Un corpus di 15 album in studio, oltre 30 anni di violenza thrash teutonica sui palchi di tutto il mondo: eppure i Sodom non sembrano patire lo scorrere del tempo. Uguali a se stessi, intramobntabili e sempre più rabbiosi, sfornano un nuovo album. Che ci è piaciuto nella sua coerenza e nella sua potenza esuberante:
Dai Sodom del possente Tom Angelripper non ci aspettiamo altro che massacro, distruzione, trituramento di ossa e malvagità gorgogliante. Dal 1985. E loro, anche al quindicesimo album, incredibilmente continuano a soddisfare i nostri istinti più biechi.
Capiamoci subito: puristi del rock, amanti della bella canzone, melomani, criticoni intellettuali, aspiranti addetti ai lavori con ambizioni da talent show, poppettari impenitenti e schizzinosi tipo il-metal-dio-che-barba-musica-per-ragazzini-frustrati possono tranquillamente andare in altri lidi a godersi il meglio del meglio del loro mondo: qui siamo al cospetto di un album che distilla violenza, ignoranza e prepotenza metallica senza un attimo di tregua. Come se fossimo ancora nel 1986/1987.