National e Father John Misty al Pistoia Blues: la recensione del concerto

National e Father John Misty al Pistoia Blues: la recensione del concerto

Ci sono almeno due momenti che i fan dei National aspettano come epifanie durante i concerti. Il primo è l’immancabile passeggiata di Matt Berninger in mezzo al pubblico. Già, perché a un certo punto del concerto il cantante fa impazzire i preparatissimi addetti alla sicurezza (e il poveraccio che deve far passare il cavo del microfono) e si avventura, mentre canta, nelle piazze, nei bar, sui tetti delle auto parcheggiate, o – come ha fatto ieri al Pistoia Blues – sulla tribuna laterale. Da lì, con attorno una piccola e crescente folla, ha eseguito il penultimo brano della scaletta, una potente versione di “Terrible love”, per poi riattraversare in larghezza l’intera piazza Duomo, riconquistare il palco e dare il via al secondo momento epifanico, l’esecuzione di “Vanderlyle crybaby geeks”, che come da tradizione viene lasciata interamente al coro del pubblico, con Matt che dirige e partecipa tenendo il microfono lontano dalla bocca. E c’è poco da fare, in quei momenti anche chi non va sempre pazzo per i dischi della band di Brooklyn non può non rilevare che la dimensione live funziona straordinariamente bene, e non farsi contagiare dal virus del divertimento.

Facendo un passo indietro, la serata era cominciata bene con l’apertura affidata a Father John Misty, una delle novità più interessanti degli ultimi anni, un autore brillante che ha pubblicato con questo nome due dischi solisti di grande qualità dopo aver fatto parte (quando ancora si faceva chiamare Josh Tillman) dei Fleet Foxes, seduto dietro alla batteria. Il suo set forse è cominciato un po’ troppo presto, quando c’era ancora piena luce (e caldo) e quando buona parte del pubblico probabilmente stava cercando parcheggio intorno al centro storico. Ciò nonostante è stata una performance intensa, abbastanza breve (11 pezzi, nessun bis), ma allo stesso tempo tirata e potente dal primo all’ultimo istante, con il protagonista che ha dimostrato di saper stare sul palcoscenico con una presenza forte, dimenandosi in una specie di balletto sinuoso alternato a vere e proprie esplosioni di energia che fondevano Nick Cave (per il rapporto con il pubblico) e Jim Morrison (per i crolli a terra). Anche musicalmente il concerto aggiunge una dimensione a Father John Misty, offrendolo in una versione più rock, più istintiva, facendo virare anche le canzoni dalla rotondità degli arrangiamenti in studio all’asprezza dell’esecuzione dal vivo.

Dopo il cambio palco è stata la volta dei National, che hanno alzato il livello dei decibel in modo molto deciso (con una resa sonora non proprio impeccabile, almeno all’inizio del set) coinvolgendo subito la piazza, che nel frattempo si era riempita (niente sold out, ma lo spazio è molto grande e raramente è stato stipato). Prima del finale raccontato all’inizio di questo pezzo, la band ha regalato una scaletta lunga, 24 brani (più sostanziosa rispetto alle apparizioni dei giorni precedenti) che ha dimenticato poco o nulla dei cavalli di battaglia. Siamo andati da “Don’t swallow the cap” a “Squalor Victoria”, passando per “Bloodbuzz Ohio”, “The day I die” e “Afraid of everyone”, “Slow show”, “I need my girl” (“This is for Rita in Dublin è la dedica di Matt), arrivando fino a “Pink rabbits” (con tanto di flash mob del pubblico, dotato di braccialetti fluorescenti rosa), “England” e “Fake Empire”, subito prima dei quattro brani dell’encore, tra cui “Mr November. Oltre all’omaggio ai Grateful Dead (una versione “nazionalizzata” di “Peggy-O”), ci sono stati anche tre pezzi nuovi, annunciati da Berninger come “Sometimes I don’t think”, “The lights” e “I’m gonna keep you”).

Come sempre i National hanno offerto un’alternanza di dolcezza, con le loro ballate più struggenti e il loro stile elegantemente compassato, ed energia, contenuta nei molti momenti di fragore e nelle impennate del frontman, che ha tenuto l’attenzione su di sé passeggiando in lungo in largo per il palco e poi, come raccontato, per la piazza.

(Lorenzo Mei)

FATHER JOHN MISTY SETLIST
1)    Hollywood forever cemetery sings
2)    When you're smiling and astride me
3)    Only son of the ladiesman
4)    Nothing good ever happens at the goddamn thirsty crow
5)    Chateau Lobby #4 (in C for two virgins)
6)    Bored in the USA
7)    Holy shit
8)    True affection
9)    I'm writing a novel
10)    I love you, honeybear
11)    Ideal husband


THE NATIONAL SETLIST
1)    Dont swallow the cap
2)    I should live in salt
3)    Sea of love
4)    Bloodbuzz ohio
5)    Sometimes i dont think (new song)
6)    The day I die
7)    Hard to find
8)    Peggy-o (Grateful Dead cover)
9)    Afraid of everyone
10)    Squalor Victoria
11)    I need my girl
12)    This is the last time
13)    Find a way
14)    The lights (new song)
15)    Slow show
16)    Pink rabbits
17)    England
18)    Graceless
19)    Fake empire
20)    About today

Encore

21)    I'm gonna keep you (new song)
22)    Mr November
23)    Terrible love
24)    Vanderlyle crybaby geeks

 

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