Jain, la francesina figlia del multicult canta la gioia di vivere - INTERVISTA

Jain, la francesina figlia del multicult canta la gioia di vivere - INTERVISTA

Jain non dimostra uno in più?dei suoi 24 anni. Risponde alle domande in modo gentile e laconico svelando il meno possibile di se stessa. Si chiama Jeanne, ma il resto del nome non lo svela, dice che mamma e papà?non vogliono essere al centro dell'attenzione, ma a quanto pare il cognome è Galice. Si limita a geolocalizzare la sua vita: è?nata a Tolosa, ma ha vissuto per via del lavoro del padre nell'industria degli idrocarburi in giro per il mondo, fra Ponte-Noire, Dubai, Abu Dhabi, e poi a Parigi. Da noi l'album di debutto "Zanaka" ("bambino", in lingua malgascia) esce il 22 aprile, in Francia gira da novembre ed è?disco d'oro. Lei annuncia felice che il quotidiano Le Parisien l'ha indicata come la seconda artista più programmata nei festival estivi francesi dopo i riformati Louise Attaque. Il singolo "Come" è arrivato al primo posto della classifica francese, da noi è?stato fra i dieci più?trasmessi dalle radio. Magari una delle 14.500.000 visualizzazioni del video è?vostra: è quello della ragazza col vestito nero con polsini e collo bianchi che si moltiplica, un po' per divertimento, un po' per rappresentare l'identità mista di questa chanteuse multicult che ha preso ritmi e suggestioni dai Paesi in cui ha vissuto e li ha mischiati con l'elettronica.

"La musica che mescola stili e culture è?il risultato dei miei viaggi", afferma. "é musica sincera, perchè?mi rassomiglia, non è?roba preformattata da qualcun altro". Figlia di un francese di una franco-malgascia, Jeanne comincia a fare musica molto presto, quando si trova nel Congo-Brazza. All'incirca otto anni fa, carica su MySpace (sì, esiste ancora) un demo di "Come" che la porta all'attenzione del suo attuale manager. Trasferitasi a Parigi, a 18 anni d'età, scopre l'elettronica e finisce nelle mani di Yodelice, che ha arrangiato l'album mischiando programmazioni e strumenti suonati, soprattutto chitarre, tastiere e tromboni. E’ un disco volutamente solare, positivo, in cui si descrive una società?depressa ("Hope") e persone ingabbiate nella loro quotidianità?("Mr. Johnson") al fianco di incitamenti a vivere senza paura ("Heads up") e rivendicazioni della propria serenità?("So peaceful"). "Sono canzoni nate per consolare me stessa nei momenti più tristi", spiega. "In ogni pezzo, anche il più malinconico, c'è sempre un elemento positivo. Sono canzoni terapeutiche". Lo spirito positivo è?espresso anche dal nome d'arte che ha scelto e che richiama la religione jainista. "Mi ha colpito una loro massima: non essere deluso se perdi e non essere orgoglioso se vinci. Mi ha fatto capire che non avevo nulla da perdere mostrando alla gente quel che facevo".

Se "Lil mama" è?una dedica alle donne congolesi che gestiscono la famiglia, "Makeba" con la sua frase tormentone "Makeba ma què bella" nasce dall'ammirazione per la grande cantante sudafricana. "é come se fosse una di famiglia, quand'ero piccola in casa la si ascoltava parecchio. Poi ho scoperto la grandezza del personaggio, le sue prese di posizione antirazziste. Amo anche Nina Simone, Ella Fitzgerald, Janis Joplin", e pure il nigeriano ?ber cool William Onyeabor, e l'hip-hop. Dice che non si è mai posta il problema dell'appropriazione culturale, "so da dove arrivo, sono cresciuta con la musica africana", afferma che non canta in francese "perchè?la lingua del viaggio ? l'inglese" e si definisce una bedroom composer. Dal vivo si esibisce in solitudine. Suona la chitarra, usa una loop station per costruire le armonie vocali e manovra i campionamenti con una combinazione di Akai APC e Ableton. "Ho già?scritto tre nuove canzoni", dice. "Una è sugli attentati di Parigi dove una mia amica è rimasta ferita, s'è?presa otto pallottole. S'intitola 'Paris' ed ? una dichiarazione d'amore alla città". Una musica come la sua, così?carina e leggera, ha la forza di raccontare un tale dramma? "Lo ascolterete".

(Claudio Todesco)

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