NEWS   |   Pop/Rock / 17/09/2015

"Nonostante tutto siamo sempre i New Order": Stephen Morris racconta "Music complete" INTERVISTA. ASCOLTA "Plastic"

"Nonostante tutto siamo sempre i New Order": Stephen Morris racconta "Music complete" INTERVISTA. ASCOLTA "Plastic"

L’impatto della musica dei New Order va oltre il loro nome. “Music complete”, in uscita venerdì 25 settembre, è il primo album di inediti da 10 anni, da “Waiting for the sirens’ call”. Ed è il primo senza Peter Hook, che ha lasciato la band litigando con tutti: un EP di canzoni incise in quel periodo, “Lost sirens” è uscito solo due anni fa per le battaglie legali tra i membri. 
Il ritorno in studio della band di Manchester, quella che per prima ha contaminato rock ed elettronica fa probabilmente effetto soprattutto a chi è cresciuto negli anni ’80 e ’90, e a chi ha amato quelle contaminazioni e quel basso, quello di “Hooky”, che ora non c’è più. Ma quei suoni vanno appunto oltre il nome e l’affetto di chi li ha sempre amati. “Music complete”, che vede il ritorno in formazione del membro originario Gillian Gilbert, è un disco “alla New Order”, che non deluderà chi amava quel suono, e suona ancora attuale (se pensate ai Killers e a tutte le band che vi si sono “ispirate”…). Ce lo siamo fatti raccontare da Stephen Morris, che insieme a Bernard Sumner è l’anima del gruppo fin dai tempi dei Joy Division.

Quando avete deciso di incidere un nuovo album?
In realtà io sto sempre registrando qualcosa, nel mio studio… Tutto è cominciato nel 2011, quando abbiamo fatto i primi concerti senza Hooky. Pensavamo avremmo fatto due show e basta. Invece sono andati bene, abbiamo continuato a suonare. Da lì a scrivere canzoni nuove è stato naturale. Abbiamo coinvolto Tom Rowlands dei Chemical Brothers e siamo andati avanti. Tutto in modo molto naturale.

Peter Hook reagì molto duramente a quella reunion: “Senza di me siete come gli U2 senza The Edge”, disse. Questa è la prima volta che incidete senza di lui.
Certo, è stato diverso. Ma in un modo buono: quando suoni assieme per tanti anni, si innescano dei meccanismi, dei ruoli predefiniti. Tom alla fine ha prodotto solo due canzoni, ma le sue idee e l’assenza di Peter hanno cambiato le carte in tavola. Ma alla fine siamo sempre i New Order, seppure in modo diverso. Di solito metà delle canzoni venivano scritte facendo delle jam, l’altra metà programmando seduti al computer. Questa volta ognuno ha portato delle idee, canzoni più o meno finite, su cui lavoravamo tutti assieme.

L’hai più sentito, dopo quelle dichiarazioni?
Non lo sento da molto tempo. L’ho visto suonare l’anno scorso, ma lui era sul palco, io tra il pubblico. Mi pare si stesse divertendo, e va bene così.

Il suono del disco è sempre molto riconoscibile. Ma rispetto agli ultimi dischi di studio c’è un ritorno più netto dell’elettronica, e meno chitarre.
Originariamente volevamo fare un disco basato sui sintetizzatori: è un’idea che ci è venuta suonando dal vivo, perché così le canzoni funzionavano bene. Più “dancy” e meno “rocky”. Ma non è un disco techno, EDM o dei Chemical Brothers. E' la nostra musica.

Questa volta, quindi, hai lavorato più degli altri, visto che oltre alla batteria ti occupi della programmazione al computer, giusto?
No, in realtà faccio meno di quello che sembra. Un tempo era molto più difficile usare i computer per fare musica, ora è quasi tutto automatizzato. Anzi, per certi versi ora è più noioso. Era più divertente una volta…

A proposito di chimica del gruppo: “Music complete” vede il ritorno in formazione di tua moglie Gillian Gilbert, che c'era agli inizi, ma se n'era andata alla fine degli anni '90, per badare alla famiglia. Qual è stata la tua reazione e quella degli altri membri?
In realtà è stato come se non fosse cambiato nulla, non c’è stato nessun imbarazzo. L’unica vera differenza è che quando non era nella band e andavamo in tour mi divertivo di più, avevo una stanza da solo, e ora devo dividerla con lei… (ride)

Le canzoni di “Music complete” tendono ad essere molto lunghe, generalmente sopra i 5 minuti. Una scelta voluta, o decisa caso per caso?
Avevamo molte idee. E’ strano, perché a me piacciono le canzoni molto lunghe, e già queste versioni sono state editate… Ma per fortuna faremo un album di “extended versions” e remix, e quelle davvero lunghe finiranno lì dentro.

In “Tuttifrutti” c’è una voce che parla in italiano, e dice cose più o meno sconnesse. Non è la prima volta che fate una cosa del genere: ricordo i “Carabinieri” citati in “World in motion”, la canzone scritta per la nazionale inglese ai tempi di "Italia ’90". Questa volta come è nata l'idea?
Quella volta era qualcuno che faceva finta di parlare la vostra lingua, un questo caso è davvero un italiano, è stata un idea di Tom Rowlands. Bernie voleva chiamare la canzone “Tuttifrutti” e Tom ha avuto l’idea del parlato all’inizio e alla fine. Ha chiamato un suo amico italiano - non ho idea di chi sia, non l’ho neanche mai incontrato. Per quello che ne so potrebbe essere lui stesso che recita…

C’è anche Iggy Pop che recita, in “Stray dogs”...
Originariamente l’idea era che cantasse in “The game”, ma la canzone non era pronta. Tom aveva incontrato Iggy ad un concerto, e gli chiese se aveva voglia di recitare una sorta di poesia scritta Bernie, che poi abbiamo usato in quel pezzi 

...E Brandon Flowers, invece, in “Superheated". I Killers sono vostri fan dichiarati, hanno addirittura preso il loro nome da una vostra canzone. Sono un po’ dei vostri figliocci.
Si, sono nostri grandi fan, e Brandon è amico di Bernie. E’ stato naturale chiamarlo.

Ci spieghi il titolo, ammesso che abbia una spiegazione?
Quello originario era “Music concrete”. Ma non suonava bene. Allora è diventato “Music complete”, che funzionava meglio - al tempo non avevamo immaginato che la gente pensasse che fosse una dichiarazione, come se questo fosse il nostro ultimo album. Cosa che ovviamente non intendevamo.

La “musica concreta”, quella basata sui suoni già esistenti e non sulle idee, ha peraltro una lunga tradizione…
Sì, facendo i compiti con mio figlio veniva spesso fuori, e mi chiedeva spiegazioni. Anche per questo abbiamo deciso di cambiare titolo.

Guardando al passato: che effetto ti fa l’enorme popolarità dei Joy Division anche tra le nuove generazioni di ascoltatori?
Erano una grande bande, lo sono ancora, per certi versi. Ma mi fa una certa impressione vedere o sentire, quella musica, perché è passato così tanto tempo, e non mi sembra che lì ci fossi io a suonare. E’ un po’ strano, ogni tanto, come quando vedi una t-shirt. Ma il più delle volte è bello sapere l’effetto che ha prodotto la musica che abbiamo fatto.

E guardando al futuro: cosa vedi per la band?
Il futuro prossimo è un tour. Abbiamo fatto soprattutto festival, adesso torniamo a tornare da soli per la prima volta dopo un po’ di tempo - e già questa è una bella sfida. L’anno prossimo torneremo in Italia, credo. Poi si vedrà.

(Gianni Sibilla)

 

Scheda artista Tour&Concerti
Testi