Da riscoprire: “Random access memories” dei Daft Punk

Da riscoprire: “Random access memories” dei Daft Punk

Maggio 2013: una valigetta blindata si aggira per il mondo. I codici per usarla vengono inviati separatamente a chi deve accoglierla, aprirla ed usarla. Viaggia per le sedi della SonyMusic e contiene un lettore CD, con il cassetto sigillato. Il dischetto che contiene non si può estrarre, né ascoltare in altro modo: è il disco più atteso degli ultimi anni: “Random access memories”. Misure di sicurezza del genere  - certo, pensate anche per farsi notare - non si sono mai viste per un album in uscita, pure in un periodo in cui i “leak” e la pirateria sono all’ordine del giorno per artisti grandi e piccoli.

Quando sta per uscire “Random access memories” i Daft Punk non pubblicano album di inediti da 8 anni.  Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter si sono fatti un nome inizialmente con l’ondata della nuova musica elettronica francese, il "french touch". Poi sono diventati star internazionali e basta, con un uso particolarissimo dei suoni sintetici, un fiuto impeccabile per la melodia e le hit, e un’immagine misteriosa, con quei volti nascosti sotto i caschi da robot. “Human after all” esce nel 2005, e le reazioni sono buone ma non eccezionali. Seguono una raccolta, un tour ed un album live, “Alive” del 2007. Già nel 2008 i due entrano in studio per buttare giù qualche idea - ma la strada sarà molto lunga e interrotta dal lavoro alla colonna sonora di “Tron: Legacy”, che inizia nel 2009.

I due accumulano idee, schizzi, e anche collaborazioni - tra cui quella con Nile Rodgers dei Chic, che conoscono da tempo e iniziano a frequentare già nel 2010.

Ed è lì che prende forma l’album e la sua idea di base. Nel mondo là fuori, la musica elettronica, sotto l’etichetta di EDM, vive una seconda giovinezza, torna ad essere non solo di moda ma proprio mainstream. Loro no, vanno da un’altra parte, a riscoprire le radici della musica da ballare, e incidono un disco “suonato”. Un disco che racconti il rapporto uomo macchina, ma da un punto di vista diverso, più umano sia del loro passato tutto tecnologico  che del presente attorno, tutto tastieroni sintetici. Il titolo cita la RAM del computer, ma si va al recupero delle memorie, più che dei dati che fanno funzionare una macchina.

 Non è un caso che uno dei pezzi centrali dell’album sia un tributo al padre della dance music, Giorgio Moroder: un monologo con la sua storia diventa la base per “Giorgio by Moroder”. Il produttore trentino parla solo, non suona e e non mette le mani al pezzo, ma quel tributo lo porterà ad una notorietà degna dei tempi in cui lavorava con Donna Summer.

 

Convocano amici, come Julian Casablancas, Panda Bear degli Animal Collective.

Ma soprattutto Pharrell Williams - e grazie anche alla sua presenza nel gennaio del 2013 firmano un contratto con la SonyMusic. Il disco, inciso tra la California, New York e Parigi a quel punto è già pronto. Viene costruito ad arte l’hype, basato su pochissime informazioni piazzate strategicamente, e su molto mistero. Raggiunge l’apice in primavera, quando arriva il primo singolo: “Get lucky” è - né più, né meno - una grande omaggio alla discomusic. Si basa un demo che i due hanno in mano da anni, che Rodgers ha rielaborato per mettere la sua inconfondibile chitarra, assieme alla voce di Pharrell, a cui si aggiungono quelle robotiche marchio di fabbrica dei due, che entrano solo alla fine. Due teaser di 15” vengono trasmessi in TV, ma è il terzo che fa il botto - trasmesso senza preavviso sugli schermi del Coachella Festival, in California - la gente riprende il video e lo posta sui social, rompendo l’Internet (come si usa dire di questi giorni). Pubblicata ad aprile, poco dopo, diventerà la canzone più suonata sulle piattaforme di streaming del 2013.

A maggio la valigetta inizia a girare per il mondo, e il disco esce il 17 maggio. L’hype è giustificato, e il disco conferma e supera le aspettative. 75 minuti di grande musica che sono contemporaneamente una storia della dance e una godibilissima e contemporanea raccolta di grandi canzoni. Dall’attacco con “Give life back to music”, con le chitarrine alla Nile Rodgers, al pop sincopato alla Steely Dan (e anche un po’ di Fleetwod Mac) di “Fragments of time”, cantata da Todd Edwards (già presente in “Discovery”), con tutto quello che sta in mezzo: omi storici (Nile Rodgers e Moroder, appunto), ma anche nomi contemporanei (Panda Bear, DJ Falcon, Chilly Gonzales, Julian Casablancas degli Strokes).

Insomma: l’equilibrio perfetto tra tradizione e modernità. “Random access memories” è un instant classic nel momento in cui esce, e lo è ancora oggi, 2 anni e 3 Milioni di copie dopo.

"Random access memories" dei Daft Punk è disponibile su Legacy Recordings. Sul sito dedicato all’immenso catalogo italiano e internazionale di Sony Music, puoi scoprire tantissime news, curiosità e promozioni dal mondo della musica. Un archivio con tutti i protagonisti, la loro discografia e l’opportunità di pre-ascoltare moltissimi brani.
La rubrica settimanale Legacypedia, poi, ti permette di esplorare a fondo album e brani che hanno fatto la storia della musica. Per rimanere sempre aggiornato, iscriviti alla newsletter.

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