Adele contro il secondary ticketing: più di 10.000 euro per i biglietti dei suoi concerti. E un manager accusa...
Adele ha da poco annunciato quattro concerti allo stadio di Wembley, a Londra, in programma tra la fine di giugno e l'inizio di luglio 2017. Si tratta di una vera e propria mini-residency che vedrà la diva pop britannica chiudere in bellezza il lunghissimo tour in supporto al suo ultimo album in studio, il best seller "25". Due di queste quattro date, quella del 29 giugno e quella del 1° luglio, sono già sold out. Le vendite per le altre due, invece, quella del 28 giugno e quella del 2 luglio, apriranno mercoledì 7 dicembre.
Anche se sono già esauriti sui canali ufficiali, i biglietti per assistere ai concerti del 29 giugno e del 1° luglio sono già ricomparsi su siti di secondary ticketing a prezzi maggiorati. Anzi, maggioratissimi, verrebbe da dire: si arriva anche a qualcosa come 9.000 sterline per un tagliando, circa 10.700 euro. I biglietti sono finiti sui siti di secondary ticketing già prima di finire in vendita sul sito ufficiale di Adele.
La cantante ha provato a fare guerra al bagarinaggio online collaborando con Songkick, piattaforma dedicata alla musica dal vivo che permette ai fan di scambiarsi i biglietti al prezzo stabilito sul circuito di vendita primario: una mossa simile a quella dei Pixies, che proprio come Adele hanno collaborato con Songkick.
L'accordo tra Adele e Songkick ha in qualche modo frenato il fenomeno del secondary ticketing: i biglietti dei concerti della voce di "Hello" presenti sui siti secondari sono "solo" 5.000. Un numero alto, è vero, ma comunque inferiore alla media, almeno per quanto riguarda eventi tanto importanti quanto i concerti di una popstar del calibro di Adele.
E in Inghilterra, proprio in questi giorni, si è tornati a discutere del fenomeno del secondary ticketing. Nelle scorse settimane, il parlamentare laburista Sharon Hodgson aveva denunciato la mancanza di un intervento delle istituzioni e invitato l'industria musicale a cercare soluzioni in autonomia. Ora, Ian McAndrew di Wildlife Entertainment, società di management londinese che cura gli interessi dal vivo di - tra gli altri Arctic Monkeys, Royal Blood e The Last Shadow Puppets - punta il dito contro manager e promoter: stando a quanto dichiarato da McAndrew al Guardian sarebbero proprio manager e promoter a consegnare i biglietti nelle mani dei siti di seconday ticketing, bypassando i canali di vendita ufficiali.