The Original Misfits sono un po’ tarocchi?

The Original Misfits sono un po’ tarocchi?

Fino a che punto siamo disposti a cedere al fascino del karaoke propinato da band storiche che si “riuniscono” con formazioni improbabili? Ognuno ha i propri limiti. I miei sono evidentemente poco larghi, ma a quanto leggo online, non sono l’unico in questa situazione. E un po’ mi conforta.

Domenica sera (era il 4 settembre) i Misfits si sono esibiti sul palco del Riot Fest di Denver con Glenn Danzig alla voce, che per la prima volta dal 1983 tornava a suonare nella band insieme al bassista Jerry Only – che dal 1995, peraltro, si è assemblato la propria versione dei Misfits, con tanto di imprimatur del tribunale per l’utilizzo del nome, portando avanti un franchising che con i fasti del passato (a parte l’iconografia) non ha più molto da spartire.
Questa “reunion” vede alla batteria un improbabile – quanto blasonato – Dave Lombardo, alla chitarra Doyle Wolfgang von Frankenstein e l’inserimento apocrifo di un secondo chitarrista, nella persona di Acey Slade (che di mestiere per ora suona nei Blackhearts di Joan Jett). E già questo è sufficiente a smorzare un filino gli entusiasmi dei fan della vecchia guardia.

Perché Dave Lombardo, che è un dio, ma coi Misfits c’entra come le fragole sulla pizza ai peperoni?
Perché due chitarre nei Misfits?

La risposta potrebbe essere facilissima: serviva un batterista e qualcuno avrà suggerito che un nome di grande richiamo potesse essere la soluzione ottimale. Applausi. La strada più semplice, purtroppo, non sempre è la migliore. Con tutto il rispetto per Lombardo, avrebbe fatto meglio a rifiutare (immagino che a lui i Misfits piacessero anche, anzi non lo metto in dubbio… ma un’operazione così è troppo smaccatamente business e lui poco credibile nei panni del batterista horror punk – punto): il sentore di “prendi i soldi e scappa” è davvero fortissimo.
Per quanto riguarda, invece, la seconda chitarra evidentemente serviva qualcuno che tenesse in piedi la baracca e desse più corpo al tutto – gli anni passano, l’energia diminuisce e il tiro svanisce. Come insegna anche Jerry Only, che a quasi 60 anni è una specie di mostro gonfiabile da palco che spara pose e mosse da zombie cattivo, ma suona una nota sì e tre no.

Ora veniamo ai fatti, facilmente verificabili tramite i video postati online dai presenti. Il giudizio è piuttosto palese… il karaoke sembra essere riuscito bene, ma chi davvero ama e ha amato ciò che i Misfits di “Walk Among Us”, “Earth A.D./Wolf’s Blood”, del postumo “Static Age” e – perché no – di “Legacy of Brutality” (album di frattaglie, ma epocale) hanno rappresentato, non può non guardare a questa reunion come a una mezza baracconata per riempirsi il portafogli.
Del resto i Misfits senza Danzig non hanno mai attecchito più di tanto. E Danzig, con la sua band omonima, da ben più di 20 anni ha esaurito la carica dei primi tre album (che mischiavano un hard blues sepolcrale e sabbathiano a suggestioni gothic punk). Ora le due realtà insieme, in qualità di reduci, hanno il fascino di chi ha vissuto e fatto la storia, ma si portano dietro anche un imbarazzante alone da cover band di se stessi.

Non si può negare a nessuno la possibilità di lavorare e guadagnare con la propria musica e il proprio passato. Ma da qui a dire che le operazioni di questo tipo sono desiderabili e interessanti, il passo è davvero lungo. Forse la migliore metafora di ciò che sono i Misfits riuniti nel 2016 è data dall’immagine delle schiere di smarthpone illuminati che filmavano e fotografavano il loro set. Una sorta di meta-concerto, vissuto tramite il filtro del display, che richiama l’idea di meta-gruppo, che si propone attraverso il filtro del proprio passato, senza poterlo far rivivere pienamente.
Come è giusto che sia.

[a.v.]

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