“Born to run”, cose scoperte leggendo l’autobiografia di Springsteen: Bruce vede la luce (in bianco e nero)
E' appena uscito nelle librerie di tutto il mondo "Born to run", l'attesa autobiografia di Bruce Springsteen. In questi giorni posteremo delle pillole, man mano che lo leggiamo: aneddoti, rivelazioni, curiosità. Ovviamente, è possibile qualche spoiler (ammesso che possano gli episodi di una biografia essere considerati tali...) Nel caso, comunque non andate oltre questo video...
Qua trovate le pillole precedenti: invece, trovate la recensione di "Chapter and verse", l'album (con inediti) le cui canzoni sono state scelte per accompagnare la lettura.
All'improvviso, a 7 anni, una botta di luce accecante inondò la vita di Bruce e dell'America tutta. Una luce di speranza, possibilità, eccitazione, sesso, ritmo; era una richiesta di gioia, una scappatoia dall'asfissiante monotonia di un sobborgo povero dove l'amore della famiglia non era abbastanza per potere guardare avanti; era una canzone di libertà. Era la rivoluzione in diretta TV. Era Elvis, una domenica sera del 1956 all'Ed Sullivan Show.
La rivelazione che cambiò la vita a Springsteen ha tante definizioni: un atomo umano che aveva spaccato il mondo a metà; un terremoto ambulante che agitava i fianchi; il viso di un Dionisio del jukebox il sabato sera. E aveva un significato: la scoperta di "un altro mondo sotto la cintola e sopra il cuore".
A posteriori, l'artista elaborerà ciò che il ragazzino di 7 anni non aveva potuto cogliere allora: l'avvento di Elvis sulla scena americana sdoganò un nuovo genere di essere umano, che faceva saltare le divisioni di genere e razza e diceva al paese bigotto che il divertimento era una prerogativa, e che poteva essere una richiesta.
Per diventare come lui, serviva una sola cosa: la chitarra, "il più grande strumento di seduzione che l'universo adolescenziale avesse mai conosciuto"...