Norah Jones in concerto a Milano: la recensione

Norah Jones in concerto a Milano: la recensione

Per chi da un concerto live si aspetta emozioni forti, sudore e repentini cambiamenti di registro: il set di Norah Jones non fa al caso suo. Se invece si apprezzano le atmosfere soffuse, ma mai banali e ben eseguite, il registro tra lo smooth jazz e la canzone tradizionale americana, allora ieri sera agli Arcimboldi avrebbe goduto un bel po'.

Chi scrive ha un particolare debole per la cantautrice newyorkese, fin dall'esordio, l'inaspettato successo globale del 2002 (“Come Away with me”), e subito additato dagli snob della musica come il solito prodotto facile e normalizzato, ma che invece nascondeva un reale talento. Norah Jones arriva in Italia con questo tour per accompagnare il nuovo “Day Breaks” che, dopo una serie di dischi tra produzioni di Modest Mouse, colpi di fulmine country e featuring inaspettate (da Dave Growl a Q-Tip), segna il ritorno al suo sound originale, ma più maturo e personale. Si presenta al Teatro degli Arcimboldi con una formazione leggera (chitarra, basso, batteria, tastiere) ma precisa. Tuttavia è lei, seppur timida e minuta, a dirigere il concerto, alternandosi tra il piano e la chitarra.

Fin dall'iniziale “Day Break” e dalla seguente “I've got to see you again” si capisce quale sarà il mood del concerto, tra il sognante e il sospeso, tra il mood jazz e la classica canzone americana e con la voce vellutata sicura della Jones a cesellare il tutto. Ogni tanto sferra qualche zampata, figlia del periodo più “alt” della Jones come “Sinkin Soom” che esegue à la Tom Waits, con il chitarrista che gioca a fare Marc Ribot o nella più rock “Stuck” risvegliando da un certo torpore una parte del pubblico.

La Jones ringrazia e parla poco tra una canzone e l'altra, ma sa comunicare perfettamente con i suoi testi, come quando da sola al piano intona “My dear country” recitando “That nothing is as scary as election day”, quasi un instant song.

Quando prende la chitarra esce il suo lato più country e in quel frangente ci regala anche la morriconiana “Black” tratto da quel “Rome”, disco strano e bello di Danger Mouse e Daniele Luppi del 2011 dove lei partecipava con un paio di featuring. I grandi applausi del pubblico (Arcimboldi sold out) arrivano sui brani più noti dei primi due album tra cui una “Don't know why” più bluesy che ti fa capire ancora una volta come i talent non facciano molto bene alla musica (il pezzo è stato recentemente utilizzato in una pauntata “X Factor”. Un'altra segnalazione va fatta per “Don't be denied”, pezzo minore di Neil Young del 1973, contenuto nel nuovo disco, che la Jones fa suo dandogli nuova linfa.

Il concerto chiude con un encore di tre brani suonati in modalità “folktown” (tra cui “How Many Times Have You Broken My Heart?” di Hank Williams) con contrabbasso e strumenti acustici e che chiude un set di un'ora e quaranta che ci riporta una Norah Jones delle origini, misurata e senza grandi sorprese, ma con un'acquisita maturità esecutiva. Il pubblico esce soddisfatto.

(Michele Boroni)

SETLIST
Day Breaks
I've Got to See You Again
Out on the Road
What am I to you
Sinkin soon
Tragedy
Hey You
Come Away With Me
Black
Stuck
Burn
And Then There was you
Little Broken Hearts
My Dear Country
Don' t know Why
Don't Be Denied
Flipside
Carry On
Encore:
Sunrise
Creepin' In
How Many Times Have You Broken My Heart?

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