Da riscoprire: la storia di “Metallo non metallo” dei Bluvertigo

Da riscoprire: la storia di “Metallo non metallo” dei Bluvertigo

Il 1997 è un anno cruciale per il rock italiano di nuova generazione.

La musica di matrice chitarristica ha negli Afterhours e nei Marlene Kuntz gli esponenti migliori. Manuel Agnelli produce Cristina Donà. Debuttano i Subsonica e i Casino Royale solidificano le proprie posizioni. Il combat folk prospera nei percorsi di musica sghemba degli Yo Yo Mundi e nella grande famiglia dei Modena City Ramblers. MTV sbarca in Italia e guarda con attenzione ai fermenti di casa nostra. Alle etichette indipendenti s’affiancano le multinazionali del disco che fondano label specializzate come Black Out o Catapulta, che pubblica “Rosemary plexiglas” degli Scisma. Quando i C.S.I. arrivano al numero uno in classifica con “Tabula rasa elettrificata” si grida alla svolta culturale. In questo contesto si muovono i monzesi Bluvertigo. Sono diversi. Sono pop, guardano al post punk, al glam, alla new wave elettronica. Mettono assieme Japan e Franco Battiato, ironia e pensiero. Il 1997 è anche il loro anno: grazie al successo a scoppio ritardato del singolo e del video di “Fuori dal tempo”, il secondo album “Metallo non metallo” supera le 100.000 copie vendute e li spinge fuori dall’underground. L’Italia scopre una band antitesi dell’idea di rock che si è consolidata negli anni del grunge e un personaggio controverso e fuori dagli schemi, il cantante, autore, bassista, produttore, ideologo della band Marco Castoldi, in arte Morgan.

Secondo lavoro di una“trilogia chimica iniziata con “Acidi e basi” e chiusa con “Zero” – un viaggio che dovrebbe raccontare “i tre tempi dell’avventura del cuore: dapprima l’immediatezza ottusamente paga della realtà, ossia l’infanzia aproblematica, poi l’inquietante scoperta intellettuale della diversità e del dissidio con le cose, ovvero la perdita dell’adolescenza e infine il recupero di una spontanea armonia e di una nuova, ritrovata immediatezza” – “Metallo non metallo” è un album inclassificabile, schizofrenico, che passa il pop attraverso l’immaginazione della band.

Arricchiti dall’ingresso in formazione del chitarrista Livio Mangini, i Bluvertigo entrano in studio con l’idea di incidere “un vero album”. Che cosa vuol dire lo spiega Morgan a Andrea Ian Galli nel libro “100 dischi ideali per capire la nuova canzone italiana”: un vero album è qualcosa “che ha una storia, un universo in cui buttarsi dentro, così come sono stati per me i dischi che mi hanno dato molti stimoli: penso a ‘Dark side of the moon’, ‘Non al denaro non all’amore né al cielo’, ‘Ziggy Stardust’. Ma il nostro non è un concept politico, né una storia di formazione, è uno strano concept. C’è la compresenza di tante epoche, tante direzioni, ha un centro e delle orbite”.

L’ebbrezza della ricerca del nuovo incontra il carattere ammiccante della canzone pop.

Riferimenti e citazioni si mescolano in modo frenetico su basi musicali dallo stile cangiante, in un continuo avvicendamento di timbri e registri. Le chitarre hanno il carattere del periodo post grunge, il basso funkeggia come negli anni ’70, l’uso di sintetizzatori come il Roland Juno rimanda agli ’80 e sono proprio i Bluvertigo fra i primi a ricordare a pubblico e critica la validità di certi dischi di quell’epoca liquidati come leggeri, finiti in un angolo della memoria dopo l’ondata post grunge. E lo fanno suonando bene, meglio di altre band loro contemporanee. “Solo i King Crimson suonano meglio di noi”, dice scherzando Morgan. Di fondo, c’è l’idea che la musica figlia degli anni ’70 possa essere calata con profitto in un contesto elettronico per produrre canzoni pop. “Abbiamo usufruito di tutti i sistemi di registrazione possibili”, dirà il cantante, “inciso le tastiere analogiche in uno studio, quelle digitali in un altro, con collaboratori sempre diversi, facendo editing con altre persone ancora, usando sintetizzatori e campionatori di varia natura, sistemi di distorsione e sincronizzazione sempre nuovi, per cui ogni brano è molto stratificato ha una storia lunghissima. L’album avrebbe potuto intitolarsi ‘Storie di segnali distorti’”.

La band entra in studio con tre quarti del materiale pronto.

“Mancava un lato, quello duro. I pezzi che sono nati direttamente in sala di registrazione in base a delle session sono ‘(Le arti dei) Miscugli’, ‘So low-L’eremita’ e ‘Oggi hai parlato troppo’. Queste tre canzoni rappresentavano la nostra modernità di allora, dal loro ascolto si poteva intuire il nostro sviluppo futuro”. I Bluvertigo rimettono al centro dell’attenzione l’ironia e il gusto per il divertissement anche fine a se stesso, antidoti a certe visioni lugubri del rock alternativo. Ma non sono monodimensionali, mettono assieme segni e suoni contrastanti, cogliendo nel sovraccarico, persino nel disordine informativo lo spirito del loro tempo. E anche i testi, a partire da quello brillante di “Fuori dal tempo”, si basano su associazioni di idee, giustapposizioni di immagini, slogan a presa rapida, frasi apparentemente incantabili, e a volte sono il gioco del liceale che il pomeriggio cincischia con le nozioni apprese la mattina. E del resto, come canta Morgan, “in ogni opera d’arte che si rispetti come minimo, c’è tutto, tutto è tutto, vuol dire tutto quindi anche brutto”.

Inciso con la partecipazione di vari ospiti fra cui Mauro Pagani e Alice, “Metallo non metallo” segna la distanza fra i Bluvertigo e il rock italiano, sia quello recente di matrice alternativa, sia quello dei pionieri anni ’80 come i Litfiba.

“Non ho mai seguito la storia del rock italiano”, dice Morgan a Rock Sound nel 1998. “Neanche le ultime produzioni mi interessano più di tanto, specialmente quando sono così dogmatiche, quando sono proprio ‘il rock italiano’, per intenderci, quello che negli anni ’80 era Litfiba, Diaframma, Moda e che poi diventa Ritmo Tribale e Afterhours”. A Rockstar, nello stesso anno: “Quando penso che Ligabue è uno di quelli che vende di più mi vengono i brividi”. L’album non ottiene un successo immediato e nel suo “Il libro di Morgan. Io, l’amore, la musica, gli stronzi e Dio”, Castoldi ricorda che “siamo andati in classifica solo dopo molto tempo e una quantità incalcolabile di chilometri macinati in un furgone per tutta Italia in decine e decine di date. Un anno e mezzo di vita in comune – in comune proprio nel senso di gomito a gomito, ventiquattro ore su ventiquattro – un’esistenza sfiancante che ci ha insegnato il senso, e il sudore, della nobile professione del musicista”.

“Metallo non metallo” dei Bluvertigo è disponibile su Legacy Recordings. è disponibile su Legacy Recordings. Sul sito dedicato all’immenso catalogo italiano e internazionale di Sony Music, puoi scoprire tantissime news, curiosità e promozioni dal mondo della musica. Un archivio con tutti i protagonisti, la loro discografia e l’opportunità di pre-ascoltare moltissimi brani.
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