El Vy, parla Matt Berninger: 'Faremo un nuovo disco. E coi National già al lavoro su un nuovo album'

El Vy, parla Matt Berninger: 'Faremo un nuovo disco. E coi National già al lavoro su un nuovo album'

Matt Berninger è un uomo che non ha paura di rischiare. In età già piuttosto avanzata (almeno per gli standard americani: aveva passato i trenta) ha abbandonato una promettente carriera di pubblicitario per fondare una band, i National, che ha impiegato quasi dieci anni per ottenere il meritato successo. Trascinati dal suo carisma e dalle atmosfere struggenti che sono diventate il suo marchio di fabbrica, i National sono ormai un gruppo di culto: hanno partecipato alla campagna presidenziale di Obama, sono stati protagonisti di un'installazione al MoMa di New York e i loro concerti fanno il tutto esaurito ovunque, Italia compresa.

 

Chiunque avrebbe continuato su quella strada: Berninger, invece, ultimamente ha deciso di tirare fuori un'inaspettata ironia e dimostrare che non è l'intellettuale depresso che molti pensano sia. Ad esempio affidando la regia del documentario che avrebbe dovuto celebrare la carriera dei National a suo fratello Tom, un simpatico casinista senza arte né parte: il risultato, dal titolo "Mistaken for Strangers", è uno dei film più involontariamente divertenti mai girati su una rock band e ha già ottenuto molti premi. Più di recente ha reclutato Brent Knopf, membro di Menomena e Ramona Falls, e si è messo di nuovo alla prova con il progetto El Vy – si legge “Elvai”, plurale di Elvis – in cui abbandona la sua vena dark e si cimenta in canzoncine briose e ritmate. L'album degli El Vy, “Return to the moon”, è uscito il 31 ottobre in tutto il mondo: risulta un po' strano ascoltarlo cantare melodie così leggere e accattivanti, ma è una vera botta di allegria. Probabilmente anche per lui vale lo stesso, perché il suo buonumore traspare chiaramente dalla sua voce al telefono.

 

Com'è nato il progetto?

 

Io e Brent ci siamo conosciuti dodici anni fa, una sera in cui i National e i Menomena condividevano lo stesso palco. Ho sempre apprezzato la sua musica, così nel 2010 gli ho chiesto se gli avanzava un po' di materiale su cui provare a lavorare insieme. Abbiamo creato una cartella condivisa di file audio e abbiamo cominciato a scambiarci provini: ciascuno dei due li modificava e poi li rimandava all'altro, senza troppe pretese. Quando l'anno scorso abbiamo finito il tour di “Trouble will find me” con i National, mi è venuto in mente di riprendere in mano quelle idee e di concretizzarle.

 

Non è la prima volta che i membri delle due band collaborano: il batterista dei National Bryan Devendorf e il cantante dei Menomena Danny Seim avevano già dato vita a un loro side project di nome Pfarmers...

 

Siamo cresciuti insieme, abbiamo avuto una lunga gavetta: anni in cui nessuno veniva ai nostri concerti e dovevamo lottare per rimanere a galla, guidando i nostri furgoni su e giù per il paese e arrangiandoci a dormire dove capitava pur di suonare. C'è una bella alchimia tra di noi, musicalmente e umanamente, ma ci piace soprattutto l'idea di poter lavorare con dei vecchi amici con cui abbiamo molto in comune.

 

Le atmosfere malinconiche dei National ti hanno reso celebre, ma per contro l'album degli El Vy è molto spensierato. Come mai questa svolta?

 

Non saprei, è venuto fuori così. Non avevamo un piano per questo disco, anzi, credo che non ne abbiamo mai neppure parlato, ma penso che inconsciamente stessimo cercando di evitare di suonare come le nostre rispettive band. La cosa buffa è che di solito la produzione di Brent è ancora più cupa della mia. È come se la vicinanza di due poli negativi avesse generato un polo positivo.

 

In diverse canzoni nomini Michael e Didi Bloom: chi sono?

 

Mentre scrivevo l'album ascoltavo spesso i Minutemen, un gruppo punk degli anni '80, così ho inventato questi personaggi e li ho battezzati con nomi simili a due membri della band, D Boon e il bassista Mike Watt. In realtà loro erano entrambi maschi, ma io ho scelto di trasformare Didi in una ragazza per creare una coppia e orchestrare nella mia testa una specie di musical: per me loro sono come Danny e Sandy di Grease.

 

Non è la prima volta che inserisci personaggi di fantasia nei tuoi brani: in “Trouble will find me” nomini spesso una certa Jennifer, ad esempio...

 

Non sono persone reali, li creo osservando chi mi circonda e facendo un collage delle caratteristiche che mi colpiscono di più. A volte i personaggi femminili sono ispirati a mia moglie, oppure sono alter-ego di persone che conosco, o addirittura di me stesso. In effetti, probabilmente Jennifer sono io.

 

A proposito di persone reali, è vero che la voce che si sente in “I'm the man to be” appartiene a una signora delle pulizie che è entrata mentre stavi registrando, lamentandosi della confusione?

 

Sì, ma in realtà non si è lamentata. Ero in albergo, cercando di registrare un provino per la canzone, e avevo eretto una pila di mobili in cima al mio letto in modo che il microfono del computer fosse all mia altezza. Lei è arrivata proprio in quel momento e io ero molto imbarazzato perché la stanza era completamente sottosopra, ma è stata così gentile da fare finta di niente: infatti, se ascolti bene la nostra conversazione, senti più che altro me che balbetto delle scuse.

 

Una curiosità: i testi che scrivi sono noti per essere molto criptici, tanto che ci sono numerosi siti Web in cui i tuoi fan si lanciano in possibili interpretazioni. Ti capita mai di leggerle?

 

Certo, e mi diverto molto: alcune si avvicinano molto a quello che cercavo di dire, altre invece sono addirittura migliori. La realtà, però, è che non esiste un solo significato per i miei versi. Quando li scrivo magari ho un'idea specifica, ma dopo un po' me la dimentico e mesi dopo mi viene in mente qualcos'altro che si adatta perfettamente a quelle stesse parole. Ecco perché non mi piace spiegare troppo le mie canzoni: è limitante. E poi mi piace che la mia musica sia un po' nebulosa, stimola la gente a cercare di capirla meglio.

 

Due domande sul futuro. L'album degli El Vy è un episodio isolato o avrà un seguito?

 

Non ne abbiamo ancora parlato, ma sono sicuro che tra qualche anno faremo un altro disco. Sarei molto sorpreso del contrario.

 

Secondariamente: c'è in ballo qualche novità con i National?

 

Mentre parliamo mi sto dirigendo in studio, dove siamo già al lavoro sul prossimo album: siamo ancora in fase di scrittura, ma credo che nel 2016 faremo alcuni concerti per testare le canzoni dal vivo.

 

L'ultima vostra impresa come band è stata la promozione del dvd di Mistaken for Strangers. Durante le riprese tuo fratello Tom ha messo a dura prova la tua pazienza, combinandone di tutti i colori: ti saresti mai aspettato un tale successo?

 

No, ma mi fidavo delle persone che ci hanno lavorato: mia moglie, che si è occupata dell'editing e del montaggio, è un genio, e Tom è una persona molto divertente. Il fatto che abbiano incentrato il documentario più su mio fratello che sulla band è stata una sorpresa, ma lo ha reso molto più interessante. Certo, mentre giravamo è successo di tutto: sapevo che sarebbe stato un bel film, anche perché quando alla fine l'ho visto mi è piaciuto molto, ma fino all'ultimo non ero sicuro che qualcun altro l'avrebbe apprezzato! (ride)

 

(Marta Blumi Tripodi)

 

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