E' davvero difficile descrivere sinteticamente quello che abbiamo visto ieri sera a San Siro (qui intanto il risultato della diretta live), perlomeno lo è se vogliamo giudicarlo attraverso i canoni di un concerto pop, uno dei tanti che in questi anni gli stadi e palasport hanno ospitato. Perché in realtà lo show di Beyoncé non è niente di ciò che abbiamo visto fino ad ora.
Al centro del set c'è un grande schermo alto 18 metri, che poi scopriamo essere un parallelepipedo i cui lati proiettano varie immagini e diverse prospettive dello show, i cui lati poi si separano, creano nuove finestre che ospitano a loro volta nuove immagini. Dai lati ci sono altri due piccoli schermi sotto i quali un po' nascosta suona la band e se mi chiedete di quanti musicisti è composta, io non vi so rispondere perché tranne un paio di assoli di batteria (già, di batteria) e di chitarra, i membri stanno tutti nella penombra e non vengono mai illuminati.
Insomma, questo gigantesco monolito è il grande protagonista del set e che trasforma lo show in uno strano ibrido tra cinema (all'inizio c'è addirittura la sigla del THX, quella che precede i film fracassoni nelle multisale, e in effetti i bassi si sentono molto), tv (c'è anche la parte delle 'filmine' della coppia Carter), videoarte (il concerto è diviso in 5 set inframezzati dai pezzi più arty del long video di “Lemonade” trasmesso da HBO), rendendo Bey e il suo corpo da ballo delle formichine lavoratrici che vanno su e giù per il gigantesco palco e la passarella a L con tanto di tapis roulant. Tanto poi il nostro sguardo torna sempre lì, al mastodontico monolito.
Dietro c'è una regia pazzesca e complicatissima con un'eccellente direzione di luci e fotografia; le immagini trasmesse sono così perfette che a volte ti viene il dubbio che non siano già registrate, specie quando il parallelepipedo si divide in due e la sua immagine si sdoppia, trovandosi faccia a faccia con se stessa.
Al centro comunque c'è sempre lei, Beyonce, che canta (tanto e bene, mai una sbavatura), cammina lungo il grande palco e la passerella, balla e, sempre a favore di telecamera, sorride e fa gli occhioni dolci, perennemente con i capelli mossi dal vento.
In due ore di concerto vengono eseguite più di 33 canzoni, spesso solo accennate, tratto dal vasto repertorio di Beyonce e Destiny's Child. Tutti i generi sono più o meno affrontati: dalle danze marziali dell'iniziale “Formation” “Run the World” e “End of Time”, ai pezzi più nigga (“Diva”, “Baby Boy”), dal rock jackwhitiano di “Don't hurt yourself” dove compare la chitarrista per un solo, fino allo swing di “Daddy Lessons” e ai pezzi da party (“Bootylicious”, “Naughty Girl”e “Party”) oltre alla solita manciata di ballad e slow jam come “1+1”, “Rocket” e “Irreplaceable”. Solo alcune canzoni dell'ultimo “Lemonade” vengono eseguite per intero, come la bella e difficile “All Night” (“Quella che preferisco cantare” dice Beyonce in una delle tante interazioni con il pubblico): Beyonce ha sempre una telecamera puntata addosso ed è davvero complicato bluffare con sovraincisioni della voce. Come è d'abitudine tra i cantanti afroamericani ci sono molte citazioni qua e là, non solo ai classici (“Love to Love me baby” di Donna Summer), ma anche a campionamenti celebri (“Bam Bam” di Sister Nancy usato recentemente da Kanye West) fino a frammenti dei migliori rapper, da Kendrick Lamar (“Swimming Pools - Drunk” dentro “Drunk in Love”) o il lanciatissimo Desiigner con “Panda”.
Tempo fa scrissi su un tweet che Prince era “intributabile”, perché ogni cover risultava il più delle volte offensiva nei confronti dell'autore: Beyonce invece esegue in modo esemplare “The Beautiful Ones” e poi lascia cantare direttamente lui da disco “Purple Rain” con il palco vuoto e lo schermo viola. Il miglior tributo che si potesse fare.
Sebbene non ci siano molto proclami all'empowerment femminile come si potevano aspettare, la scaletta segue una sua precisa narrazione e per questo vengono scelti brani piuttosto che altri più efficaci o popolari (non c'è “Single Ladies”, ad esempi) e verso la fine del terzo atto, passato il wow effect, si affaccia un senso di noia. Ma è solo un momento.
Il finale è roboante e tra i più spettacolari: “Freedom” e “Survivor” sono cantate nella piattaforma centrale piena d'acqua creando una scenografia e una coreografia unica e carica di significati. Cosa altro dire se non che, anche questa volta, il trono di Regina del Pop è solo suo.
SETLIST
Act 1
Formation
Sorry
Irreplaceable (Acapella)
Bow Down
Run the World (Girls)
Act 2
Superpower (Interlude)
Mine
Baby Boy
Hold Up
Countdown
Me, Myself and I
Runnin' (Lose It All) (Naughty Boy cover)
All Night
Act 3
Don't Hurt Yourself
Ring the Alarm
Mash up Destiny's Child (Independent Woman)
Diva
Flawless
Feeling Myself (Nicki Minaj cover)
Yoncé
Drunk in Love
Rocket
Partition
Act 4
Hip Hop Star / Freakum Dress (Interlude)
Daddy Lessons
Love on Top (Acapella)
1+1
Act 5
The beautiful ones (Prince cover)
Purple Rain (Prince song)
Crazy in Love / Bootylicious
Naughty Girl
Party
Encore:
Freedom
Survivor (Destiny’s Child)
End of Time (with "Grown Woman" sample)
Halo