In morte di Giuni Russo

In morte di Giuni Russo
Non era facile cercare di essere amici di Giuni Russo. Io ci ho provato per più di vent’anni, e so di esserci riuscito solo a tratti - solo quando a lei faceva piacere che fossimo amici. Lo scrivo adesso, ma lei sapeva come la pensavo - vero, Antonietta? Come tutte le persone di carattere, Giuni era capace di avere un pessimo carattere (“Se fossi più simpatica sarei meno antipatica”, cantava appunto). Ma quando vuoi bene a una persona, la apprezzi, la ammiri, sei disposto ad accettarla così com’è. E a Giuni ho voluto bene, l’ho ammirata molto come artista - fin dall’inizio degli anni Ottanta, quando l’ho conosciuta di persona, ma anche da prima, da un suo strano album su etichetta BASF intitolato “Love is a woman” - e l’ho apprezzata come donna. Sì, lo so: era umorale, irritabile, a volte feroce nelle sue inimicizie, a volte - come capita a molti artisti - più pronta a chiedere che a ringraziare. Ma era una donna davvero fuori dall’ordinario, fin quando è stata bene. E quando ha cominciato a star male è stata una donna straordinaria. Non ha mai, nemmeno per un momento, voluto che si sapesse della malattia che la stava mangiando. Ha affrontato con coraggio e fierezza il dolore, appoggiandosi a ciò in cui credeva: lo spirito, e la voce - la sua voce. La tenacia con la quale ha continuato a cantare, anche in questi suoi ultimi anni tremendi, ha avuto un che di eroico, di sublime - o di folle, di meravigliosamente folle.

Anche per questo - non solo per questo - ho cercato, insieme a non molti altri, di sostenerla in questo suo sforzo. Anche per questo sono, adesso, già incazzato. Perché da oggi cominceremo a sentire e a leggere le parole dei coyote: di quelli che se la sono dimenticata per anni, di quelli che quando ha avuto bisogno non l’hanno aiutata, di quelli che non hanno voluto darle una mano.
Vi conosco tutti, uno per uno, per nome e cognome: voi che l’avete aiutata, e siete pochi. E voi che non l’avete aiutata, e siete tantissimi. Voi che non avete voluto ristampare in Cd il suo album più epocale e magistrale, “Energie” - e ve l’ho chiesto, almeno tre volte, anche io personalmente. Voi che non avete voluto parlare e scrivere dei suoi ultimi, faticosi, imperfetti lavori. Voi che non avete accolto la richiesta di invitarla, almeno una volta, a quella rassegna di amici del grande tenore alla quale hanno partecipato cani e porci - e per lei, che invece era fra i pochissimi ad averne i meriti e le qualità, sarebbe stata una soddisfazione, benché tardiva. Voi che da adesso, da domani, vi riempirete la bocca e le pagine delle solite belle parole, quelle che si dicono dei morti. Vi auguro di annegare nei vostri dischi invenduti, di soffocarvi con le vostre parole, di strozzarvi con la carta dei vostri giornali: voi ipocriti, voi falsi, voi bugiardi, voi sepolcri imbiancati.

Abbiate il pudore di tacere. Almeno quello. Lasciate che ascoltiamo la voce di Giuni, così forte e pura da salire in cielo senza sforzo.
(fz)
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