Bob Dylan, che da adolescente si cimentò con la boxe, ha omaggiato il leggendario campione di pugilato Muhammad Alì scomparso lo scorso 3 giugno all’età di 74 anni.
Dal proprio sito il cantautore di Duluth ha ricordato Alì con queste parole: "Se la misura della grandezza è quella di allietare il cuore di ogni essere umano sulla faccia della terra, allora era veramente il più grande. Comunque è stato il più coraggioso, il più gentile e il più eccellente degli uomini".
Le strade di Alì e Dylan, entrambi simboli di quegli indimenticabili anni sessanta, si incrociarono più di una volta. Nella sua canzone del 1964 “I Shall Be Free No 10”, Bob Dylan cantò di Alì, che allora si chiamava ancora Cassius Clay. Dopo che sconfisse Sonny Liston e diventò campione del mondo dei pesi massimi per la prima volta. Dylan cantò: “I was shadowboxing earlier in the day/I figured I was ready for Cassius Clay”.
Il pugile salì sul palco a un concerto di Bob Dylan a New York nel 1975, dopo che Dylan pubblicò la canzone “Hurricane” per protestare contro l’ingiusta condanna per omicidio del pugile Rubin "Hurricane" Carter. Ali, quella volta, dal palco, con la moglie e la figlia di Carter, telefonò a Rubin in prigione. Dylan, invece, era presente a New York nel 1971 quando Alì perse il titolo contro Joe Frazier.