Editors al PalaDozza di Bologna: REPORT DEL CONCERTO

Editors al PalaDozza di Bologna: REPORT DEL CONCERTO

Le prove tecniche della moderna rockstar potrebbero essere riassunte dallo strano trittico inno da stadio, fredda elettronica e - ahinoi - selfie stick tra le mani del pubblico. Gli Editors sono riusciti a mettere insieme tutto questo, nel bene e nel male, senza perdersi nel vortice del già fatto/già sentito mantenendo una personale cifra stilistica con il piglio di chi sa di avere la carta giusta tra le mani.

Le reazioni alla band di Tom Smith sono senza mezzi termini, o la si ama o la si odia; la grande esposizione mediatica dell’album “The weight of your love” del 2013, con quella deriva alla U2, aveva fatto spostare il piatto della bilancia decisamente sulla seconda posizione.

A discapito dei maligni però, il nuovo disco "In Dream" uscito lo scorso ottobre ha in qualche modo riavvicinato il gruppo al suo naturale brodo primordiale, ovvero quello del revival dark/post punk in cui è incappata una generazione. Nel mezzo di una miriade di band dall’anima triste che ripescavano a piene mani dall’immaginario dolente di Joy Division e affini, gli Editors ne sono stati grandi rappresentanti con il loro mood tormentato e i jeans stretti alle caviglie. Con la certezza di essere una vera corazzata dal vivo. Così in un PalaDozza sold-out va di scena il lato oscuro della new wave: il già tempio della Fortitudo Pallacanestro per una notte appartiene agli Editors che ne riempiono gli spazi di fascino cupo, tensione e gestualità istrionica del leader della band, Tom Smith, uno con il subwoofer nei polmoni e il carisma del grande trascinatore di folle.

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La scenografia è ridotta all’osso, con un telo grigio cemento di sfondo e il centro occupato dal vecchio pianoforte verticale - un classico elemento live degli Editors nonché ideale punto di osservazione di Tom Smith per il suo pubblico (anche se chi si aspettava di vederlo salire lì sopra questa volta è rimasto deluso) – e una serie di synth, tanto per mettere in chiaro l’aria che tira. Eppure, nonostante l’ultimo tenebroso “In Dream” non sia quel disco che fa la fortuna delle feste - e che forse ci si sarebbe potuti aspettare - la band inglese riesce a farne uno spettacolo potentissimo, in cui il suo spirito dark si fonde con quella degli eroi da stadio, capace di trasformare il piccolo palazzetto dello sport di Bologna nella Arena di Wembley.

Sono da poco passate le 21 quando gli Editors salgono sul palco del PalaDozza, le note di apertura sono quelle di No Harm, una sequenza ritmica ossessiva e una voce profonda hanno il compito di risucchiarci nel mood della band, in un continuo gioco di ombre e luci che si palesa con un legame quasi carnale con il palco. Tom Smith è il grande capo carismatico, l’unico a indossare una camicia bianca, come per distinguersi da tutto il nero dei suoi soci – Russell Leetch al basso, Ed Lay alla batteria, Elliott Williams alle tastiere e lo stiloso Nicholas Willes alle chitarre in sostituzione del titolare Justin Lockey assente per via della sua fresca paternità; il cantante caricato a molla con la sua mimica stralunata e una potenza vocale fuori dal comune offre una performance elettrizzante, riempiendo di sé la scena in una sorta di rito sanguigno fatto di smorfie e inarcamenti celebrato insieme al suo pubblico.

C’è poco spazio per le parole, la scaletta mette in fila quasi senza soluzione di continuità brani da tutti e cinque i lavori del gruppo pescando con disinvoltura tra il passato e il presente, dando spazio a tutte le - fosche - tinte del sound Editors. Il trittico di chiusura di Ocean of night/Papillon/Marching orders, in un’alternanza di classici e novità ha infine fatto gridare al miracolo, unendo in un corpo e in uno smartphone solo le anime gotiche con gli amanti della top ten. Ah, potere della musica.

In quasi due ore i cinque di Stafford sono stati inarrestabili - nonostante un impianto audio indifendibile - qualcosa in grado di mettere d’accordo due mondi così distanti per sentimenti e attitudine come l’indie rock con i cori delle grandi occasioni, senza perdere di vista quella carica pronta a esplodere a ogni momento, in un continuo alternarsi di contrasti. Ancora una volta gli Editors si sono dimostrati per quello che sono, una solida band in grado di seguire la propria strada liberi da paragoni di sorta. Con in più delle ottime canzoni, mica poco.

(Marco Di Milia)

Setlist:

No harm
Sugar
Life is a fear
Blood
An end has a start
Forgiveness
All sparks
Eat raw meat = blood drool
Racing rats
Formaldehyde
Salvation
Bones
Smokers outside the hospital doors
The boxer
All the kings
A ton of love
Nothing
Munich

BIS
Ocean of night
Papillon
Marching orders

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