"Roma, daje!": Bruce Springsteen al Circo Massimo - la recensione del concerto

"Roma, daje!": Bruce Springsteen al Circo Massimo - la recensione del concerto

Un tornado di musica e parole che colpisce dritto al cuore e che resta per sempre impresso nella memoria. Un concerto lungo tre ore e cinquanta minuti in cui, ancora una volta, Bruce Springsteen fa dimenticare al suo pubblico qualsiasi preoccupazione terrena, elevandolo a uno stato mentale superiore, al di sopra di tutto.

Per capire meglio quello che è successo al Circo Massimo ieri sera, nella terza data italiana di Springsteen dopo le due di San Siro del 3 e 5 luglio, si deve partire dalla fine. Al termine di una sempre emozionante “Thunder Road”, suonata in acustico e da solo, dopo l'uscita dal palco della E Street Band, Springsteen sorride e guarda l'immensa folla romana. E' realmente felice, come un bimbo al termine di una giornata al parco-giochi. Poi si avvicina al microfono e dice: “The E Street Band loves you. We'll be seein'.” E' proprio quel “ci rivedremo” a far esplodere di gioia gli oltre 60000 fan, quell'appuntamento a un futuro prossimo che riempe di gioia e speranza l'animo dei presenti. Perchè dopo un concerto del genere, la promessa di rivedersi ancora e passare un'altra notte di rock insieme è esattamente ciò che ogni springsteeniano vuole.

Il secondo frame che rimbalza alla memoria risale, invece, a poco dopo l'inizio del concerto, cominciato alle 20 e 20, dopo un pomeriggio di musica prima con Fabio Treves, poi con i Counting Crows - è rarissimo vedere degli "opener" ad un concerto di Springsteen, ma il posto e l'occasione sono speciali.

La gente è ancora incredula per ciò che ha appena ascoltato, in apertura: “New York City Serenade”, suonata con la sezione di violini dell'Orchestra Sinfonietta di Roma. Dieci minuti di pura estasi da cui è difficile riprendersi. La canzone, scritta nel 1973 per l'album “The Wild, The Innocent and the E Street Shuffle”, era stata suonata in Europa, prima di ieri sera, solo un'altra volta, sempre a Roma, nel 2013, sempre con gli archi. Ed è proprio in quel momento, mentre tra il pubblico ci si guarda con gli occhi pieni di lacrime che Bruce conquista definitivamente il Circo Massimo: “Roma, daje!”, a cui segue l'attacco potente di "Badlands".

Springsteen, come al solito, interagisce con la folla. “Summertime Blues”, al debutto assoluto in questo “The River Tour”, è infatti una richiesta del pubblico, così come lo è il vivacissimo uno-due “Boom boom” - “Detroit Medley”, che fa ballare e saltare tutto il Circo Massimo.

Ma l'altalena di emozioni targata Springsteen regala una struggente versione di “The Ghost of Tom Joad”, suonata in acustico con il Circo Massimo in religioso silenzio, per un pezzo tanto toccante quanto tecnicamente perfetto.
Il tempo scorre velocemente e il tramonto ha ormai lasciato spazio alla notte. “Bobby Jean” riesce sempre e comunque a emozionare, perché in fondo chiunque ha una persona che ha dovuto lasciar andare e a cui vuole semplicemente dire “good luck, goodbye”.

Una novità rispetto alle due date milanesi è rappresentata dalla presenza sul palco della “regina della E Street Band”, ovvero miss Patti Scialfa, che accompagna suo marito in “Tougher than the rest”. La notte romana assume i contorni epici con gli accordi iniziali di una “Drive All Night” intensissima e con il violino di Soozie Tyrell che introduce un'altrettanto meravigliosa “Jungleland”. Bruce Springsteen parla all'anima dei suoi fan, e la sensazione è che resterà impresso nei cuori per davvero tanto tempo quel “I just wanna see you smile and come on dream baby dream, baby dream” - sussurrato nel bel mezzo di “Drive All Night” , citando il pezzo dei Suicide spesso cantato in passato da Bruce. Qualche ora dopo, nella notte, arriva la notizia della scomparsa di Alan Vega, l'autore e una grande influenza di Bruce.

Gli “encore”, preceduti da una “Land of Hope and Dreams” dedicata alle vittime della strage di Nizza, coinvolgono tutta la platea romana che può così scaricare tutte le energie rimenenti.
Dopo l'ennesimo ritornello di "Shout" sembra davvero finita, ma ovviamente non lo è. Doveroso tributo ad una E Street Band in gran forma, armonica, chitarra e “Thunder Road”. Il Circo Massimo si ammutolisce per il suo Gladiatore. Lo ascolta, mormorando le parole di quella che è LA canzone, senza però volerlo disturbare. E poi lo ringrazia, con un lunghissimo applauso. Stavolta il concerto è finito per davvero. I fan si abbracciano commossi, ma felici. Perchè, come ha appena detto quel bambino che ha passato la giornata al parco-giochi, “we'll be seein'.”

(Gabriele Pappolla)

SETLIST:

01. New York City Serenade
02. Badlands
03. Summertime Blues
04. The Ties That Bind
05. Sherry Darling
06. Jackson Cage
07. Two Hearts
08. Independence Day
09. Hungry Heart
10. Out In The Street
11. Boom Boom
12. Detroit Medley
13. You Can Look (But You Better Not Touch)
14. Death To My Hometown
15. The Ghost of Tom Joad (solo acoustic)
16. The River
17. Point Blank
18. The Promised Land
19. Working On The Highway
20. Darlington County
21. Bobby Jean
22. Tougher Than The Rest
23. Drive All Night
24. Because The Night
25. The Rising
26. Land Of Hope And Dreams
27. Jungleland
28. Born In The USA
29. Born To Run
30. Ramrod
31. Dancing In The Dark
32. Tenth Avenue Freeze-Out
33. Shout
34. Thunder Road (acustica)

 

 

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