Credits: Sebastiano Tomà / Concessione in uso a Rockol
"Leonard Cohen", monaco senza virtù - il cantautore canadese, oggi buddista, spiega la sua scelta di vita", titola "Il Giorno". Elena Comelli ha intervistato il 63enne musicista ritiratosi sulle montagne di San Gabriel, non lontano da Los Angeles, nel Mount Baldy Zen Center, in compagnia di un "roshi", monaco giapponese 92enne di cui è diventato il segretario tuttofare. «La vita che conduco adesso si può accettare soltanto per amore. (...) Se non fosse per il "roshi", Leonard Cohen non esisterebbe. (...) E' difficile spiegare esattamente perché lo faccio. Del resto nessuon sa esattamente perché sta facendo qualcosa. (...) In realtà il fatto è che non mi va di essere il più vecchio cantautore sulla breccia». Tuttavia Cohen confessa di non essere riuscito a rinunciare alla scrittura. «Mi succede continuamente: è delizioso e orribile. (...) Ora sto scrivendo sulla nostalgia per un futuro "Book of longing". Ma il nome del monaco Cohen è Jikan, il Silenzioso. Sono sicuro che arriverà anche il silenzio, prima o poi».
Conclude l'intervista una riflessione sulla musica che si trasforma in digressione sull'intera società. «Siamo in un momento di grande confusione. Nè la musica nè la letteratura possono rappresentare l'ampiezza della crisi. Ho l'impressione di assistere a un diluvio biblico che ci devasta. Ognuno di noi tenta di salvarsi aggrappandosi a una cassetta di arance, e ci passiamo accanto l'un l'altro in questo enorme fiume gonfio d'acqua che ci porta via sommergendo tutti i punti di riferimento e tutti i nostri averi. E la gente insiste, in queste circostanze, a considerarsi di destra o di sinistra. Francamente mi sembrano pazzi».
Conclude l'intervista una riflessione sulla musica che si trasforma in digressione sull'intera società. «Siamo in un momento di grande confusione. Nè la musica nè la letteratura possono rappresentare l'ampiezza della crisi. Ho l'impressione di assistere a un diluvio biblico che ci devasta. Ognuno di noi tenta di salvarsi aggrappandosi a una cassetta di arance, e ci passiamo accanto l'un l'altro in questo enorme fiume gonfio d'acqua che ci porta via sommergendo tutti i punti di riferimento e tutti i nostri averi. E la gente insiste, in queste circostanze, a considerarsi di destra o di sinistra. Francamente mi sembrano pazzi».
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