Mario Biondi all'Auditorium di Roma: REPORT DEL CONCERTO

Mario Biondi all'Auditorium di Roma: REPORT DEL CONCERTO
Credits: Marina Mazzoli / Concessione in uso a Rockol

Il Beyond Tour, che accompagna l’uscita dell’omonimo album pubblicato a Maggio, raggiunge Roma nella prestigiosa location dell’Auditorium di Renzo Piano. Cosa ci si può aspettare? Partecipazione oppure lo scotto di un periodo complesso tra attentati terroristici, fallimenti economici e problemi ambientali?

Ore 21:10 La sala si riempie completamente, persino nelle gallerie al lato del palco. Il pubblico, in gran parte appartenente alla media borghesia capitolina, ha scelto questa occasione per celebrare il periodo delle festività natalizie. A colpo d’occhio i giovani sono pochi, l’età va dalla trentina in su. Si abbassano le luci ed entrano i musicisti. Mario Biondi entra con un trolley sullo sfondo sonoro di quello che sembra un aeroporto. Indossa un vestito scuro ed una t-shirt bianca, in testa porta un borsalino. Il primo brano è “Open Up Your Eyes”. Il timbro della voce, la maggiore attrattiva del concerto, a seconda dei momenti può assomigliare a quello di Barry White, in altri si avvicina molto a quello di Joe Cocker. Termina la canzone e lo stesso Biondi porta il trolley fuori dal palco. Durante l’esecuzione della successiva “Nightshift”, il cantante comincia a salutare la galleria di sinistra, che si esalta. Poi è il turno di quella di destra, che risponde con lo stesso entusiasmo. È sufficiente un gesto della mano perché il pubblico si infervori. Quindi saluta con dei cenni alcuni spettatori seduti in platea. Al termine della seconda canzone si rivolge all’intera sala con un caldo benvenuto, iniziando un dialogo che risulterà fitto durante le due ore del concerto. Accanto alla posizione del chitarrista sono stati piazzati alcuni strumenti ritmici, utilizzati dalla voce catanese durante la scaletta: un piatto, una maraca, e delle campane tubolari. Queste ultime sono particolarmente importanti perché il cantante ama usarle praticamente in ogni brano, non aggiungendo però niente all’esecuzione. Appare come una pura esigenza scenica e, contando anche l’entrata/uscita del trolley, non sarà l’unica trovata fine a sé stessa dello spettacolo. Il terzo brano parte con un giro di basso funky, accompagnato da sassofono e tromba. Guardando le persone sedute in platea, l’impatto è straniante. Hanno la stessa catatonia di chi sta guardando la televisione. Dal palco arriva un sound che ricorda quello della Motown, intanto sulle loro poltrone gli spettatori sono fermi, osservano. Sul fondo del palco uno schermo pieno di lucine colorate fa da scenografia. Si risvegliano al termine del brano, quando urla ed applausi scroscianti sono segnali di come ci sia ancora vita nei corpi. “Rio De Janeiro Blue” è un samba. Durante l’assolo di sassofono, Biondi comincia a sciogliersi ed esibisce un movimento di gambe degno di Fred Astaire. Possiede un timbro vocale decisamente particolare per essere un europoide eppure, per quanto impeccabile nell’esecuzione, la trasmissione emotiva risulta fredda e tendente all’autocelebrazione. Non sono sufficienti movimenti da crooner ed il tocco di madre natura per essere magnetici. Fatto sta che, quando si inchina per ringraziare, la platea risponde con un applauso più lungo, quando il cantante indica qualcuno o una zona tra il pubblico, le persone reagiscono con urla di giubilo. Come prodotto è realizzato bene, ma non è ciò che risolleverà il tramonto mutandolo nell’alba di un nuovo giorno. In “Fly Away” presenta Massimo Greco alle tastiere e programmazione, su “I Chose You” David Florio alle chitarre, percussioni e flauto. Per “Lowdown” racconta che: “Negli anni Ottanta ballavo sulle canzoni di Chaka Khan, nel 2012 ho cantato una canzone con lei. Che felicità”. Dal pubblico una ragazza urla: “Sposami”, e lui risponde: “Parliamone, anche se te lo sconsiglio”. Ringrazia poi quelli che lavorano nelle retrovie, i tecnici si intende. Quindi il pianoforte chiama un accordo e comincia un siparietto simpatico, sullo stile della trasmissione Sarabanda, dove Biondi sbaglia appositamente accennando a titoli come “Yesterday”, “E se domani”, “Dreams are my reality”. Invita infine il pubblico a “fare un giochino”, cantare tutti insieme il ritornello di “My Girl”. Fa una prova prima di eseguire il brano ed il risultato è agghiacciante. Suggerisce allora: “Nel dubbio, cantare forte e a casaccio”. La platea recepisce l’invito e diventa ancora più agghiacciante, gridando maldestramente come chi insulta qualcuno in mezzo al traffico. Uno sfogo improvviso più che un gioco sonoro. Prosegue un botta e risposta, sicuramente più fortunato, tra Biondi e il pubblico, in cui quest’ultimo viene messo alla prova con la ripetizione di diverse melodie. Terminato il brano, il cantante si allontana dal palco lasciando la scena ai musicisti. Il brano è “Funky Stuff”, la prima voce è del chitarrista David Florio al quale rispondono tutti gli altri come coro. È l’esecuzione migliore di tutto il concerto per intensità, ritmo e coinvolgimento. Sciolti, i musicisti rendono in qualità tra stupefacenti assolo di sassofono, la risposta di una prorompente tromba ed il macigno di una sessione ritmica superlativa. Sul palco si divertono e così facendo divertono chi è lì ad ascoltare. Tutto sommato, la formula per un buon concerto non è molto complessa. Dopo un groove devastante, la scaletta rallenta. Biondi, rientrato, si siede e intona “All I Want Is You” molto dolce e d’atmosfera, impreziosita questa volta dall’utilizzo delle campane tubolari. Le note che riesce a toccare con la voce impressionano, ma non si può porre rimedio a tutto attraverso la tecnica. Approfitta per presentare il resto della band, al sassofono Marco Scipione, alla tromba Fabio Buonarota, al basso Federico Malaman e alla batteria Alessandro Lugli. Poi invita il gruppo a suonare un tango, “All Of My Life”, dove i fiati eseguono una coreografia con un balletto semplice ed efficace. Una batteria decisa introduce “I Can’t Read Your Mind” mentre Biondi, cantando, sale e scende dalle pedane della sezione ritmica. Termina “What You’ve Done To Me” e si allontana per prendere qualcosa. Mostra il suo cellulare con la torcia accesa, quindi chiede a tutti di accendere la luce dello smartphone per illuminare la sala. Il pubblico risponde ed è l’occasione per scattare una foto. L’impatto della sala illuminata colpisce. Viene eseguita la sensuale “Ecstasy”. Dopodiché il cantante ringrazia ed esce.

Ore 22:57. Dopo qualche minuto di attesa torna sul palco. L’uscita ha dato però il via all’esodo di uno strano pubblico che, come allo stadio, comincia ad allontanarsi prima della fine dei novanta minuti. Suona “Shine On”. Escono questa volta anche tutti musicisti. Le luci della sala rimangono spente ma questo non frena chi indossa il cappotto e si avvia all’esterno. Le gallerie si svuotano e con loro anche parte della platea.

Ore 23:02. Rientra il bassista, improvvisa un brano in solitaria arrivando alla famosa melodia di “Get Lucky”. Coinvolgendo il pubblico in un allegro botta e risposta cantato, giunge a richiamare sul palco ogni membro della band nominandolo. Per chiudere con “This Is What You Are” Mario si presenta in piedi su un marchingegno che, non sapendo come si chiami, descriverò come “pattìne su ruote”. Nel frattempo si sono alzate dalle sedute, raggiungendo il cantante sotto il palco, molte delle persone rimaste. Così mentre Biondi canta muovendosi sulle pattìne rotanti, davanti a lui un pubblico di ex giovani si scatena ballando. Non so se davvero queste persone si stiano divertendo, ma sicuramente provano qualcosa nel cercare di farsi notare dal cantante. Vengono presentati di nuovo tutti i membri della band, quindi Mario Biondi comincia a stringere le mani di chiunque trovi davanti a sé. Si allineano tutti i musicisti e, su una base reggae, salutano per poi uscire. Sul reggae non sono state suonate le campane tubolari, però.

(Giorgio Collini)

Setlist

Open Up Your Eyes
Nightshift
Rio De Janeiro Blue
Fly Away
There Is No One Like You
Love Is A Temple
Blind
I Chose You
Lowdown
My Girl
Funky Stuff
All I Want Is You
All Of My Life
I Can’t Read Your Mind
What You Have Done To Me
Ecstasy

BIS
Shine On
ENCORE
This Is What You Are

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