Lester o non Lester, questo è il dilemma

Nei primissimi anni Duemila, in concomitanza con una sorta di rinascita/recrudescenza di sonorità e attitudine rock’n’roll nel mainstream, tornò di moda – dapprima in circoli ristretti, poi di più ampio respiro – la figura di Lester Bangs (all’anagrafe Leslie Conway Bangs, nato il 14 dicembre 1948 a Puerto Escondido). Una figura di critico sui generis, della scuola di rottura, che elevò la critica rock a livello di genere letterario, piuttosto che di riempitivo per rubriche della pagina degli spettacoli o giornalismo di serie C per fare la gavetta in attesa di incarichi più blasonati. Lui, Groovy Greil Marcus, Robeet Christgau e pochi altri costituirono una specie di commando rivoluzionario dall’impatto devastante – per fortuna. Ma vi risparmio il bla-bla-bla da Wikipedia, son cose che si sanno o si possono sapere con due click ben piazzati.
Volevo andare a parare da un’altra parte: che fine ha fatto Lester Bangs, nell’anno di grazia 2016? Sul serio… non ne leggo più, non vedo più persone che lo citano o lo tirano in ballo ogni tre righe. E sapete una cosa? Mi sembra bellissimo.

Il lesterismo senza limitismo che si era scatenato, infatti, era insopportabile non tanto per la “moda” o la consapevolezza di non dividere più Bangs con pochi conoscitori (insomma, chi se ne frega…), ma piuttosto per il fatto che per tanti, troppi (tutti?) la sua (ri)rcoperta aveva significato una sorta di “liberi tutti” nello scrivere di musica, soprattutto a livello di testate online e ancor più fanzine/webzine. Per citare un famoso sketch della gang di “Avanzi” & c. (parliamo dei primissimi Novanta), l’atmosfera era stile “Siamo la Casa delle Libertà, facciamo un po’ come cazzo ci pare”, per cui, pronti via… ci trovammo con tanti lesterbéngs ansiosi e vogliosi di farci leggere le loro elucubrazioni musicali. Ci sono cascato anche io, a suo tempo, non mi chiamo certo fuori. E non posso, né desidero farlo, scagliare la prima pietra del senza-peccato.
Il punto è che non basta scrivere tutto di getto, con punteggiatura inesistente, piazzando bestemmie e parolacce ornamentali, per dare vita a un nuovo “Viaggio al termine della notte”. Non basta drogarsi, bere, andare in giro a insultare gente a caso e poi scriverne, per essere Hunter S. Thompson.

Idem per Bangs.
Il suo genio, come quello dei pochi altri citati, consiste nel rendere arte – o comunque prodotto ai confini con il reame del genio – cose che in teoria sappiamo fare tutti. Ma è il suo talento, la sua visione, la sua peculiarità intellettuale ad avere fatto l’abissale differenza, creando un gonzo rock journalism ineguagliato. Insomma, per citare un esempio stra-abusato: per essere un genio della pittura astratta non è che sia sufficiente fare macchie di colore o forme geometriche su un foglio… anche se in terza elementare sembra così.

Detto questo, forse ora è giunto il momento – e lo scrivo sottovoce (se mi passate il bisticcio) – di provare a riscoprire Bangs. Piano piano, senza far rumore. Godendoselo a piccole dosi (può effettivamente essere altamente nocivo per l’equilibrio psichico, se assunto in quantità massicce e senza pause: potreste anche ritrovarvi a mitizzare la figura del giornalista musicale e pensare che è tutto un turbine di “dischi gratis-concerti speciali in vip area-party selvaggi-groupies-buffet-alcool a fiumi”: la risposta è no, anzi NO, NO, NO, NO, NO e NO).
Prima abbiamo “usato” Lester nel modo più sbagliato (per noi, che lo credevamo una formula magica verso il gotha del giornalismo “ruock”); poi lo abbiamo messo in disparte, perché i tempi cambiano. Adesso potrebbe essere il tempo di studiarlo e capirlo. Ma mai tentare di imitarlo, abbiate pietà di voi.

[a.v.]

Per saperne di più:

"Deliri, desideri e distorsioni" (mini) minimum fax, 2013
"Guida ragionevole al frastuono più atroce" (mini) minimum fax, 2012
"Impubblicabile!" (minimum fax musica) minimum fax, 2008
"Deliri, desideri e distorsioni" (Sotterranei) minimum fax, 2006
"Guida ragionevole al frastuono più atroce" (Sotterranei) minimum fax, 2005
“Firmato Lester Bangs” di Jim de Rogatis, Arcana, 2002

 

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