Da riscoprire: la storia di “The river” di Bruce Springsteen

Da riscoprire: la storia di “The river” di Bruce Springsteen

Nel ’79 Bruce Springsteen era all’ennesimo punto di svolta della sua carriera. E, per la prima volta, non aveva nessuna pressione esterna, aveva solo quella che si metteva da solo. Con “Born to run” si era giocato il tutto per tutto: se l’album non fosse andato bene, la sua carriera era a rischio, per troppe promesse e nessun risultato. Con “Darkness on the edge of town” era uscito finalmente da una lunga e sanguinosa battaglia legale con l’ex manager Mike Appel.

Come dare un seguito a quei due capolavori?  La prima mossa fu quella di cedere, almeno in parte ad una pressione interna, quella del suo amico fraterno Little Steven, che da anni spingeva perché il Boss pubblicasse le canzoni più pop-rock che scriveva, lasciate fuori dai dischi precedenti perché fuori dal “concept” e dal sound dell’album. Little Steven venne arruolato come co-produttore. Ma qualcosa non quadrava ancora.

Nel ’79 Springsteen consegnò alla CBS “The ties that bind”, un disco di 10 canzoni, frutto delle prime session di registrazione. La title track, e diversi brani come “Loose end” e “Be true” avevano il marchio del suono di Little Steven, e in scaletta, come ultima canzone c’era un brano che Springsteen aveva scritto pensando alla storia del cognato e della sorella, e influenzato dalla musica country. Si intitolava “The river” e Springsteen lo suonò in pubblico, ad un concerto contro l’energia nucleare che ebbe molta risonanza, "No nukes". Si capiva già che quella canzone sarebbe diventato un classico.
Ma Springsteen non era soddisfatto: la pressione maggiore era quella che si metteva da solo per definire la sua identità musicale. Ritirò il disco dalle mani della casa discografica: “Era buono ma non era grande”, racconterà 30 anni dopo nel documentario “The ties that bind”, allegato alla ristampa dell’album (ve ne parliamo qua). “Non conteneva tutta la storia che volevo raccontare”.

Così si rinchiuse in studio in un altro anno, e le canzoni incise in quei due anni arrivarono ad oltre 100. 
Si prese la decisione di pubblicarne 20, e per questo serviva un doppio - una decisione faticosa ma necessaria per contenere le due anime del disco. La prima è quella di “The river" che diventò la title-track. La seconda è quella di “Hungry heart”, una canzone che Bruce aveva originariamente scritto per i Ramones, ma che il suo manager saggiamente gli consiglio di tenere per sé. Venne pubblicata come singolo in contemporanea all’album, e fu la prima hit di Springsteen.

Due identità musicali, dicevamo: molte delle canzoni, come “The river”, raccontano storie di personaggi adulti. La voglia di correre, la rabbia, lascia spesso il posto alla disillusione, alla difficoltà di tirare avanti: disoccupazione, salari minimi, matrimoni falliti e storie di amore che si esauriscono. Una galleria di persone che fa i conti con la vita: “The price you pay”, “Fade away”, “Indendence day” - spesso assumono toni drammatici non solo nei testi, ma anche nella musica. Certe volte questi toni sfociano nell’altra identità del disco, quella più smaccatamente rock. “The river” infila una serie di brani dritti come mai prima nella carriera di Springsteen. Alcuni, come “Jackon cage” raccontano la disillusione, pur con toni musical accesi. Altri sono semplicemente più scanzonati: “Crush on you”, “Cadillac ranch”, “I’m a rocker”. Molti di questi diventeranno classici dal vivo: rappresentano alla perfezione il suono della E Street Band, anche nelle versioni di studio - e questo era uno degli obbiettivi del Boss.

Il disco, anche grazie a “Hungry heart” che porterà per la prima volta la musica del Boss sulle radio mainstream e nella classifica dei singoli, arriverà a vendere milioni di copie. Il tour arriverà a riempire i palazzetti, e nell’81 sbarcherà in Europa (ma non in Italia, solo nella vicina Svizzera). 

Una  nuova pressione? Springsteen reagirà pubblicando un disco, 2 anni dopo, fatto di provini acustici, mettendo a nudo l’anima più cupa e disillusa della sua musica: “Nebraska”. E poi tornerà al rock, con “Born in the U.S.A.”, che lo porterà a riempire gli stadi e a vendere decine di milioni di copie. Ma queste sono altre storie. “The river” è un altro grande disco. Il disco della maturità di Springsteen, il disco su cui sono cresciute e maturate generazioni di suoi ascoltatori.

"The river" di Bruce Springsteen è disponibile su Legacy Recordings. Sul sito dedicato all’immenso catalogo italiano e internazionale di Sony Music, puoi scoprire tantissime news, curiosità e promozioni dal mondo della musica. Un archivio con tutti i protagonisti, la loro discografia e l’opportunità di pre-ascoltare moltissimi brani.
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