NEWS   |   Pop/Rock / 26/01/2017

da riscoprire: la storia di “Mindfields” dei Toto

da riscoprire: la storia di “Mindfields” dei Toto

“Mindfields” è il disco di un gruppo che cerca di rimettere assieme i pezzi e riallacciarsi a un’arte andata perduta. È l’album più vario dei Toto. La band americana si misura con una gran quantità di stili: rock FM, hard, ballads, rock-blues, country, prog, pop, reggae, per un totale di quasi 80 minuti di musica. Il disco segna una sorta di reunion: alla fine del tour per il ventennale, infatti, è tornato a far parte della formazione il cantante Bobby Kimball che aveva lasciato dopo il quarto album. “Sono i Toto originali”, dice il batterista Simon Phillips, “ma con uno stile attuale”. In mancanza di pezzi memorabili come “Hold the line” o “Rosanna”, i cinque musicisti donano una veste scintillante anche alle composizioni meno brillanti. L’album esce in Europa nel marzo 1999 e negli Stati Uniti ben otto mesi dopo: passati i fasti dei primi anni, la band è più popolare nel vecchio continente, dove il disco va meglio del precedente “Toto XX”. E difatti quando “Mindfields” esce finalmente negli Stati Uniti, in Europa è già stata pubblicata l’appendice dal vivo “Livefields”. Se non altro in patria, dove i Toto non ricevono un disco d’oro da una dozzina d’anni, “Mindfields” ottiene una nomination ai Grammy nella categoria Best Engineered Recording Non-Classical.

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Più che il lavoro di una band unita, che nel 1999 conta Steve Lukather (voce, chitarra), Bobby Kimball (voce), David Paich (tastiere), Mike Porcaro (basso) e Simon Phillips (batteria) più un cast notevole di musicisti aggiunti, “Mindfields” è il frutto della collaborazione fra piccole unità lavorative. 

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