Jim Kerr (Simple Minds) a Rockstar: ‘Ecco come vivo’

“Amo Bono, ha scritto grandi canzoni, è un mito, si è battuto contro il debito pubblico, ma non l’ho mai sentito, nemmeno una volta, pronunciare la parola ‘Palestina’.

Me lo spiego solo se penso che l’industria musicale e cinematografica sono sotto l’influenza di Israele”. Jim Kerr, leader dei Simple Minds, si racconta a Massimo Cotto in un’intervista che uscirà sul numero di ottobre di Rockstar, da domani in edicola. Raggiunto a Taormina, dove ha aperto l’hotel Villa Angela, ha parlato di tutto. Questi alcuni dei temi trattati. Il calcio: “Ho formato una piccola squadra chiamata Celtic Taormina. Giochiamo contro altri paesi siciliani. Il problema è che ho 45 anni e i miei giovani avversari vanno giù duro. E quando dico a chi mi è appena andato via, ‘pensavo fossi un fan dei Simple Minds’, lui risponde puntualmente: ‘Ma lo sono. È per questo che ti dribblo’. Così mi sono fatto amico l’arbitro. È più facile corrompere un arbitro che un avversario, a meno che non giochi in serie A”. Il rock: “Un tempo era la mia unica ragione di vita, ora non lo è più. Quando suono con i Simple Minds, quando salgo sul palco, per quelle due ore la musica è la mia unica ossessione, la mia sola compagna. Ma quando scendo, diventa uno dei miei interessi. L’età mi ha spinto ad apprezzare alla stessa maniera una bella canzone e la cura del mio orto, anche se il confronto può apparire blasfemo. Non sono Prince, ho una vita normale. Esco senza guardie del corpo, parlo con la gente, mi diverto. Vivo”.


La guerra: “Qualche mese fa ho seguito le commemorazioni per la fine della Seconda guerra mondiale. Sessant’anni dopo, si parla ancora di distruzioni di massa, deportazioni, sangue, prigionieri, sadismo. Mio nonno era a Messina, durante la guerra, con le truppe britanniche. Ricordo che, quand’ero piccolo e gli chiedevo di raccontarmi com’era la guerra, lui diceva: ‘Sono stato ovunque, in Africa e in India, ma non c’è niente come la Sicilia’. E noi: ‘Perché, nonno?’. ‘Grande paese, grande gente’. Poi faceva una pausa teatrale e aggiungeva, sognante: ‘E le donne sono fantastiche’. E mia nonna lo guardava duro: ‘Torna in Sicilia, allora’”.
I figli: “Infinitamente più facile essere una rockstar che un buon padre, perché sei responsabile solo per te stesso. I miei figli sono fortunati perché non hanno mai avuto problemi di soldi, ma avrebbero potuto crescere in una famiglia unita, senza divorzi e altri figli che si aggiungevano ogni volta. Yasmine fa l’attrice e comincia a capire le trappole del mondo dello spettacolo; James pensa solo al calcio. Per ora. James è il mio fallimento. Essendo nato a Londra, tifa Inghilterra e non Scozia”.

Il cinema: “Amo il cinema europeo, italiano in particolare. Odio il cinema americano. Mi rifiuto di guardare Leonardo Di Caprio. Non credo che uno come lui possa dirmi qualcosa di importante, emozionarmi. Ricordo un episodio, proprio qui a Taormina. È il 1988, alloggio al San Domenico Palace. Scendo per la colazione. È molto presto, c’è una sola persona oltre a me. Indosso un paio di pantaloni che non esiterei a definire imbarazzanti, un errore grossolano. Uno schifo. L’uomo all’altro tavolo mi guarda. Mi ascolta ordinare la colazione in inglese, poi mi chiede: ‘Are you scottish’”. ‘Yeah’. ‘Well, I love your 'pantaloni'’. Mi metto a ridere. Lui riprende: ‘No, don’t laugh, they are fantastic’. Parla un buffo inglese, si muove di continuo sulla sedia. Sembra Woody Allen. Domando se è in Sicilia in vacanza. Risponde di no, è qui per lavoro. Chiedo: ‘Sei un regista?’. ‘I don’t know’. ‘Sei un attore?’. ‘I don’t know’. ‘Sei un uomo di spettacolo?’. ‘I don’t know‘. ‘Insomma, cosa fai?’. ‘I don’t know’. Era Roberto Benigni, all’epoca di ‘Johnny Stecchino’”.
Infine, il nuovo disco: “Prossimamente. Ma dobbiamo attendere ancora un po’. Abbiamo un passato e una storia da difendere. Fino a quando il disco non sarà all’altezza del nostro cammino, rimarrà fermo. Simple as that”.
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