L'artista conosciuto come Prince: la storia e l'importanza di un genio della musica

L'artista conosciuto come Prince: la storia e l'importanza di un genio della musica

Artista. La parola viene usata ed abusata spesso, nella musica. Ma Prince Rogers Nelson era uno dei pochi cantanti degli ultimi decenni a potersene fregiare a pieno titolo. Anzi, è una parola che gli stava stretta, esattamente come gli stava stretto quel nome, che ad un certo punto abbandonò per un simbolo e per l’acronimo TAFKAP. The artist formerly known as Prince.

Funk, r’n’b, psichedelia, pop, rock e quant’altro: è difficile trovare un genere musicale che Prince non abbia frequentato e nel quale non abbia prodotto un album o canzoni memorabili. La sua discografia è un caleidoscopio,  le sue performance ancora più leggendarie; sul palco, dal vivo era uno dei più grandi in circolazione: piccolo, minuto, eppure in grado di riempire un palco con la sua sola presenza. Storiche le sue battaglie contro gli schemi e i meccanismi dell’industria della musica, che non riusciva mai a stare al passo della sua creatività infinita.

Era nato il 7 giugno 1958 a Minneapolis, e a quella città è rimasto legato fino alla fine - lì è morto, e alle porte della città c’era la sua residenza “Paisley park”, quella dove ha organizzato un party sabato scorso, e per qualche minuto si è fatto vedere per l’ultima volta. Orecchio totale e assoluto fin da piccolo, ereditato dal padre, si dice. E fin da piccolo impara a suonare una gran quantità di strumenti - enorme chitarrista, diventerà uno dei migliori interpreti dello strumento in circolazione nei suoi anni. Ma più che al rock, rimarrà legato soprattutto al suo funk, dal quale si allontana e al quale ritorna sempre.

Debutta nel ’78 con “For you”, e nel 1979 bissa con “Prince”: la sua poliedricità, e la sua voglia di controllo totale della propria musica lo portano a fare tutto da solo. In questo periodo pubblica un disco all’anno, arrivando al successo, ma soprattutto sviluppando un’idea assolutamente geniale e diversa di musica, che unisce l’eredità dei suoni black con la tecnologia (i synth, le drum machine), il rock e il pop.  Il primo capolavoro è “1999” del 1982 (con la title-track e “Little red corvette”) a cui due anni dopo fa seguito il progetto “Purple rain”. Album e film lo portano se possibile ancora più in alto: verrà certificato come uno dei dischi più venduti di sempre (20 milioni di copie) e vincerà pure un Oscar, per la migliore colonna sonora. Rimarrà nella storia soprattutto grazie a “Purple rain”, ballata rock (influenzata, si dice, da Bob Seger) con uno spettacolare assolo di chitarra finale: ancora oggi è forse la sua canzone più nota, all'interno di un repertorio sterminato.
 
E’ uno dei più programmati da MTV, che pure in questo periodo viene spesso accusata di razzismo nei confronti degli artisti di colore; si circonda di donne bellissime e sue protette che lo affiancano sul palco. Sfoga la sua creatività anche come produttore (Wendy & Lisa, Vanity, Apollonia, Jill Jones, la rediviva Chaka Khan, Sheila E.) o regalando canzoni che diventano hit per altri artisti (“Manic monday” per le Bangles, o “Nothing compares 2 u”, interpretata prima dai Family e, qualche anno dopo con successo enorme, da Sinead O’Connor ).

Nel 1985 Prince inaugura la sua etichetta, la Paisley Park, che rimarrà anche il nome della sua residenza: la psichedelia di “Around the world in a day”  spiazza il pubblico; tenta nuovamente l’accoppiata film-disco ma “Under the cherry moon”, è un fiasco (mentre “Kiss”, da “Parade”, è un successo). Del 1987 è il suo capolavoro assoluto: il doppio “Sign o’ the times”, il momento in cui la sua creatività si cristallizza in un insieme di canzoni ineguagliabili.

Subito dopo, la prima lite con la Warner, la sua etichetta: il “Black album” viene bloccato perché ritenuto non commerciabile, ma circola in versione illegale. E’ il primo atto di una lotta sul controllo creativo e dei ritmi di pubblicazione che qualche anno dopo, nel 1992 lo porterà a rinunciare al proprio nome facendosi ritrarre con la scritta “Slave” sulla guancia. “The Gold experience” (1995) è il miglior disco di questo periodo, decisamente più complicato.

Nel 1998  sperimenta il rapporto con Internet, con cui avrà una relazione di amore e odio: spiazza tutti e decide di vendere solamente on line il triplo “Crystal ball” - ma negli anni combatterà  contro la rete e le sue varie incarnazioni, dal download a Youtube (dove ogni video di Prince viene cancellato quasi immediatamente dopo l’upload) fino allo streaming: i suoi ultimi suoi dischi “HITNRUN” vengono pubblicati su Tidal, ma il suo catalogo è irreperibile sulle altre piattaforme.

Nell’ultima fase della sua carriera Prince ha prodotto dischi di buon livello, tra alti e bassi, tornando a lavorare con la discografia con la forma della “licenza” (album prodotti autonomamente con la sua NPG e dati in gestione di volta in volta). Torna anche a lavorare con la Warner nel 2013 con “Plectrumelectrum” e “Artofficialage”. "HITNRUN PHASE TWO", pubblicato nel dicembre 2015, è il suo ultimo disco di studio.

Dal vivo, invece, Prince è rimasto uno dei più grandi performer in circolazione, sebbene i suoi tour e i suoi concerti fossero spesso soggetti alle sue bizze e ai cambiamenti d’idea: più di una volta annunciati e annullati. In Italia si è esibito per la prima volta nel 1987, nel famoso e leggendario tour di “Sign o’ the times”, e l’ultima volta nel 2011, a Umbria Jazz - ma un concerto stava per essere annunciato lo scorso dicembre, per quel tour piano e voce previsto in Europa, poi spostato in seguito ai tragici fatti del Bataclan. Una cosa simile era successa nel 2006: concerto, annunciato all’ultimo, poi annullato. Ma quando saliva sul palco ipnotizzava chiunque, ed era in grado di suonare per ore ed ore.

Ci lascia uno dei più grandi cantanti/musicisti di tutti i tempi, pochi mesi dopo un altro gigante della musica, David Bowie.

La lista di canzoni da farvi ascoltare sarebbe enorme, così vi lasciamo con questo video, che mostra chi era Prince: ad un concerto tributo per George Harrison si esibisce su “While my guitar gently weeps" con il figlio del Beatle, Dhani, Jeff Lynne, Stevie Winwood e Tom Petty. Indispettito dal  ruolo di frontman di quest'ultimo, si riprende la scena con uno spettacolare assolo in cui ci sono il suo carisma, la sua potenza scenica e il suo gusto musicale.

(Gianni Sibilla)

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