanremo?
La domanda è legittima risposta è sì - anche se inevitabilmente con tempi e modi diversi. Al di là di quella tragica notte, ha lasciato un repertorio di canzoni che riflettevano il suo talento, le sue passioni (su tutte il jazz), il suo essere indisciplinato e fuori dagli schemi.
Poi, quel colpo di pistola nella camera 219 della dépendance dell'Hotel Savoy di Sanremo ha cambiato tutto.
Quelle parole, il suo testamento:
Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt'altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno.
E, dopo quelle parole e quel gesto, tutto il resto: le circostanze non sono mai state chiarite, hanno prodotto parole a non finire, libri e teorie che hanno messo in ombra la sua grande musica. Meglio stendere un velo pietoso, e ricordarlo per la sua musica.
Nato in provincia di Alessandria nel 1938, Tenco era cresciuto dopo la guerra a Genova, frequentando la locale scuola dei cantautori, iniziando a scrivere le prime canzoni nel 1958. Un anno dopo pubblica i primi 45 giri con la ricordi, inizialmente sotto pseudonimo (Gigi Mai, Gordon Cliff, Dick Ventuno), ottenendo successo con “Mi sono innamorato di te”, seguito dal primo eponimo album, nel ’62, alternando canzoni di critica sociale ad un filone più intimista.
Passa poi alla Jolly, quindi nel 1966 alla RCA con cui pubblica “Lontano lontano”, “Un giorno dopo l’altro”- Decdei di partecipare a Festival di Sanremo del 1967 con “Ciao amore ciao”, ma la sua canzone viene esclusa. In tutto, in vita, avrà pubblicato tre album più diversi 45 giri ed extended play, a cui si aggiungeranno negli anni numerose ristampe, ripubblicazioni, antologie con inediti.
Tenco ha incarnato a modo suo suo il malessere di di un periodo che, dì lì a poco, avrebbe portato ad una rivoluzione culturale, che però all’Italia sembrava ancora lontana. Assieme alla scuola genovese, le sue canzoni hanno generato un cambio di prospettiva radicale alla musica italiana, provando da toglierla dal pantano melodico sentimentale in cui spesso si arenava, e si sarebbe arenata per tempo ancora. Un Artista vero.
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