Public Service Broadcasting dal vivo al Biko di Milano, 11 marzo 2016: la recensione del concerto

Public Service Broadcasting dal vivo al Biko di Milano, 11 marzo 2016: la recensione del concerto

La rivincita dei nerd. Una serata in cui la forza evocativa di voci registrate cinquant’anni fa riprende corpo nella moderna musica - che attinge dal passato ma che guarda al futuro - degli scienziati occhialuti Public Service Broadcasting.
Il Biko di Milano è la prima delle tre tappe italiane - a seguire Bologna e Roma - della nuova tranche del tour a supporto di “The Race for Space”, concept sulla corsa allo spazio, una delle grandi arene di battaglia della rivalità ideologica e culturale della guerra fredda che tra la metà degli anni ’50 e gli anni ’70 vide fronteggiarsi le due superpotenze in un testa a testa carico di grandi successi e momenti drammatici.
Tra lanci di missili, satelliti, allunaggi e missioni esplorative, a riportare in auge lo spirito di quei tempi ci pensano dunque i PSB. Sono in tre ma hanno strumentazioni e tecnologie che farebbero invidia alla Nasa. Tra moderni Macbook e pedaliere d’ogni sorta, cavi e lucine colorate, il palco ricorda la sala di controllo di un vecchio film di fantascienza. Salgono sul palco verso le 23 circa, in formazione a tre: J. Willgoose Esq., il papillon del trio all’elettronica e chitarre, Wrigglesworth alla batteria e percussioni di sorta, e il terzo elemento aggiunto JF Abraham al basso, tastiere e flicorno - ai più una semplice tromba ma come hanno tenuto a precisare se ne differenzia per il suono.
La loro musica ha radici profonde nel passato. Utilizzano per i loro brani il materiale storico della library della tv di stato inglese: vecchie registrazioni vocali di informazione pubblica, slogan di propaganda e filmati d’archivio. Non una voce arriva dai tre musicisti e per loro parla un computer che ricorda il vecchio Sapientino Clementoni - già, siamo comunque nel campo della tecnologia retrò - che, opportunamente comandato, non perde occasione di ringraziare il pubblico con il suo robotico accento ultra-british. “Hello Milàno” sarà lo slogan della serata e a ogni sua apparizione regala un applauso da parte del pubblico.
La rotta interstellare comincia con il volo di “Sputnik” a portare il pubblico ben oltre i confini del Biko. I visual che accompagnano la performance sono vera e propria musica per gli occhi ed è davvero difficile riuscire a separare le gesta dei tre musicisti dai filmati che vengono proposti per sincronizzare la loro musica. Parole di speaker d’altri tempi scandiscono le fasi del percorso e i brani si trasformano in liquidi viaggi sonori che riportano le lancette dell’orologio a parecchi decenni addietro. Scorrono in bianco e nero le immagini di grandi imprese spaziali, astronauti coraggiosi, politici dai larghi sorrisi beffardi e gente comune che ne segue le vicende con entusiasmo. Tra episodi più eterei e riflessivi e fasi ricche del beat trascinante di batteria e basso non mancano momenti intensi come le vicende dell’Apollo 13 su “Other Side” e una toccate carrellata di immagini sulla vita ai tempi della guerra con un terrena e fortissima “If war should come”.
Dopo una breve pausa i tre ritornano sul palco con un bis di chiusura incentrato sul tema delle grandi esplorazioni, con il power funky di Gagarin, dedicata al cosmonauta russo, primo uomo ad aver “varcato i confini dell’ignoto” - di cui in questi giorni è appena ricorso l’ottantaduesimo anniversario della nascita - e una Everest che ci riporta tutti sulla Terra, ma dal suo punto di osservazione più vicino alle stelle. Fine delle trasmissioni.
(Marco Di Milia)


SETLIST
Sputnik
The Now Generation
Theme from PSB
Signal 30
Night Mail
Korolev
E.V.A.
ROYGBIV
If War Should Come
Spitfire
The Other Side
Go!
Gagarin
Everest

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