Da riscoprire: "Storia di un minuto" della PFM

Da riscoprire: "Storia di un minuto" della PFM

Nel 1970, i Quelli sono sull’orlo di una crisi di nervi e dello scioglimento. Una sola vera hit nel carnet, “La bambolina che fa no no no”, cover di “La poupée qui fait non” del francese Michel Polnareff, che data a ottobre 1966; due produttori, Ricky Gianco e Gian Pieretti, che gli fanno incidere canzoni melodiche in cui non si riconoscono; serate e stagioni a base di cover mai troppo rock e mai troppo nelle corde della band; una casa discografica, la Ricordi, che non crede in loro come artisti, ma li utilizza a tutto spiano come backing band tanto delle proprie belle speranze quanto delle stelle di casa, Lucio Battisti su tutti. Ma anche altre case discografiche e altri divi li chiamano: Mina e la sua PDU; la Produttori Associati per Fabrizio De André. Ma da soli, non si cava un ragno dal buco. E da soli proprio: ché il loro mentore alla Ricordi, Alessandro Colombini, se ne è andato nel 1969 con Mogol e Battisti per fondare la Numero Uno. 

Come spesso avviene, la sorte offre l’occasione di una svolta quando meno te lo aspetti: una banale serata estiva in provincia, al Paradise di Brescia, locale gestito da un gruppo di hippies locali, li mette in contatto prima con Marco Damiani, che diverrà il loro primo fonico ufficiale, e poi, tramite lui, con Mauro Pagani, giovane polistrumentista di belle speranze. E con Damiani e Pagani arriva la conoscenza del prog, che ben si innesta sul gusto dei quattro Quelli, fatto di Deep Purple, Uriah Heep, Vanilla Fudge, nonché degli studi classici di Franco Mussida, chitarrista, e di Flavio Premoli, tastierista. L’inverno 1970-1971, a base di prove ferree alla Ruota di Caravaggio, locale amico, porta bei doni. Un repertorio fatto di sole cover prog, ma ampiamente rivisitate, tanto per iniziare. E poi due nuovi manager, Franco Mamone e Francesco Sanavio, che, per far conoscere il gruppo, lo fanno esordire aprendo il tour italiano dei Procol Harum. Seguiranno Yes e Deep Purple in maggio. E Uriah Heep in giugno.
Anche la primavera 1971 è generosa. Si passa dalla Ricordi alla Numero Uno, in cambio di qualche ultima corvée a Sanremo. Poi arriva il nuovo nome, da un’idea del ritrovato Colombini e di Pagani: Premiata Forneria Marconi. Una formula rubata all’estero che in Italia copieranno in tanti: Banco del Mutuo Soccorso, Raccomandata Ricevuta di Ritorno, Locanda delle Fate… E sempre Pagani, stavolta in coppia con il batterista e anima della band Franz Di Cioccio, ha la visione di quello che sarà il primo disco della formazione: “Storia di un minuto”. Ovvero la storia di un uomo che si alza al mattino e in un minuto vede quella che sarà la sua giornata, capisce delle cose, fa delle scelte. Un concept, come andava di moda nel rock di allora, ispirato, dicono Pagani e Di Cioccio, a una pièce del Living Theatre, il gruppo teatrale Usa di avanguardia, che Giuseppe Bertolucci aveva filmato in “Agonia”, episodio di “Amore e rabbia”, pellicola collettiva del 1969. Ma ricorda un po’ anche “Days of Future Passed” dei Moody Blues (1967) e “S.F. Sorrow” dei Pretty Things (1968). Però ancora mancano le canzoni. 

La prima arriva dall’urgenza di dover partecipare al I° Festival di musica d'avanguardia e di nuove tendenze, previsto per il 1971 a Viareggio, che richiedeva un brano originale. È Franco Mussida a scriverne la musica, al ritorno da una serata a Torino, mentre guida e la band dorme. E se la scrive tutta in testa: arrivato a casa, passa due ore a tirarla giù con la chitarra prima di addormentarsi, distrutto. Il giorno dopo, la fa ascoltare agli altri, che approvano entusiasti. Pagani ne scrive il testo: è nata “La carrozza di Hans”, con cui, manco a dirlo, la PFM vince il festival. 


 

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In estate ecco la tv: “Tutti insieme”, lo show in cui Battisti presenta tutti gli artisti Numero Uno, e “Speciale tremilioni”. Ed ecco anche le tastiere principi del prog, Mellotron e Moog. Quest’ultima permette alla band di trovare il suono che manca per il ritornello solo strumentale del nuovo pezzo che Mussida ha scritto, seduto sul divano dei genitori: “Impressioni di settembre”. Il testo lo abbozza Pagani, però poi ci si mette Mogol, che realizza forse il suo capolavoro, pure miracolosamente coerente con il concept che la band ha in mente, raccontando il risveglio mattutino di un uomo in campagna. Ma i ragazzi lo trovano antiquato e la collaborazione finisce lì. 

A ottobre esce il primo 45 giri, con i due brani finora scritti: in copertina una bella foto di Cesare Montalbetti, scattata alle prime luci dell’alba in un mattino di fine settembre a una band assonnatissima. Il disco si muove bene, ma il prog è affare da album: così la PFM entra in studio, tra novembre e dicembre, per inciderlo, con l’aiuto del produttore artistico Claudio Fabi e del fonico Gaetano Ria, due transfughi RCA, esperti sia di musica classica che di rock. I due brani del singolo vengono riregistrati, arricchendosi di nuove profondità sonore e allungandosi. Il disco si apre con le atmosfere aurorali à la Gentle Giant di “Introduzione”, variante sul tema della strofa di “Impressioni di settembre”. Ed è proprio questa la canzone che segue, in una nuova versione che esalta ancor di più il senso “di supremo appagamento, di sfogo benefico e positivo” che Mussida ricercava all’atto della sua composizione, citando le sonorità di “Lucky Man” degli ELP. Terzo brano è l’epocale “È festa”, strana unione di rock e tarantella sugli accordi di “La bambolina che fa no no no”: esprime il desiderio di leggerezza e libertà del protagonista dell’album e sfoggia una citazione di “Salysbury” degli Uriah Heep opera del bassista Giorgio Piazza. Tocca quindi a “Dove… quando…”, divisa in due parti: la prima, in cui si canta del sogno di trovare un amore che dia un senso alla propria vita, è una ballata rinascimentale figlia della passione di Mussida per gli Amazing Blondel; la seconda, strumentale, è una sontuosa suite che ripercorre la storia della musica dal Rinascimento al progressive e si conclude preannunciando il tema di “La carrozza di Hans”. Il brano, dai marcati accenti King Crimson, è una riflessione in forma di favola barocca sul tema del viaggio, del potere e dell’essere artista. Si chiude con “Grazie, davvero”, inno alla vita, che ha la particolarità di aprirsi con lo stesso identico arpeggio che l’anno dopo i Pink Floyd esibiranno su “Brain Damage”: come accade sempre in questi casi, probabilmente c’è una fonte comune. 

Pubblicato a gennaio 1972, “Storia di un minuto”, pieno di influenze perfettamente digerite e trasformate in qualcosa di nuovo, ha un impatto storico sia sulla musica italiana che sulla storia della band. Si tratta del primo disco di un gruppo nostrano a raggiungere, tra marzo e maggio, la vetta dell’Hit Parade, sdoganando il prog al di là del circuito alternativo. Non solo: un mix in cassetta tra i brani del disco e le cover prog di inizio 1971, consegnato dal manager Franco Mamone a Greg Lake degli ELP in occasione del tour italiano del trio a giugno 1972, schiude alla PFM il mercato estero. Prima arriva il contratto con la Manticore, l’etichetta degli ELP; poi i dischi che scalano le classifiche inglesi; infine tre anni di tour americani con comparsa, anche se ai piani bassi, nelle charts di Billboard. Insomma, la miglior prestazione estera di sempre da parte di una band tricolore. Inoltre “Storia di un minuto” consegna alla storia del rock tre classici: “La carrozza di Hans”, “Impressioni di settembre”, supercoverizzata in tempi recenti (Battiato, Renga, Marlene Kuntz, Dargen D’Amico e perfino Gigi D’Agostino) ed “È festa”. Le ultime due verranno riutilizzate dalla band per il mercato anglofono, con testo riscritto da Peter Sinfield (autore anche per King Crimson, ELP e Procol Harum), divenendo “The World Became The World” e “Celebration”, il brano che identifica la PFM a livello mondiale.

Renzo Stefanel

(Renzo Stefanel, giornalista e storico della canzone, è autore del volume “Storia di un minuto. Il primo disco di PFM”, uscito nel 2012 per Aerostella).

"Storia di un Minuto" della PFM  è disponibile su Legacy Recordings. Sul sito dedicato all’immenso catalogo italiano e internazionale di Sony Music, puoi scoprire tantissime news, curiosità e promozioni dal mondo della musica. Un archivio con tutti i protagonisti, la loro discografia e l’opportunità di pre-ascoltare moltissimi brani.
La rubrica settimanale Legacypedia, poi, ti permette di esplorare a fondo album e brani che hanno fatto la storia della musica. Per rimanere sempre aggiornato, iscriviti alla newsletter.

 

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